Il 6 maggio 2026 a Milano, nel corso della seconda giornata del Salone del Risparmio, si è svolta la conferenza organizzata da Assogestioni intitolata “Crescere per competere: la via europea tra AI, finanza e industria”. L’incontro ha messo al centro l’idea che l’intelligenza artificiale non sia più un esperimento, ma una leva capace di riconfigurare mercati, processi aziendali e modelli di investimento, richiedendo investimenti rilevanti in infrastrutture e competenze.
La sessione ha assemblato rappresentanti del mondo bancario, delle società di gestione, dell’high tech e dell’industria manifatturiera per esaminare due direttrici: da un lato come l’AI stia già trasformando l’operatività e i servizi finanziari; dall’altro quale ruolo possano svolgere il capitale e le politiche pubbliche per consentire all’Europa di scalare soluzioni avanzate e creare valore lungo l’intera filiera produttiva.
Indice dei contenuti:
L’AI come fattore che ridefinisce la finanza
Ad aprire i lavori è stato Giovanni Sandri, presidente del Comitato Digital e Fintech di Assogestioni e vicepresidente dell’associazione, che ha sottolineato come l’AI sia ormai una componente strutturale dei sistemi economici. Secondo Sandri, l’adozione su larga scala impone di investire in infrastrutture tecnologiche e di rete per permettere la scalabilità delle soluzioni: l’effetto non sarà solo un aumento dell’efficienza operativa, ma una ricomposizione dei modelli di business e della distribuzione della competitività tra settori.
Quali impatti sui servizi finanziari
Il primo panel, dedicato a “L’AI come leva di trasformazione finanziaria“, ha visto interventi di figure di rilievo tra cui Stefano Barrese (Intesa Sanpaolo), Simona Paravani-Mellinghoff (BlackRock e Cambridge University) e Marco Sesana (Generali). I partecipanti hanno condiviso esempi pratici: l’AI potenzia l’analisi dei dati, accelera i processi decisionali e amplia la capacità di modellare scenari di rischio, pur senza eliminare il ruolo del giudizio umano come elemento distintivo nella governance degli investimenti.
Capitale, infrastrutture e politiche industriali
Nel keynote, Fabio Pammolli, presidente della Fondazione AI4I e già consigliere del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha descritto l’AI come fonte di una nuova intensità di capitale nei sistemi produttivi. Pammolli ha insistito sulla necessità di mobilitare risorse mirate lungo filiere strategiche — centri di calcolo, approvvigionamento energetico, formazione di competenze e manifattura avanzata — e di creare ecosistemi in cui ricerca, finanza e industria cooperino per trasformare l’innovazione in produttività misurabile.
Policy e strumenti finanziari
Il dibattito ha affrontato anche il tema degli strumenti: il capitale privato, inclusi i flussi del risparmio gestito, può fungere da volano per infrastrutture strategiche; allo stesso tempo servono politiche pubbliche che riducano le barriere all’investimento e favoriscano la replicabilità delle soluzioni. Alvise Biffi, presidente di Assolombarda, ha evidenziato le difficoltà pratiche per le imprese nell’integrare l’AI nei processi produttivi, indicando la formazione e il sistema energetico come nodi critici.
Verso una politica industriale europea dell’AI
Nel panel conclusivo, intitolato “L’AI come politica industriale europea“, sono intervenuti tra gli altri Tatiana Rizzante (CEO di Reply) e Uljan Sharka (CEO & Founder di Domyn), che hanno portato esperienza di impresa su come costruire prodotti e servizi basati su AI compatibili con requisiti di affidabilità e sostenibilità. La discussione ha messo in evidenza la necessità di un approccio che combini supporto finanziario e regole chiare per favorire un’adozione diffusa e responsabile.
I lavori sono stati moderati da Roberta D’Apice, direttore Affari Legali e Regolamentari di Assogestioni, la quale ha riassunto il nucleo della sfida: non si tratta solo di accelerare lo sviluppo tecnologico, ma di costruire un sistema che permetta di portare soluzioni a scala. Secondo D’Apice, definire l’AI come infrastruttura strategica significa riconoscere che il capitale è il fattore abilitante per trasformare competenze e applicazioni in crescita concreta.
La conferenza ha lasciato in allegato le slide a supporto dello speech di Fabio Pammolli, utili per approfondire la visione sulle filiere strategiche e gli investimenti necessari. In sintesi, il messaggio emerso è chiaro: l’Europa dispone di know-how e talenti, ma per competere servono capitali orientati, infrastrutture dedicate e una cooperazione stretta tra pubblico e privato per scalare l’intelligenza artificiale in modo affidabile e sostenibile.
