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16 Ottobre 2026

Pil al +1% nel 2026, energia sotto pressione e crediti ESG in Italia

Il 2026 vede l’Italia dividere tra una crescita moderata del Pil, costi energetici alle stelle e una corsa alla finanza sostenibile guidata da Credem.

Pil al +1% nel 2026, energia sotto pressione e crediti ESG in Italia

Il panorama economico italiano del 2026 è segnato da contrasti marcati: da un lato, il Pil registra una crescita dell’1 % rispetto all’anno precedente, ma dall’altro i rincari dell’energia continuano a gravare su famiglie e imprese. Tra le dichiarazioni più ascoltate dell’anno spiccano quelle di Nico Gronchi, presidente di Confesercenti, e del Centro Studi Confindustria, che hanno messo in luce le sfide e le opportunità del contesto attuale.

Confesercenti: il prezzo pagato dalle famiglie per quattro anni di crisi

Secondo l’associazione dei commercianti, le tensioni internazionali, le crisi energetiche e l’inflazione hanno sottratto all’economia italiana quasi 52 miliardi di euro di Pil reale negli ultimi quattro anni. La cifra si traduce in una perdita media di 2.400 euro per nucleo familiare e in un calo di oltre 34 miliardi di consumi. Il dato più allarmante riguarda l’aumento dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità, che dal gennaio al settembre 2026 è salito del 57 %, mentre il gas ha più che raddoppiato il suo valore.

Rincari carburanti e confronto con i Paesi vicini

Nel medesimo periodo la benzina ha registrato un incremento del 28,6 % e il diesel del 30 %. I prezzi internazionali dell’energia si sono però stabilizzati a livelli quasi due volte superiori rispetto a un anno fa. Gronchi ha evidenziato che l’elettricità all’ingrosso in Italia è oltre il 40 % più costosa rispetto a Germania, Francia e Spagna. A queste cifre si aggiungono 500 milioni di euro di costi aggiuntivi per mutui e finanziamenti a tasso variabile, generati dagli aumenti dei tassi BCE nel 2026.

Confindustria rivela una crescita del Pil più solida del previsto

Il Centro Studi Confindustria, nel suo Rapporto di previsione d’autunno, ha alzato la stima della crescita del Pil per il 2026 all’1 % mezzo punto in più rispetto a quanto indicato a marzo. La revisione parte da un buon andamento registrato nella prima metà dell’anno: +0,3 % nel primo trimestre, +0,2 % nel secondo e +0,3 % nel quarto trimestre 2025. A livello europeo, l’area euro dovrebbe fermarsi allo 0,8 %, mentre la Francia registra solo lo 0,3 %.

Il ruolo decisivo del Pnrr e gli investimenti trainanti

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza chiuso ad agosto, è stimato in un contributo di mezzo punto al Pil del 2026. Il suo impatto è stato soprattutto quello di sostenere gli investimenti con incentivi come il super-ammortamento 5.0 molto apprezzati dalle imprese. Il dato di crescita si basa su consumi in rialzo dell’1,1 % e investimenti che hanno toccato il +3,3 %, spinti soprattutto dal settore delle costruzioni. L’export di beni è aumentato del 2,7 % e quello di servizi del 3,8 %.

Energia: la vulnerabilità più rilevante

Nonostante la crescita, il Centro Studi sottolinea che il costo dell’energia resta la più grave fragilità dell’economia. Nei primi nove mesi del 2026, il prezzo dell’elettricità è risultato del 35 % più alto rispetto alla Germania e a settembre ha toccato i 208 euro/MWh, contro i 114 euro di febbraio. Un eventuale rialzo del Brent a 126 dollari, o del gas a 89 euro/MWh, potrebbe annullare la crescita prevista per il 2027.

Credem spinge sulla finanza sostenibile: l’obiettivo dei 750 milioni di euro ESG

Il gruppo bancario ha accelerato il proprio impegno nella finanza verde puntando a superare i 750 milioni di euro di finanziamenti ESG entro la fine del 2026. Nel primo semestre sono stati erogati 370 milioni di crediti ESG alle imprese, a cui si aggiungono 81,7 milioni di leasing green destinati a veicoli elettrici, impianti fotovoltaici e immobili ad alta efficienza energetica.

Green bond e riduzione dell’impronta di carbonio

La banca ha chiuso a maggio una nuova emissione di green bond da 500 milioni di euro, portando il valore complessivo delle emissioni ESG attive negli ultimi quattro anni a 3 miliardi. Parallelamente, Credem ha compensato le 3 568 tonnellate di CO₂ prodotte nel 2025 attraverso crediti di carbonio certificati, destinati al progetto di riforestazione “Horizonte” in Brasile.

Strategie di decarbonizzazione e prospettive future

Oltre ai finanziamenti, il gruppo sta intervenendo direttamente sulla propria impronta energetica: sistemi di gestione automatica degli edifici, illuminazione a LED, impianti fotovoltaici e l’installazione di pompe di calore ad alta efficienza nelle sedi di Cento (FE) e Chiavari (GE). La flotta aziendale, attualmente composta da 457 veicoli, è in fase di electrificazione. Entro dicembre saranno definiti nuovi obiettivi di decarbonizzazione del portafoglio, inseriti nel piano strategico 2027-2030.

Nel frattempo, istituzioni finanziarie come Credem mostrano come la finanza sostenibile possa diventare un volano per la ripresa, fornendo capitali a imprese che investono in tecnologie a basse emissioni. La sfida per il prossimo anno sarà bilanciare queste forze, garantendo al contempo stabilità per famiglie e competitività per le imprese italiane.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.