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20 Maggio 2026

Come la riapertura dello Stretto di Hormuz influenzerebbe il prezzo del petrolio e il CPI

Se lo Stretto di Hormuz torna operativo, il prezzo del Brent potrebbe scendere rapidamente ma il livello dei prezzi al consumo rimarrebbe sostanzialmente stabile nel medio termine

Come la riapertura dello Stretto di Hormuz influenzerebbe il prezzo del petrolio e il CPI

Negli ultimi commenti pubblici, Pierre Yared, presidente ad interim del CEA, ha indicato che i prezzi al consumo potrebbero tornare a scendere una volta concluso il conflitto che sta interessando la regione del Golfo. Secondo questa linea di pensiero, una normalizzazione delle forniture energetiche rilasserebbe la pressione sui bilanci delle famiglie, permettendo ai salari reali di beneficiare delle spinte favorevoli dell’economia. È importante però definire con precisione cosa si intende per ‘fine del conflitto’: se lo interpretiamo come la riapertura completa dello Stretto di Hormuz, il recupero delle forniture potrebbe richiedere tempo e lasciare inalterate molte dinamiche di breve periodo.

Le probabilità di una riapertura entro il 1 settembre sono valutate come incerta, con mercati che la considerano alla stregua di un pareggio secondo fonti che riportavano tali quotazioni al momento dell’accesso ai dati (Kalshi, accesso 5/19/2026 4pm CT). Per costruire uno scenario concreto sull’effetto dei prezzi energetici sull’inflazione abbiamo assunto che il prezzo del Brent partisse dall’aprile a 117 dollari, che il valore pre-conflitto fosse pari a 70 dollari e che il divario tra i due si riduca del 70% ogni trimestre una volta riaperte le rotte.

Scenario di base e metodologia

La simulazione prende forma imponendo alcune ipotesi semplici ma trasparenti: mantenimento del prezzo di aprile fino a fine agosto, riapertura a settembre e decadenza del gap verso il prezzo pre-guerra con un ritmo pari al 70% del differenziale per trimestre. Statistico e empirico si combinano nella stima: il modello utilizza il log CPI in funzione del log core CPI e del log prezzo del petrolio, costruito con dati mensili su campione 2022M01-2026M04. Per la componente core abbiamo esteso la dinamica osservata tra 2025M05 e 2026M04, assumendo una persistenza coerente con l’ultimo periodo rilevato.

Assunzioni sui prezzi del petrolio

Nello specifico, la traiettoria del Brent per questo esercizio mantiene la quotazione di aprile fino alla riapertura e poi vede il divario con 70 dollari ridursi in modo esponenziale a ritmo trimestrale del 70%. Questo approccio riflette una ripresa parziale dei flussi: anche dopo la riapertura, la produzione e i trasporti potrebbero non tornare al 100% a causa di danni infrastrutturali. L’ipotesi di un recupero rapido ma incompleto è coerente con le valutazioni di istituzioni finanziarie e analisti che stimano una ripresa modulata dalla durata della ricostruzione degli impianti.

Effetti stimati sull’indice dei prezzi al consumo

Con le ipotesi descritte, la simulazione mostra che il tasso di inflazione tende a rallentare in modo significativo dopo la riapertura: il contributo del prezzo del petrolio all’inflazione headline si riduce, traducendosi in una decelerazione dei tassi mensili. Tuttavia, il livello dei prezzi rimane soltanto leggermente inferiore rispetto allo scenario senza riapertura immediata; in altre parole, assistiamo a una disinflazione piuttosto che a una deflazione. La differenza è cruciale per decisioni di politica monetaria e per le aspettative dei consumatori.

Disinflazione versus deflazione

Per chiarezza, con disinflazione si intende una riduzione nel tasso di crescita dei prezzi, mentre la deflazione comporta una diminuzione assoluta del livello generale dei prezzi. Nel nostro esercizio la riduzione rapida del petrolio potrebbe temporaneamente comprimere il livello dei prezzi se il calo fosse più accentuato di quanto ipotizzato, ma la valutazione prevalente è che la perdita di flussi e danni alle infrastrutture manterranno le forniture inferiori al livello pre-guerra, limitando la possibilità di un ribasso prolungato del livello generale dei prezzi.

Implicazioni per famiglie, salari e mercati

Dal lato della domanda, le famiglie sembrano per ora continuare a spendere e in molti casi ad ‘guardare oltre’ lo shock energetico, segnalando aspettative di breve termine orientate verso la normalizzazione. Sul fronte dei redditi, una moderata crescita salariale potrebbe compensare parte della pressione sui bilanci, ma la reazione dipenderà dall’andamento dell’occupazione e della produttività. Per i mercati finanziari, una disinflazione sostenuta senza deflazione può ridurre la pressione sui tassi nominali e influenzare le strategie di portafoglio, mentre un recupero dei flussi petroliferi parziale lascia aperte opzioni di rischio geopolitico e operativo.

Autore

Valentina Mariani

Valentina Mariani, veronese, concepì una mini-collezione di arredi dopo un allestimento al Teatro Romano: oggi produce contenuti di stile per spazi domestici. In redazione favorisce estetiche minimaliste e porta sempre una campionatura di tessuti che testimonia scelte cromatiche personali e professionali.