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Scoperta evasione fiscale sulle criptovalute: oltre mezzo milione recuperato

Guardia di Finanza scopre evasione fiscale legata a criptovalute

La Guardia di Finanza ha individuato una consistente evasione fiscale collegata all’uso di criptovalute e strumenti di finanza decentralizzata. L’operazione è nata da un’attività ispettiva articolata che ha combinato competenze informatiche e analisi economico-finanziarie.

Le indagini hanno ricostruito movimenti e patrimoni digitali riconducibili a più soggetti sul territorio nazionale. Sono state analizzate operazioni di trading, conversione su piattaforme compliant e attività di mining, ossia l’estrazione di moneta virtuale mediante infrastrutture hardware specializzate.

Nel corso delle verifiche sono emersi wallet di valore, un impianto di mining rinvenuto in un deposito aziendale e consistenti plusvalenze non dichiarate ai fini fiscali. L’azione ha previsto il tracciamento delle transazioni digitali e il confronto con le posizioni dichiarate al fisco.

L’indagine prosegue per chiarire responsabilità e quantificare l’evasione; sono attesi sviluppi sulle contestazioni fiscali e su eventuali provvedimenti penali.

Origine dell’indagine e strumenti utilizzati

La verifica prosegue da un’indagine avviata dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche di Roma. Il reparto ha impiegato software avanzati per la blockchain analysis capaci di monitorare registri distribuiti.

Questi strumenti consentono di tracciare transazioni e ricostruire i flussi di valore tra indirizzi e piattaforme. L’analisi copre operazioni effettuate mediante servizi decentralizzati e attraverso intermediari digitali.

Blockchain analysis e ricostruzione dei flussi

Con l’uso di strumenti specialistici, i finanzieri hanno mappato movimenti in entrata e in uscita su exchange compliant. Sono state individuate correlazioni tra indirizzi virtuali e soggetti reali grazie all’incrocio di dati di piattaforma e attività forense digitale.

L’approccio ha permesso di attribuire wallet e transazioni a persone fisiche coinvolte nel mercato delle valute virtuali. Si segnala che ulteriori verifiche sono in corso per chiarire responsabilità e quantificare l’eventuale evasione fiscale, con sviluppi attesi sulle contestazioni amministrative e sugli accertamenti penali.

Ritrovamenti materiali e digitali

A seguito delle verifiche il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Piacenza ha rinvenuto in un deposito aziendale un mining rig, un sistema informatico progettato per generare codici hash necessari alla convalida dei blocchi su blockchain. Il dispositivo era accompagnato da numerose GPU, unità di elaborazione grafica impiegate nell’attività di estrazione per la loro capacità di calcolo parallelo.

Parallelamente, gli investigatori hanno individuato diversi wallet contenenti asset digitali di valore economico significativo, collegati a operazioni di trading e conversione. Gli elementi materiali e digitali saranno analizzati per individuare responsabilità e quantificare l’eventuale evasione fiscale, con sviluppi attesi sulle contestazioni amministrative e sugli accertamenti penali.

Tipologie di asset e piattaforme coinvolte

Le verifiche hanno evidenziato in prevalenza il coinvolgimento di Bitcoin (BTC), Ethereum (ETH) e altri token digitali. I trasferimenti sono avvenuti principalmente su piattaforme centralizzate e compliant, secondo le evidenze raccolte.

I flussi analizzati indicano attività di detenzione, conversione e trading. Sono stati documentati depositi e prelievi ricorrenti che hanno permesso di ricostruire movimenti finanziari riconducibili a redditi e plusvalenze non dichiarati.

Ricostruzione fiscale e impatto

L’attività congiunta ha consentito di quantificare la consistenza patrimoniale in criptovalute e le plusvalenze realizzate dai soggetti interessati. L’analisi si è concentrata sugli obblighi di monitoraggio fiscale e sulla corretta applicazione delle norme tributarie.

In particolare, è stato valutato l’inserimento dei dati nel quadro RW della dichiarazione dei redditi e l’eventuale mancata tassazione delle plusvalenze da valute virtuali. Gli elementi probatori raccolti sono stati utilizzati per stimare la base imponibile e individuare possibili omissioni dichiarative.

Le risultanze istruttorie hanno aperto scenari procedurali relativi a contestazioni amministrative e accertamenti penali. Sono attesi ulteriori sviluppi investigativi volti a determinare responsabilità e quantificare l’eventuale evasione fiscale.

Le verifiche hanno accertato che sei persone fisiche, residenti in Emilia-Romagna, Lazio, Marche e Sicilia, non avrebbero ottemperato agli adempimenti fiscali né dichiarato redditi e profitti derivanti da attività in criptovalute. La mancata dichiarazione e il mancato versamento dell’imposta sostitutiva hanno generato un’evasione fiscale complessiva di oltre 500.000 euro, a cui si aggiungono le sanzioni amministrative previste dalla normativa vigente.

Contesto operativo e finalità dell’azione

L’operazione, eseguita su scala nazionale mediante verifiche e controlli mirati, rientra nello sforzo del Corpo volto a contrastare l’evasione nei nuovi ambiti digitali. L’attività investigativa si concentra su strumenti tecnologici che consentono trasferimenti senza intermediari e aumentano la complessità nell’individuazione di patrimoni non dichiarati.

Guardia di Finanza conferma il presidio della legalità economico-finanziaria mediante competenze specialistiche e tecnologie avanzate. L’azione mira a garantire equità fiscale e a tutelare i contribuenti che rispettano le norme. Le attività comprendono l’impiego di strumenti investigativi digitali per ricostruire patrimoni e flussi finanziari, anche quando i trasferimenti avvengono senza intermediari e aumentano la complessità delle indagini. Sono previsti controlli mirati e ulteriori sviluppi tecnologici per migliorare il contrasto all’evasione e al riciclaggio.

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