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Nuove licenze per exchange e custodi: cosa cambia in Australia

Il parlamento australiano ha approvato il Disegno di Legge di Modifica delle Società (Quadro per gli Asset Digitali) 2026, segnando l’adozione del primo sistema normativo nazionale organico per gli asset digitali. La norma, passata il 1° aprile, estende obblighi e controlli alle società che tengono asset per conto dei clienti, ridefinendo i confini tra tecnologia e regolazione finanziaria.

Più che vietare o approvare singole criptovalute, la legge concentra la sua azione sugli intermediari: exchange e custodi che detengono fondi di terzi dovranno ottenere una Licenza per i Servizi Finanziari Australiana rilasciata da ASIC. L’obiettivo dichiarato è ridurre i rischi di commistione, insolvenza e uso improprio delle risorse dei clienti, fattori che hanno alimentato crisi in passato nel settore crypto.

Cosa introduce il nuovo quadro

La norma crea due categorie regolamentate ai sensi del Corporations Act: le piattaforme di asset digitali e le piattaforme di custodia tokenizzata. Le prime sono servizi che custodiscono criptovalute per gli utenti; le seconde custodiscono beni del mondo reale e ne emettono un corrispondente token digitale. In entrambi i casi, gli operatori saranno soggetti a obblighi comparabili a quelli imposti a broker o gestori di fondi tradizionali, incluse regole su gestione degli asset, divulgazioni e sistemi di reclamo e compensazione.

Definizioni e confini operativi

Per chiarezza, la legge utilizza definizioni operative per distinguere le attività soggette a vigilanza da quelle escluse: non sono direttamente regolamentate le singole risorse digitali, ma lo è chi le tiene o emette in rappresentanza dei clienti. Questo approccio mira a colpire il rischio che risiede nelle strutture societarie e nei processi di custodia, più che nella tecnologia sottostante.

Obblighi chiave per exchange e custodi

Gli operatori registrati dovranno rispettare requisiti stringenti: protezione degli asset dei clienti tramite segregazione o misure equivalenti, divulgazioni standardizzate all’utente, prevenzione di pratiche fuorvianti e implementazione di procedure per la risoluzione delle controversie. La licenza comporterà inoltre obblighi di governance, controlli interni e trasparenza operativa simili a quelli del settore finanziario tradizionale.

Strumenti di tutela e supervisione

La supervisione di ASIC includerà la valutazione dei sistemi di custodia, la resilienza operativa e i meccanismi che impediscono la commistione di fondi. L’intento è trasformare i punti deboli storici del settore – come la perdita di asset a causa di pratiche aziendali inadeguate – in requisiti normativi misurabili e applicabili.

Implicazioni economiche e reazioni del mercato

Un’analisi congiunta del Digital Finance Cooperative Research Center e di associazioni industriali stima che l’Australia potrebbe attrarre fino a 24 miliardi di dollari australiani all’anno provenienti da mercati tokenizzati, pagamenti e servizi legati agli asset digitali, ossia circa l’1% del PIL. Con un approccio regolatorio meno strutturato, lo stesso studio prevedeva che il paese avrebbe raccolto solo 1 miliardo di dollari australiani entro il 2030.

Operatori del settore hanno accolto il provvedimento come un segnale di serietà e stabilità. Un portavoce di Kraken ha definito la legge un “segnale dall’alto” che favorisce fiducia e investimenti locali, mentre Kate Cooper, CEO di OKX Australia e co-presidentessa del Digital Economy Council of Australia, l’ha indicata come un momento decisivo per l’ingresso istituzionale e l’allocazione di capitale a lungo termine.

Tempistiche e sviluppi aperti

Le autorità avevano indicato marzo come periodo per le approvazioni iniziali, tuttavia il rilascio effettivo delle licenze non è ancora cominciato e non è stata fornita una nuova tempistica ufficiale. Parallelamente, la regione ha osservato come altri mercati, ad esempio Hong Kong, abbiano mancato scadenze autoimposte: la Hong Kong Monetary Authority non ha ancora approvato domande per emittenti di stablecoin in dollari di Hong Kong entro marzo.

In sintesi, il nuovo quadro normativo australiano sposta il baricentro della regolazione dagli asset in sé agli attori che li gestiscono, imponendo licenze e standard più elevati per proteggere gli utenti e favorire uno sviluppo del mercato più ordinato e attrattivo per capitali istituzionali.

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