La Legge di Bilancio 2026 (L.
207/2026) ha introdotto uno strumento straordinario che molti possessori di criptovalute hanno potuto utilizzare: la rivalutazione del valore fiscale delle attività digitali al 1° gennaio 2026. Questa possibilità prevedeva il versamento di una imposta sostitutiva agevolata e l’aggiornamento del prezzo di carico ai fini delle future plusvalenze.
Anche se l’opzione non è più accessibile — la scadenza per aderire era il 1° dicembre 2026 — è importante sapere come dichiarare quanto fatto l’anno scorso e quali conseguenze fiscali valgono per chi non ha aderito. Nei paragrafi che seguono spieghiamo in modo chiaro cosa era previsto, le scadenze e gli obblighi da rispettare nel Modello Redditi 2026 o nel Modello 730/2026.
Indice dei contenuti:
Di cosa si trattava: l’essenza della rivalutazione
La misura consentiva di aggiornare il valore fiscale delle criptovalute al 1° gennaio 2026 pagando un’imposta unica al tasso del 18% sul valore rivalutato. In pratica, invece di calcolare le future plusvalenze partendo dal costo storico di acquisto, il contribuente poteva adottare la nuova base imponibile risultante dalla rivalutazione. Questo meccanismo è stato pensato anche per chi non disponeva più della documentazione del prezzo originario, offrendo una via legale per definire il nuovo valore fiscale e contenere l’impatto di future disposizioni fiscali.
Perché è nata l’opzione
L’introduzione della rivalutazione è da collegare alla modifica delle aliquote sulle plusvalenze: dal 1° gennaio 2026 l’aliquota ordinaria è aumentata, passando dal 26% al 33%. La possibilità di pagare il 18% nel 2026 rappresentava dunque un’opportunità per mitigare il carico fiscale sulle future cessioni. Inoltre, l’opzione era utile per chi aveva perso i documenti di acquisto, perché stabiliva in modo ufficiale il nuovo prezzo di carico valido per la determinazione dei guadagni futuri.
Termini, aliquote e modalità di pagamento
L’agevolazione prevedeva il versamento dell’imposta sostitutiva del 18% sull’intero valore rivalutato, non solo sulla plusvalenza. La regola temporale per aderire era tassativa: la scadenza per effettuare il pagamento in un’unica soluzione o per attivare il piano di rateazione era il 1° dicembre 2026. Chi ha scelto la dilazione poteva ripartire il pagamento in tre anni, beneficiando comunque dell’aliquota agevolata rispetto alle aliquote ordinarie che sarebbero scattate dal 2026.
Dettaglio sulla rateazione
Per i contribuenti che hanno optato per la rateazione in tre anni, le rate successive sono soggette a una maggiorazione a titolo di interessi legali. In particolare, la seconda rata ha come termine operativo il 30 novembre 2026 ed è aumentata del 3% a titolo di interessi legali rispetto all’importo originario. È fondamentale rispettare queste scadenze per non perdere i benefici fiscali associati alla rivalutazione.
Cosa fare oggi nella dichiarazione 2026
Dal punto di vista pratico, l’Agenzia delle Entrate non applica l’agevolazione d’ufficio: se nel 2026 hai aderito alla rivalutazione devi dichiararla esplicitamente nel Modello Redditi 2026 (nel Quadro RT) oppure nel Modello 730/2026 (nel nuovo Quadro T). Nella dichiarazione va indicata la base imponibile rivalutata al 1° gennaio 2026 e l’importo dell’imposta 18% già versata, che diventerà il nuovo riferimento per il calcolo delle plusvalenze future.
Se invece non hai aderito alla rivalutazione, non sussistono obblighi integrativi legati a quell’opzione: il tuo prezzo di carico resta quello storico degli acquisti. Tuttavia, tieni presente che per le cessioni o le conversioni in euro effettuate dal 1° gennaio 2026 vige il nuovo regime fiscale a «doppio binario»: entrate derivate da cripto-attività e da EMT non ancorate all’euro sono tassate al 33%, mentre per gli EMT ancorati all’euro, come ad esempio EURC, si mantiene l’aliquota del 26%.

