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Divieto delle donazioni in crypto per le campagne federali in Canada

Il governo federale canadese ha annunciato una misura che vieta le donazioni in criptovalute alle campagne politiche, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la trasparenza elettorale. Il provvedimento è contenuto nel disegno di legge C-25, noto anche come Legge per Elezioni Forti e Libere, introdotto il 26 marzo, e viene raccontato in un contesto in cui il tema delle valute digitali applicate alla politica è oggetto di crescente attenzione. L’articolo del 28 mar 2026 ha riportato questa novità come risposta a preoccupazioni normative più che a casi documentati di abuso.

Cosa introduce il disegno di legge C-25

Il testo proibisce i contributi politici effettuati in Bitcoin e in altri cryptoasset, e include al suo interno strumenti quali i vaglia postali e i prodotti di pagamento prepagati, considerati metodi difficili da rintracciare. Il divieto copre un ampio spettro di soggetti: i partiti registrati, le associazioni elettorali, i candidati, i partecipanti alle gare di leadership e le terze parti coinvolte nella pubblicità elettorale. A livello pratico, il disegno assegna 30 giorni ai destinatari per restituire, distruggere o convertire in valuta fiat eventuali contributi vietati, con i proventi indirizzati al Tesoriere Generale.

Ambito di applicazione

L’applicazione è pensata per essere estesa e uniforme: non solo i comitati e i candidati, ma anche organizzazioni esterne che agiscono in campagna rientrano nel divieto. La scelta legislativa stempera possibili scappatoie tecniche imponendo obblighi di comportamento che mirano a evitare trasferimenti di valore non tracciabili. Nel linguaggio del disegno di legge, strumenti associati a una difficile rintracciabilità vengono equiparati alle criptovalute e regolamentati nello stesso modo.

Sanzioni e procedure

Le sanzioni amministrative previste includono multe fino al doppio del valore del contributo illecito e fino a 100.000 dollari per le violazioni commesse da società. La norma istituisce inoltre un iter per la gestione delle donazioni non conformi: la possibilità di convertire i proventi e riversarli nelle casse pubbliche è affiancata da opzioni più drastiche, come la distruzione degli asset. Queste misure intendono scoraggiare tentativi di elusione e definire responsabilità chiare per i destinatari.

Le ragioni dietro il divieto

La decisione riflette un cambiamento di orientamento dell’ufficio del Chief Electoral Officer, che in passato aveva suggerito una regolamentazione più stringente e successivamente ha raccomandato il bando totale citando la pseudo-anonimità di molte criptovalute. Dal 2019 il Canada consentiva donazioni in asset digitali classificandole come contributi non monetari, ma il passaggio dal controllo alla proibizione è maturato in seguito a valutazioni sulla difficoltà di identificare i donatori e sulla potenziale opacità delle transazioni.

Storia normativa e raccomandazioni

Il quadro amministrativo del 2019 prevedeva la conversione obbligatoria in valuta fiat prima della spesa, l’esclusione delle privacy coin come Monero e ZCash e l’obbligo di identificazione pubblica per i contributori oltre i 200 dollari. Tuttavia, nel rapporto post-elettorale di giugno 2026 furono proposte regole più severe; entro novembre 2026 l’ufficio del CEO passò dalla regolamentazione al suggerimento di un divieto assoluto. Un precedente tentativo di vietare le donazioni in crypto era contenuto nel disegno di legge C-65, decaduto quando il Parlamento fu prorogato nel gennaio 2026.

Contesto internazionale e conseguenze pratiche

Il provvedimento canadese si inserisce in un quadro globale di prudenza: il Regno Unito ha annunciato nel marzo 2026 il congelamento delle donazioni in criptovalute ai partiti, motivato da timori simili di interferenza e origine illecita dei capitali. Negli Stati Uniti, invece, la Federal Election Commission consente contributi in criptovalute dal 2014 e fornisce linee guida su come divulgarli, segnando un approccio più improntato alla regolazione che al divieto.

Impatto sul sistema politico e sul settore

Va sottolineato che, prima del divieto, l’uso effettivo di criptovalute nelle campagne federali canadesi era praticamente inesistente: nessun grande partito aveva reso pubbliche accettazioni di crypto nelle elezioni del 2026 o del 2026. Il rigore legislativo però elimina ogni incertezza futura, imponendo regole chiare ai potenziali donatori e costringendo il settore delle cripto a confrontarsi con un ambiente istituzionale attento ai rischi per la integrità elettorale. La reazione dell’industria e degli attori politici determinerà i prossimi sviluppi normativi.

In sintesi, il disegno di legge C-25 rappresenta una scelta cautelativa: mette fine a una possibilità autorizzata nel 2019, risponde a raccomandazioni emerse tra il 2026 e il 2026 e si allinea a posizioni internazionali più restrittive. Resta da vedere come evolveranno le prassi di compliance e se il dibattito pubblico influenzerà eventuali modifiche in aula durante le fasi successive dell’iter legislativo.

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