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Maxi sequestro di criptovalute legato alla truffa Voltaiko

La notizia del sequestro di oltre 7,5 milioni di dollari in criptovalute ha acceso i riflettori su un vasto filone di truffe legate al presunto investimento in impianti fotovoltaici. L’operazione, denominata Cagliostro, è il seguito di un’inchiesta partita nell’ottobre 2026 e coordinata dalla Procura di Bologna; la complessa attività investigativa ha coinvolto la Guardia di Finanza e la Polizia postale, con il supporto di partner internazionali come Eurojust e autorità francesi.

Secondo gli inquirenti, il meccanismo alla base dell’indagine faceva leva su un sito web e su una rete di società che offrivano rendimenti molto elevati a chi investiva nel noleggio di pannelli fotovoltaici all’estero. I versamenti raccolti sarebbero poi stati spostati su piattaforme digitali, convertiti in stablecoin e collocati in istituti esteri per ostacolare la tracciabilità. Il quadro emerso conta diverse centinaia di milioni di euro promessi e circa seimila persone coinvolte.

Il meccanismo della presunta truffa

Gli investigatori descrivono uno schema strutturato che, attraverso un portale online e una serie di società veicolo, proponeva l’investimento in impianti in paesi ad alta produttività presunta. Ai sottoscrittori venivano promesse remunerazioni prossime al 30% annuo a fronte di vincoli pluriennali; in realtà gli impianti non sarebbero mai esistiti. Il sistema ricorderebbe il classico schema Ponzi, cioè un modello in cui i guadagni pagati ai primi sottoscrittori provengono dalle somme versate dai nuovi ingressi, rendendo l’intero meccanismo insostenibile a regime.

Conversione in valuta digitale e offuscamento dei flussi

Per rendere più difficoltosa la ricostruzione finanziaria, i proventi sarebbero stati trasferiti su piattaforme di scambio e convertiti in stablecoin, una tipologia di criptovaluta il cui valore è ancorato a un riferimento esterno. Parte di questi fondi è stata poi individuata su infrastrutture con sede anche in Francia, dove è stato possibile ottenere il congelamento dei portafogli digitali grazie alla cooperazione internazionale. L’uso di stablecoin e di canali esteri rappresenta una delle strategie principali per nascondere i movimenti illeciti.

Risultati dell’operazione e provvedimenti cautelari

Oltre al sequestro della somma in valuta virtuale, le prime fasi dell’inchiesta avevano già determinato l’oscuramento del portale web coinvolto, il blocco di 95 conti correnti e il sequestro di beni materiali come dispositivi elettronici, oggetti di lusso, lingotti d’oro e due ville in provincia di Rimini, per un valore stimato di circa 2 milioni di euro. Le attività investigative hanno portato all’iscrizione di più persone nel registro degli indagati: il numero è salito fino a 13, tra cui figure indicate come promotori, dirigenti societari e facilitatori finanziari.

Aspetti giudiziari e vittime

Le ipotesi di reato ricomprese nell’inchiesta spaziano dall’associazione a delinquere transnazionale finalizzata alla truffa all’autoriciclaggio, con segnalazioni su possibili responsabilità anche in ambito tributario e di circonvenzione di persone vulnerabili. Tra i nomi emersi nelle indagini figurano imprenditori e manager accusati di aver convinto i risparmiatori della bontà degli investimenti; le denunce raccolte in Procura, individuali e collettive, hanno messo in luce un numero consistente di vittime che hanno perso risparmi di una vita.

Cooperazione internazionale e implicazioni future

Il congelamento dei fondi è stato possibile grazie al coordinamento con Eurojust e agli scambi investigativi con le autorità francesi, che hanno consentito l’individuazione della banca o della piattaforma che deteneva le stablecoin. Gli inquirenti evidenziano come la natura digitale delle criptovalute renda necessaria una stretta collaborazione transfrontaliera per evitare che proventi illeciti transitino indisturbati tra giurisdizioni diverse. L’operazione assume rilievo anche come segnale verso chi sfrutta narrative di investimento «green» per coprire operazioni fraudolente.

Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Marco Imperato, proseguono per ricostruire i flussi finanziari e per valutare eventuali ulteriori misure cautelari. L’attenzione resta alta: il caso, tratto su segnalazioni arrivate a partire dall’ottobre 2026, è stato aggiornato in diverse tappe fino alla comunicazione pubblica del sequestro il 29 aprile 2026, segnando un punto di svolta nella lotta alle truffe legate alle criptovalute e agli investimenti fotovoltaici fasulli.

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