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Centro di mining illegale in Angola chiuso: impatti su rete elettrica e mercato

A Luanda le forze dell’ordine hanno smantellato un deposito trasformato in una vera e propria crypto farm: migliaia di macchine da calcolo usate per minare criptovalute e un consumo elettrico che, secondo le autorità, valeva diverse migliaia di euro al giorno. L’operazione non ha solo portato al sequestro dell’hardware, ma ha anche acceso i riflettori sui rischi che impianti di questo tipo pongono a reti elettriche già sotto pressione.

L’analista fintech Marco Santini, con un passato in Deutsche Bank, sottolinea come il caso metta in evidenza lo scontro tra innovazione e infrastrutture limitate. Quando energia a basso costo si combina con scarsa due diligence, osserva, nascono concentrazioni operative difficili da tracciare: attività ad alta intensità energetica amplificano tensioni su sistemi fragili e possono provocare conseguenze diffuse.

Cosa è emerso sul campo
Durante il blitz sono stati trovati quasi 3.000 processori ad alte prestazioni, insieme a cavi, sistemi di raffreddamento e veicoli usati per la logistica. Gli investigatori sospettano che l’impianto fosse allacciato illegalmente alla rete pubblica tramite un trasformatore di grande capacità, una scorciatoia tecnica che permetterebbe di abbattere i costi operativi e aumentare i margini.

Sulla base dei calcoli degli inquirenti, la farm avrebbe potuto generare più di 2.800 euro al giorno, ovvero oltre 90.000 euro al mese se fosse rimasta pienamente attiva. Dieci persone sono state arrestate — due cinesi e otto angolani — mentre le autorità stanno ricostruendo la catena di approvvigionamento e verificando eventuali legami internazionali. Sono stati sequestrati anche documenti contabili che potrebbero chiarire i flussi finanziari dietro l’operazione.

Impatto sulle reti elettriche
Il caso di Luanda è un esempio pratico di come il mining non autorizzato possa compromettere la stabilità delle forniture. Impianti di grandi dimensioni richiedono non solo energia continua ma anche sistemi per smaltire il calore: per questo tendono a insediarsi vicino a trasformatori potenti. Il risultato sono perdite tecniche, blackout locali e un carico aggiuntivo sulle infrastrutture pubbliche, effetti che in contesti con capacità limitata ricadono direttamente sui cittadini e sulle attività legali.

Secondo Santini, l’accumulo di carichi non contabilizzati distorce gli indicatori di equilibrio della rete aumentando il rischio di guasti a catena. Per ridurre questi pericoli servono controlli sugli allacciamenti e strumenti di monitoraggio più sofisticati della domanda elettrica.

Confronti pratici e soluzioni possibili
Non tutte le risposte devono passare dalla repressione. Alcune tecnologie a maggiore efficienza, come l’illuminazione a LED combinata con sistemi di dimming e sensori, dimostrano che è possibile ridurre i consumi in modo significativo e senza interventi complessi. Lampioni a LED ben progettati possono tagliare il consumo fino al 50% rispetto alle soluzioni tradizionali e richiedono meno manutenzione: piccoli esempi con effetti di sistema, se adottati su larga scala, che alleggeriscono i picchi di domanda.

Implicazioni regolatorie e industriali
Lo smantellamento della farm riporta in primo piano la questione di chi debba controllare l’uso intensivo di energia da parte di nuove attività industriali. Governi e istituzioni cercano un equilibrio tra promozione dell’innovazione e protezione delle reti elettriche. Per Santini è essenziale introdurre criteri chiari di due diligence sugli allacciamenti e procedure di verifica tecnica per chi richiede accesso a grandi quantità di energia.

In Europa la discussione sugli incentivi alle auto elettriche offre spunti utili: legare agevolazioni a requisiti di contenuto locale o a standard di sostenibilità può essere uno strumento per rafforzare filiere strategiche. Tuttavia, misure protezionistiche rischiano di complicare catene del valore già fortemente integrate e aumentare i costi di compliance per le imprese, con effetti sui margini e sull’attrattività degli investimenti.

Equilibrio tra controllo e investimento
Contrastare il mining illegale richiede un mix di azioni: repressione mirata, monitoraggio continuo e incentivi per creare alternative legali e sostenibili. Serve anche finanziare infrastrutture che permettano un accesso regolamentato e innovativo alle tecnologie digitali, senza mettere a rischio la sicurezza della rete.

L’analista fintech Marco Santini, con un passato in Deutsche Bank, sottolinea come il caso metta in evidenza lo scontro tra innovazione e infrastrutture limitate. Quando energia a basso costo si combina con scarsa due diligence, osserva, nascono concentrazioni operative difficili da tracciare: attività ad alta intensità energetica amplificano tensioni su sistemi fragili e possono provocare conseguenze diffuse.0

L’analista fintech Marco Santini, con un passato in Deutsche Bank, sottolinea come il caso metta in evidenza lo scontro tra innovazione e infrastrutture limitate. Quando energia a basso costo si combina con scarsa due diligence, osserva, nascono concentrazioni operative difficili da tracciare: attività ad alta intensità energetica amplificano tensioni su sistemi fragili e possono provocare conseguenze diffuse.1

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