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Sospetta evasione di Amazon in Italia: perquisizioni e contenziosi fiscali

La Procura di Milano, con la collaborazione della Guardia di finanza di Monza, ha avviato una nuova tranche di indagini sul gruppo Amazon. Gli accertamenti puntano a verificare se in Italia sia stata creata una stabile organizzazione “occulta” e se, Nelle ultime ore gli investigatori hanno acquisito documenti negli uffici milanesi del gruppo, in alcune abitazioni di dirigenti e negli studi dei consulenti coinvolti: l’obiettivo è seguire i flussi economici, chiarire i ruoli e svelare le logiche contrattuali dietro l’operatività locale.

Al centro dell’inchiesta c’è il modo in cui sono state attribuite funzioni operative e poteri decisionali nel Paese. Procura e finanzieri stanno esaminando contratti, contabilità interna e scambi di comunicazioni per capire se, oltre alle apparenze formali, vi fosse una rete organizzativa capace di condurre attività commerciali in maniera continuativa. Particolare attenzione è rivolta ai rapporti con consulenti esterni e alla struttura societaria scelta dal gruppo, per valutare eventuali responsabilità amministrative e fiscali.

Secondo il pm Elio Ramondini, la multinazionale avrebbe prodotto redditi in Italia non sempre dichiarati nella loro totalità. Le indagini puntano il faro su una società lussemburghese del gruppo che, pur avendo personale stabilmente operativo nel Paese, avrebbe qualificato quei lavoratori come “mero supporto” invece di riconoscerne la reale funzione commerciale. Gli inquirenti vogliono accertare se questa riclassificazione abbia inciso sulla base imponibile e sui relativi obblighi tributari.

I profili dei dipendenti sono quindi passati al setaccio: incarichi, natura delle attività e modalità di coordinamento tra le sedi estere e quelle italiane. Analisi di contratti di lavoro, job description e flussi di reporting serviranno a stabilire se le mansioni svolte corrispondano a vere funzioni commerciali o siano limitate a supporto operativo. Verrà anche ricostruita la mobilità interna del personale per verificare trasferimenti formali e sedi operative effettive: documenti amministrativi e accordi potrebbero risultare decisivi per attribuire responsabilità.

Un elemento che ha destato particolare attenzione è il trasferimento formale di 159 dipendenti avvenuto nel corso di una riorganizzazione societaria: inizialmente inquadrati in una società italiana, sono stati poi ricollocati sotto la struttura europea del gruppo pur mantenendo le stesse mansioni. Gli investigatori considerano questo passaggio un possibile indizio dell’esistenza di un centro operativo stabile in Italia, circostanza che, se confermata, comporterebbe obblighi fiscali sui redditi prodotti e potenziali conseguenze amministrative e penali.

Le verifiche si inseriscono in un quadro già complesso: la Procura continua ad approfondire i rapporti societari e fiscali legati alle operazioni internazionali del gruppo, comprese questioni legate all’IVA per merci importate e la presunta omissione nella dichiarazione degli oneri doganali. In passato la società ha siglato accordi per versamenti a seguito di contestazioni amministrative e tributarie, con pagamenti per diverse centinaia di milioni di euro. Tuttavia, tali versamenti non escludono automaticamente profili penali ancora oggetto di accertamento; tra le contestazioni pendenti figura una richiesta degli inquirenti per mancato versamento dell’IVA stimata in circa 1,2 miliardi di euro.

Le perquisizioni e le acquisizioni documentali hanno interessato anche le abitazioni di manager e gli studi professionali che hanno fornito consulenze fiscali. L’azienda ha dichiarato di collaborare con le autorità e di aver fornito la documentazione richiesta, ribadendo di aver rispettato i propri obblighi fiscali. Gli investigatori, invece, ritengono che quei materiali possano chiarire se e quando si sia configurata una sede operativa stabile e quale fosse la natura dei redditi prodotti in Italia.

Parallelamente, gli accertamenti valutano possibili collegamenti con altri filoni, tra cui l’ipotesi di movimentazioni illegali di merci tramite reti di venditori terzi: secondo gli atti, alcuni soggetti avrebbero fatto transitare importazioni senza adempiere correttamente a imposte e dazi. In uno dei fascicoli collegati risultano disposti sequestri di somme e beni ritenuti connessi a frodi fiscali nell’ambito di strutture logistiche e servizi di trasporto legati al gruppo.

La documentazione raccolta verrà incrociata con la contabilità e le comunicazioni ufficiali per ricostruire i flussi economici e le decisioni aziendali. Solo attraverso approfondimenti contabili e audizioni testimoniali si potrà chiarire l’entità delle eventuali responsabilità e quantificare gli importi dovuti allo Stato. Gli sviluppi del procedimento saranno osservati con attenzione dal mercato: la conferma dell’esistenza di una stabile organizzazione nascosta potrebbe avere ripercussioni sulla governance del gruppo, sui contratti in essere e sulla sua reputazione commerciale.

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