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13 Ottobre 2026

Banche etiche europee: 98,36% dei prestiti a progetti verdi e sociali

Le banche etiche europee hanno triplicato il loro attivo a 120 miliardi di euro, destinando il 98,36% dei prestiti a iniziative sociali e ambientali, dimostrando che profitto e sostenibilità possono convivere.

Banche etiche europee: 98,36% dei prestiti a progetti verdi e sociali

Nel panorama finanziario europeo sono oggi 26 le banche che si definiscono etiche. Insieme gestiscono più di 120 miliardi di euro di attivi e raccolgono oltre 90 miliardi di depositi. Per fare un paragone, nel 2018 l’attivo totale era poco più di 51 miliardi, segno di una crescita accelerata negli ultimi otto anni.

Una quota di credito decisamente più orientata al reale

Le banche etiche impiegano il 67 % delle loro risorse nella concessione di crediti, contro il 61 % delle banche tradizionali più grandi, note come “banche significant”. Il risultato è sorprendente: il 98,36 % dei finanziamenti erogati è destinato a progetti con finalità ambientali o sociali, mentre le principali banche europee raggiungono appena il 18,5 %. Questa differenza indica una politica di credito mirata a sostenere l’economia reale in particolare le piccole e medie imprese e le organizzazioni del terzo settore.

Qualità del credito e solidità patrimoniale

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’accento sulla sostenibilità non comporta un aumento del rischio. Il tasso di crediti problematici per le banche etiche è del 2,11 % leggermente inferiore al 2,28 % registrato dalle banche significant. Inoltre, l’intero settore etico presenta una solidità patrimoniale superiore, confermando che la prudenza finanziaria e l’impegno sociale possono coesistere.

Come hanno impiegato i profitti le banche etiche

Il rialzo dei tassi d’interesse ha incrementato il cost-to-income ratio di tutti gli istituti, ma il modo di distribuire i profitti è stato molto diverso. Le grandi banche hanno canalizzato gli utili verso dividendi agli azionisti o operazioni di fusioni e acquisizioni. Le banche etiche, invece, hanno reinvestito una parte più consistente dei ricavi per rafforzare la presenza territoriale aumentare le risorse umane e restituire un valore aggiunto più elevato ai clienti.

Un dato emblematico riguarda il divario retributivo di genere: nelle banche etiche il gender pay gap è dell’8 % rispetto al 29 % delle banche tradizionali. Questo indica una maggiore attenzione all’equità interna, coerente con la missione esterna di impatto sociale.

Proposte normative per potenziare l’economia sociale

Con la prospettiva di una riforma bancaria UE prevista per il 2027, la Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative (FEBEA) ha avanzato un position paper che invita a una regolamentazione più proporzionata. L’obiettivo è riconoscere la diversità del settore finanziario dove coesistono grandi gruppi e intermediari medio-piccoli radicati nei territori.

Le proposte includono la semplificazione delle garanzie pubbliche la creazione di strumenti di capitale a lungo termine per le organizzazioni del terzo settore, periodi di finanziamento più estesi e criteri di accesso basati su impatto ambientale e sociale. FEBEA sottolinea che, senza adeguati strumenti, le più di 4,3 milioni di realtà dell’economia sociale – che impiegano oltre 11,5 milioni di persone – continuano a incontrare difficoltà nell’ottenere le risorse necessarie per crescere e innovare.

Settori trainati dalla finanza etica

Le banche etiche hanno canalizzato i loro fondi verso settori chiave: energie rinnovabili e transizione ecologica, edilizia socialesanità e servizi di assistenza, educazione e cultura, nonché agricoltura sostenibile. Particolare attenzione è riservata a imprese guidate da donne o da persone con background migratorio, in linea con una visione inclusiva dell’imprenditorialità.

Federica Ielasi, vicepresidente di Banca Etica, ha sottolineato che la sfida è supportare non solo le realtà già consolidate, ma anche quelle “in fase di transizione”, che dimostrano con progetti di medio periodo la capacità di generare impatti misurabili sull’ambiente e sulla società.

Le banche etiche offrono un modello alternativo che, con una normativa più flessibile e strumenti adeguati, potrebbe rafforzare l’intera economia sociale europea.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.