Nel dibattito sulle prospettive economiche è utile mettere in fila le diverse stime per capire dove e perché divergono. Qui confrontiamo la traiettoria indicata dall’amministrazione (riferita alla previsione pre-guerra), la media del sondaggio WSJ di aprile e una stima alternativa costruita con un modello di correzione d’errore che incorpora la previsione della popolazione. Le fonti primarie includono il BEA, il sondaggio del Wall Street Journal e i calcoli dell’autore.
Lo scopo non è solo comparare linee su un grafico, ma spiegare le assunzioni tecniche sottostanti: come la scelta del cointegrating vector tra PIL e popolazione, la finestra storica usata per la stima (1996–2026) e l’impatto di ipotesi su produttività e politiche come la deregulation o l’OBBBA tax policy. Questi elementi determinano non soltanto la crescita stimata ma anche le entrate fiscali attese.
Indice dei contenuti:
Confronto delle traiettorie previste
Il profilo elaborato dall’amministrazione risulta nettamente più alto rispetto alla media del sondaggio WSJ di aprile e persino sopra la stima più elevata citata (Stanley di Santander US Capital Markets). Anche rispetto al mio modello di correzione d’errore, che utilizza i dati pre-guerra e la previsione demografica, la traiettoria amministrativa supera la banda che include un intervallo di un standard error. Tale scarto implica differenze sostanziali nelle stime di PIL futuro e nelle proiezioni di gettito.
Dettagli del modello alternativo
Il modello di correzione d’errore assume che la relazione storica tra PIL e popolazione osservata nel periodo 1996–2026 permanga valida fino al primo trimestre del 2028. Questa scelta di base rende la previsione relativamente conservativa rispetto all’ipotesi di una svolta strutturale nella produttività. L’uso del cointegrating vector stabilizza la relazione di lungo periodo e quantifica quanto deviazioni transitorie si riassorbano nel tempo, fornendo così una linea di riferimento plausibile per confronti.
Le ipotesi sulla produttività che cambiano il quadro
Al centro della discrepanza c’è la previsione di un’accelerazione della produttività del lavoro. Nel Economic Report of the President, 2026 (capitolo 9) si sostiene che la crescita media della produttività nel periodo di proiezione di 11 anni sarà pari al 2,9% annuo, ben superiore al 2,1% registrato tra il 1953 e il 2019. L’amministrazione attribuisce questo slancio a misure come la deregulation, l’OBBBA tax policy che aumenterebbe il capitale per lavoratore e all’adozione crescente di intelligenza artificiale.
Valutazione delle fonti di crescita
Il Rapporto rileva che la deregulation perseguita in un precedente periodo potrebbe avere effetti positivi sulla crescita, con stime che indicano un incremento annuo del PIL compreso tra 0,29 e 0,78 punti percentuali nel corso delle prossime due decadi se vengono eliminate certe regolazioni introdotte nell’era precedente. L’ipotesi che l’AI innalzi la produttività è diffusa, ma l’entità e la persistenza dell’effetto restano oggetto di incertezza e dipendono dall’adozione e dall’integrazione tecnologica nel tessuto produttivo.
Trend storici e confronto con accelerazioni passate
Per contestualizzare le aspettative di accelerazione, è utile guardare alle serie storiche della produttività nel settore non agricolo. Ho sovrapposto la dinamica osservata con diversi trend di riferimento: il periodo 1948–63, il trend 2019–2026 e il 1993–2000 (quest’ultimo spesso citato come proxy per la spinta tecnologica della bolla dot-com). I tassi di crescita sono calcolati come differenze logaritmiche, motivo per cui il tasso medio del 1948–63 ricavato dal grafico può discostarsi dalla cifra del 2,9% riportata nel Rapporto.
Questa comparazione evidenzia che, benché la produttività abbia mostrato accelerazioni in passato, non tutte le fasi sono facilmente replicabili: fattori demografici, investimenti in capitale e trasformazioni tecnologiche giocano ruoli differenti. La scelta del periodo di riferimento e la metodologia di calcolo influenzano dunque la narrativa sul possibile ritorno a tassi storici elevati.
Implicazioni per il bilancio e il ruolo del CBO
La divergenza tra ipotesi di crescita ha conseguenze concrete sulle stime di gettito e sulla sostenibilità del bilancio presentato dal Presidente. Sarebbe quindi importante osservare come il CBO valuterà il budget presidenziale, dato che due proiezioni con tassi di crescita differenti generano previsioni divergenti di entrate fiscali e deficit. Un’analisi comparata chiarirà fino a che punto le assunzioni sull’accelerazione della produttività siano credibili e quali rischi comportino per la previsione fiscale.
In sintesi, il confronto tra la previsione dell’amministrazione, il sondaggio del WSJ e il modello di correzione d’errore mette in luce che la chiave delle divergenze risiede nelle assunzioni tecniche sulla produttività, nell’orizzonte storico scelto per le stime e nell’interpretazione degli effetti politici come la deregulation e l’adozione di AI. Osservare come il CBO reagirà a queste ipotesi fornirà ulteriori elementi per valutare la solidità delle proiezioni.
