Negli ultimi anni la dinamica tra debito pubblico, detenzioni ufficiali estere dei titoli e le operazioni della Federal Reserve (Fed) ha complicato la previsione dei rendimenti sui Treasury. In questo pezzo ricostruiamo un approccio empirico per capire quanto bene si riescano a prevedere i tassi lunghi, descrivendo le variabili chiave e i risultati di una specifica stima che incorpora aspettative di inflazione a 10 anni, quote di debito e l’effetto della partecipazione di attori istituzionali.
Partiamo dal dato di base: il rapporto debito/PIL e le proiezioni a cinque anni diffuse dal CBO costituiscono l’input principale per valutare la pressione futura sui mercati obbligazionari. A queste si aggiungono i movimenti nella detenzione estera e nella quota di debito in mano alla Fed, oltre alla misura del gap di produzione, che completano il quadro esplicativo della variazione dei rendimenti a lungo termine.
Modello di base e variabili considerate
Per stimare dove dovrebbero collocarsi i rendimenti a 10 anni, si utilizza una specificazione empirica ispirata a studi come Laubach (2009): il tasso nominale dipende dalle aspettative di inflazione a 10 anni, dal livello corrente del debito/PIL, da una stima del suo cambiamento a cinque anni, dalla quota del debito detenuta dall’estero ufficiale, dalla quota detenuta dalla Fed e dall’output gap. Questo insieme riflette sia le forze di domanda-offerta sul mercato dei titoli sia le attese di inflazione incorporate nei prezzi.
Ruolo delle detenzioni ufficiali e della Fed
In alcuni periodi recenti le grandi banche centrali straniere hanno acquistato quantità rilevanti di titoli statali, mentre la Fed ha alternato fasi di espansione e riduzione del proprio portafoglio. Inserendo variabili che misurano queste detenzioni nella stima, il segno del coefficiente del debito/PIL cambia in senso più intuitivo: un aumento del debito tende infatti a spingere verso l’alto i rendimenti, quando si controlla per i flussi delle principali controparti istituzionali.
Risultati empirici e interpretazione
Una regressione semplice del debito/PIL sui rendimenti mostra inizialmente una correlazione negativa sorprendente, ma l’aggiunta di variabili relative a detenzioni estere e alla Fed porta il coefficiente nella direzione attesa. Nella stima selezionata, un punto percentuale in più del rapporto debito/PIL è associato a un aumento di circa 0,024 punti percentuali del rendimento a 10 anni, in linea con la letteratura recente (Laubach; Furceri et al. 2026; Neveu e Schafer 2026).
Impatto delle aspettative di inflazione e precisione delle previsioni
Il parametro associato alle aspettative di inflazione a 10 anni risulta statisticamente più alto del valore unitario che ci si aspetterebbe in un mondo neutrale rispetto al rischio; questo indica che i movimenti nelle aspettative inflazionistiche sono amplificati nella formazione dei rendimenti nominali. Applicando i coefficienti della specificazione che controlla per detenzioni estere e Fed, la previsione per il primo trimestre mostra un errore prossimo allo zero. Per il secondo trimestre, un incremento delle aspettative inflazionistiche dall’2,3% all’2,4% fa salire la previsione dei tassi, mentre il tasso reale previsto risulta sovrastimato di circa 30 punti base, una discrepanza contenuta.
Considerazioni pratiche e limiti
Va sottolineato che le variabili previste del debito sono tratte dal Budget and Economic Outlook di gennaio 2026 e che eventi imprevisti, come l’aggravarsi di una guerra, possono alterare rapidamente sia il livello di debito atteso sia le aspettative di inflazione. Inoltre, l’assenza di significatività per la variazione a cinque anni del rapporto debito/PIL suggerisce che l’errore di misurazione nelle previsioni di legge e la discrepanza tra politica annunciata e politica effettiva influenzano i risultati.
In sintesi, un’analisi che combina debito pubblico, detenzioni ufficiali estere e l’azione della Fed migliora la capacità esplicativa sui movimenti dei rendimenti Treasury. Tuttavia, la precisione delle previsioni rimane sensibile alle revisioni delle aspettative di inflazione e alle condizioni geopolitiche, e pertanto è fondamentale interpretare le stime come punti di riferimento soggetti a rapida evoluzione.