L’estate 2026 ha visto un’intensificazione delle operazioni della Guardia di Finanza contro il lavoro nero e l’abusivismo commerciale. In particolare, sono stati condotti controlli mirati in diverse regioni d’Italia, con risultati significativi nella provincia di Treviso e nei pressi della stazione di Roma Termini.
Queste operazioni fanno parte di una più ampia strategia volta a tutelare i lavoratori e le imprese che operano nel rispetto delle normative, contrastando le pratiche illecite che danneggiano l’economia legale.
Controlli a Treviso: 27 lavoratori irregolari scoperti
Nella provincia di Treviso, la Guardia di Finanza ha condotto ispezioni in 22 attività economiche, con particolare attenzione ai locali pubblici e alle attività esposte al rischio di lavoro irregolare. Durante queste operazioni, sono stati individuati 27 lavoratori impiegati in modo irregolare, di cui 26 completamente in nero.
La presenza di personale non regolarmente assunto rappresenta una grave violazione delle norme in materia di lavoro e tutela dei diritti dei lavoratori. La gravità delle violazioni riscontrate ha portato alla segnalazione di sette locali all’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente, per l’adozione di provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale.
Le sanzioni amministrative che potranno essere comminate dall’Ispettorato del Lavoro sono particolarmente pesanti, con un importo complessivo che potrebbe variare da un minimo di 64 mila euro a oltre 371 mila euro a seconda della gravità e del numero delle violazioni accertate.
Oltre alle irregolarità in materia di lavoro, in quattro locali ispezionati sono state riscontrate anche infrazioni agli obblighi di memorizzazione dei corrispettivi, ovvero la mancata registrazione delle vendite ai fini fiscali. In questi casi, la normativa prevede sanzioni pari al 70% dell’IVA relativa alla prestazione o cessione non memorizzata, con un minimo di 300 euro per ciascuna violazione.
Abusivismo ricettivo a Roma Termini
Nei pressi della stazione di Roma Termini, la Guardia di Finanza ha individuato quattro strutture ricettive abusive con sanzioni amministrative per un importo complessivo superiore a 120mila euro. Le verifiche hanno permesso di accertare irregolarità amministrative e fiscali, tra cui l’esercizio non autorizzato di attività alberghiera e l’omessa apertura della partita IVA.
Le strutture, pur risultando formalmente registrate come tre affittacamere e una locazione a uso turistico, operavano di fatto come veri e propri alberghi, in violazione delle normative regionali. In particolare, i tre affittacamere disponevano ciascuno di otto stanze superando il limite massimo di sei camere previsto dalla legge regionale.
Presso tutte le strutture è stata rilevata la mancata esposizione del Codice Identificativo Nazionale (CIN) all’esterno degli edifici e l’omessa indicazione dello stesso sui portali di prenotazione online, elementi obbligatori per legge.
Particolare attenzione è stata rivolta a un immobile registrato come alloggio a uso turistico, che risultava sviluppato su 13 stanze e offriva 34 posti letto complessivi. L’ispezione ha permesso di verificare che la struttura forniva servizi centralizzati tipici di un albergo, come una reception attiva 24 ore su 24, il cambio giornaliero della biancheria e la somministrazione di alimenti e bevande.
Al titolare dell’alloggio turistico sono state contestate diverse irregolarità di natura fiscale e amministrativa, tra cui l’omessa apertura della partita IVA, la mancata istituzione delle scritture contabili obbligatorie e l’assenza del registratore telematico per la trasmissione dei corrispettivi.
Le strutture coinvolte dovranno adeguarsi alle prescrizioni di legge per poter continuare a operare, con la formale diffida alla prosecuzione delle attività fino alla completa regolarizzazione delle posizioni amministrative e fiscali.
Lavoro sommerso e abusivismo commerciale
A Vibo Valentia, tra il 1° gennaio e il 31 luglio 2026, la Guardia di Finanza ha eseguito 16 interventi ispettivi nei confronti di altrettante attività commerciali operanti in diversi settori economici. L’obiettivo era arginare la diffusione del lavoro nero, definito dalle Fiamme gialle come una delle maggiori piaghe sociali ed economiche del Paese.
L’attività investigativa ha permesso di individuare in totale 98 lavoratori di cui 30 totalmente in nero privi di un regolare contratto e delle più elementari forme di tutela. In altri 13 casi si trattava di lavoro irregolare, spesso dietro contratti part-time che celavano un impiego a tempo pieno a fronte di una retribuzione inferiore a quella dovuta.
L’Ispettorato del Lavoro ha ordinato la chiusura immediata e temporanea di sei aziende mentre, in un caso di maggiore gravità, un’attività è stata chiusa definitivamente dall’Amministrazione provinciale di Vibo Valentia.
Queste operazioni confermano il costante impegno della Guardia di Finanza nel contrasto a ogni forma di illegalità, con l’obiettivo di garantire la sicurezza economico-finanziaria della collettività e tutelare gli imprenditori onesti.



