Il 20 mag 2026 un gruppo bipartisan di parlamentari ha ripresentato una proposta di legge che mira a modernizzare il trattamento fiscale delle criptovalute. Il provvedimento, noto come Parity Act, è stato promosso tra gli altri da Steven Horsford, Max Miller, Suzan DelBene e Mike Carey e punta a chiarire come dispositivi digitali come le stablecoin debbano essere tassati quando usati come mezzo di pagamento. All’interno del testo è prevista anche un’analisi formale da parte del IRS sull’eventualità di introdurre una esenzione de minimis per le microtransazioni in asset digitali.
La proposta non si limita a definizioni tecniche: propone soglie, regole operative per conti intestati a broker e chiarimenti su meccanismi come lo staking e le cosiddette wash sale. In particolare il disegno di legge introduce il principio secondo il quale le stablecoin di pagamento regolamentate non genererebbero plusvalenze o minusvalenze se il costo base non è inferiore al 99% del valore di riscossione. Inoltre il testo incarica il IRS di documentare il carico amministrativo sulle piccole transazioni di asset digitali, stimando quante operazioni con valore inferiore a 200 $ rientrino oggi negli obblighi di segnalazione.
Cosa contiene il testo riformato
Nel merito il Parity Act aggiorna il linguaggio normativo per adeguarlo agli usi correnti delle criptovalute. Oltre alla regola del 99% per le stablecoin, il provvedimento prevede un porto sicuro per le operazioni eseguite tramite broker o all’interno di conti fiscali, con l’obiettivo di semplificare il reporting per intermediazioni e piattaforme. Il testo affronta anche il tema delle wash sale applicate agli asset digitali, cercando di stabilire se e come principi già noti nel mondo degli strumenti tradizionali possano essere adattati al settore crypto.
Definizioni e ambiti di applicazione
Tra le parti più rilevanti ci sono le definizioni operative: cosa si intende per stablecoin di pagamento regolamentate, quali attività rientrano nello staking e quando una ricompensa ottenuta come validatore costituisce reddito imponibile. Questi chiarimenti mirano a ridurre l’incertezza per consumatori, sviluppatori e istituzioni che oggi spesso si trovano di fronte a interpretazioni divergenti delle norme fiscali.
L’incarico all’IRS sulla possibile esenzione de minimis
Il fulcro dell’intervento legislativo è l’obbligo per l’IRS di esaminare la fattibilità di un’esenzione de minimis per le microtransazioni in criptovalute. Il rapporto richiesto dovrà valutare l’onere fiscale e amministrativo attuale, considerare i servizi necessari per attuare una deroga e analizzare i rischi di abuso. Questo studio dovrebbe fornire dati su quante transazioni sotto i 200 $ vengano svolte e come la normativa vigente influisca sull’utilizzo quotidiano delle valute digitali.
Obiettivi e preoccupazioni
L’industria sostiene che alleggerire gli obblighi di reporting per gli scambi di piccolo importo favorirebbe l’adozione delle criptovalute come strumento di pagamento per acquisti quotidiani, come un caffè o un biglietto dell’autobus. D’altra parte, il rapporto dell’IRS dovrà anche individuare meccanismi di tutela per prevenire manipolazioni o utilizzi illeciti che possano sfruttare una possibile deroga.
Impatto pratico e linea politica
Se approvato, il disegno di legge avrebbe implicazioni immediate per commercianti, piattaforme e contribuenti: meno oneri di contabilità per transazioni di modesto valore, ma anche la necessità di adeguare sistemi di conformità. I promotori sottolineano che la tassazione è la leva che può determinare il ruolo futuro degli asset digitali nel sistema finanziario, e che un codice fiscale aggiornato è fondamentale per consentire l’innovazione senza creare buchi normativi.
Steven Horsford ha ricordato, durante la conferenza Consensus Miami all’inizio del mese, che molte questioni pratiche restano aperte: cosa succede fiscalmente quando si vende un asset digitale, quando si riceve una ricompensa da staking o quando si presta criptovalute su piattaforme regolamentate? La proposta è pensata come primo passo verso una riforma più ampia che affronti questi temi in modo strutturato.
In conclusione, il Parity Act apre una discussione tecnica e politica importante: bilanciare la semplificazione per gli utenti con strumenti di controllo efficaci sarà cruciale. L’eventuale rapporto dell’IRS sull’esenzione de minimis rappresenterà probabilmente la base per decisioni legislative successive e per la definizione di standard condivisi tra regolatori, operatori e comunità crypto.