Il diritto di prelazione previsto nelle procedure di finanza di progetto è stato recentemente al centro di un’importante sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Questa decisione, emessa il 5 febbraio 2026, ha messo in discussione le normative italiane a riguardo, stabilendo la loro incompatibilità con il diritto dell’Unione Europea.
Contesto della sentenza
La controversia è emersa a seguito di un rinvio pregiudiziale da parte del Consiglio di Stato italiano. La questione principale riguardava l’interpretazione dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2014/23/UE, che regola l’aggiudicazione dei contratti di concessione. La Corte ha dovuto valutare se il diritto di prelazione, che consente al promotore di modificare la propria offerta dopo la scadenza, violasse i principi di parità di trattamento e di libera concorrenza.
Il principio di parità di trattamento
Nella sua sentenza, la Corte ha evidenziato come il diritto di prelazione conferisca un vantaggio sleale al promotore. Questo perché consente di rivedere l’offerta in seguito a un confronto con quella vincente. Tale meccanismo, ha affermato la Corte, è in contrasto con il principio di parità di trattamento, il quale richiede che le offerte vengano valutate senza modifiche dopo la scadenza della presentazione.
Implicazioni della decisione
La pronuncia ha un impatto significativo sulle amministrazioni aggiudicatrici e sui promotori. Per le amministrazioni, ciò implica che non sarà più possibile concedere diritti di prelazione, portando a un sistema di aggiudicazione più trasparente e competitivo. Le graduatorie definitive delle gare non subiranno più riallineamenti post-offerta, garantendo così una maggiore coerenza nel processo di aggiudicazione.
Rivalutazione dei modelli di finanza di progetto
Le amministrazioni devono riflettere su come valorizzare le iniziative private, evitando il ricorso al diritto di prelazione. Sarà necessario garantire una valutazione di qualità delle offerte presentate, adattando le procedure di gara ai nuovi requisiti. La flessibilità organizzativa non giustifica più l’uso di meccanismi che distorcono la concorrenza.
Il contesto di mercato
Questa sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea rappresenta un punto di svolta nel settore della finanza di progetto. Essa non solo modifica le norme esistenti, ma invita a una riflessione approfondita sulla gestione delle procedure di gara nel contesto pubblico. Gli operatori economici beneficeranno di una maggiore tutela della loro partecipazione, poiché le offerte più vantaggiose saranno valutate senza l’influenza dei diritti di prelazione.
La recente decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea segna un passo significativo nella finanza di progetto. Si prospetta un periodo caratterizzato da maggiore trasparenza e equità nelle procedure di gara. Questo cambiamento consente di allineare le pratiche nazionali ai più elevati standard europei, favorendo un ambiente di libera concorrenza e parità di trattamento tra gli operatori del settore. Le amministrazioni locali e le agenzie coinvolte dovranno adattarsi a queste nuove normative, garantendo così una maggiore tutela per gli investitori e un miglioramento complessivo del panorama economico europeo.
