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Guida completa alla dichiarazione di conti esteri e criptovalute in Italia: tutto ciò che devi sapere

Nel contesto fiscale italiano, è essenziale per i contribuenti residenti che possiedono risparmi o investimenti all’estero comprendere le normative relative alla dichiarazione di tali beni. In particolare, il quadro RW del Modello Redditi Persone Fisiche rappresenta lo strumento necessario per inserire queste informazioni e garantire il corretto monitoraggio fiscale.

Dove e come dichiarare i beni esteri

Tutti i conti correnti, investimenti e criptovalute detenuti all’estero devono essere riportati nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, da inviare all’Agenzia delle Entrate. È fondamentale ricordare che la scadenza per la presentazione della dichiarazione coincide con quella annuale prevista per tutti i contribuenti.

Conti correnti esteri

È obbligatorio indicare un conto corrente estero nel quadro RW se si verifica almeno una delle seguenti condizioni: la giacenza media annua supera i 5.000 euro oppure il valore massimo complessivo supera i 15.000 euro, anche se solo per un giorno. In assenza di queste condizioni, non è necessaria la dichiarazione.

Per quanto riguarda le imposte sui conti esteri, è previsto il pagamento dell’IVAFE (imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero), pari a 34,20 euro per ciascun conto con giacenza media superiore ai 5.000 euro. Nel caso in cui il bollo sia già stato versato dall’istituto finanziario estero, è fondamentale indicarlo per evitare duplicazioni.

Dati richiesti per la dichiarazione

Quando si compila il quadro RW per i conti correnti, è necessario fornire informazioni dettagliate, quali il valore al 31 dicembre, la giacenza media, il paese in cui il conto è aperto e se l’imposta di bollo è stata già pagata.

Investimenti finanziari e criptovalute

Oltre ai conti correnti, è obbligatorio dichiarare anche gli investimenti finanziari esteri, quali azioni, fondi, ETF e obbligazioni. In questo contesto, l’IVAFE è calcolata in modo proporzionale, con un’aliquota dello 0,2% sul valore degli investimenti al 31 dicembre. Eventuali interessi o dividendi devono essere dichiarati come reddito di capitale, mentre le plusvalenze rientrano nei redditi diversi.

Obbligo di monitoraggio delle criptovalute

Le criptovalute sono soggette a monitoraggio fiscale e devono essere sempre indicate nel quadro RW, indipendentemente dal loro valore. L’imposta di bollo sulle criptovalute è fissata allo 0,2% annuo. Qualora l’imposta sia già stata applicata dall’exchange, è fondamentale segnalarlo per evitare di pagare due volte.

Le plusvalenze derivanti dalle criptovalute sono tassabili solo se superano la franchigia di 2.000 euro. In caso di plusvalenze tassabili, sarà necessario compilare anche il quadro relativo ai redditi diversi.

Dati da fornire per le criptovalute

Nella compilazione del quadro RW, è necessario indicare il valore in euro al 31 dicembre, il paese dell’exchange o del wallet e specificare se il bollo è già stato pagato dall’intermediario.

Gestione pratica della dichiarazione

Per facilitare la gestione della dichiarazione, è possibile utilizzare strumenti digitali come TaxMan. Questi strumenti consentono di inserire conti esteri e criptovalute in modo separato, gestire l’IVAFE e l’imposta sulle criptovalute. Inoltre, è possibile aggiungere eventuali interessi o plusvalenze in modo semplice e intuitivo. Tali servizi contribuiscono a evitare duplicazioni nel caso in cui il bollo sia già stato trattenuto dall’intermediario.

La corretta dichiarazione di conti esteri e criptovalute è cruciale per rimanere in regola con il fisco italiano. È fondamentale seguire tutte le indicazioni per evitare sanzioni e complicazioni future. Con un’adeguata pianificazione, gli investitori possono gestire efficacemente le proprie attività e ottimizzare la propria posizione fiscale.

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