Negli ultimi giorni il mercato obbligazionario europeo ha assistito a una evoluzione senza precedenti: il differenziale OAT-Bund si è spostato oltre i 175 punti base, toccando il livello più alto registrato dal 2011. Parallelamente, il rendimento dei titoli decennali francesi ha superato la soglia del 5%, arrivando a 5,13% in alcune quotazioni. Questo scatto improvviso rispecchia una crescente sfiducia degli investitori nei confronti della capacità di Parigi di gestire il debito pubblico.
Spread e rendimenti: i numeri che spaventano gli operatori
Il spread è, per definizione, il premio richiesto dal mercato per comprare un titolo rispetto a un altro con caratteristiche analoghe. In questo caso, gli investitori chiedono circa 1,75% in più per detenere un OAT a 10 anni rispetto a un Bund tedesco della stessa scadenza. Per fare un confronto, il premio richiesto dal mercato italiano è di 1,27%, circa mezzo punto percentuale inferiore a quello francese.
Il decennale francese oltre il 5%
Il 10-anno francese ha raggiunto una quotazione massima intraday di 5,14%, lasciando intravedere una curva dei rendimenti più ripida rispetto ai titoli tedeschi. La tensione si è tradotta anche in un aumento dei rendimenti su altre scadenze: il trentennale francese ha chiuso a 5,54% contro i 3,68% del Bund, incrementando il premio a 186 punti base, più del doppio rispetto alla situazione pre-crisi.
Rischi di contagio e prospettive per l’eurozona
Il vero banco di prova per la stabilità francese è rappresentato dallo spread a 2 anni, tradizionalmente il termometro più sensibile alle crisi di fiducia. Alla fine di febbraio, la differenza era quasi nulla (0,02%). Oggi, invece, lo spread si aggira intorno a 0,80% (3,78% per l’OAT contro 3,02% per il Bund), segnale preoccupante per la capacità di rimborso a breve termine.
Quando il costo del debito a breve termine diventa eccessivo, il tesoro rischia di dover ricorrere a finanziamenti più lunghi o, in casi estremi, a interventi di istituzioni internazionali. Anche se la Francia rimane un emittente solido, il continuo rialzo dei premi indica un aumento del rischio sovrano percepito che potrebbe tradursi in una riduzione della liquidità e in pressioni sui bilanci degli Stati membri dell’eurozona.
Il panorama attuale suggerisce che l’allenza tradizionale franco-tedesca non è più in grado di garantire la stessa copertura di mercato di qualche anno fa. La crisi di fiducia alimenta aspettative di un possibile ritorno di politiche fiscali più restrittive e di una revisione delle riforme strutturali, elementi finora trascurati dal governo francese.
L’aumento dello spread a tutti i punti della curva, dalla scadenza più breve a quella più lunga, rende evidente che la Francia sta passando da una percezione di “seconda Germania” a quella di un “Italia più grande”. Il rischio di contagio verso gli altri Paesi periferici dell’eurozona, inclusa l’Italia, resta elevato, e una eventuale escalation potrebbe compromettere la stabilità complessiva della zona monetaria.



