La vicenda mette in luce il ruolo di grandi exchange di criptovalute nei meccanismi di trasferimento internazionale di denaro: secondo report interni e analisi blockchain, Binance è stata utilizzata per convogliare somme rilevanti verso reti legate all’Iran. In questa ricostruzione emergono nomi, numeri e modalità operative che le autorità estere e gli investigatori di exchange hanno segnalato come esempio di elusione delle sanzioni. Il termine portafogli digitali viene usato per indicare gli indirizzi blockchain che funzionano come conti per le criptovalute e che sono stati centrali nelle tracce lasciate dalle transazioni.
Tra gli attori citati spicca Babak Zanjani, descritto come un «operatore anti-sanzioni», il cui conto di trading su Binance avrebbe registrato movimenti per circa 850 milioni di dollari in due anni. I report interni indicano che questi flussi sono stati effettuati in larga parte tramite un unico conto complesso, affiancato da altri conti controllati da persone vicine a Zanjani. Le evidenze raccolte dagli investigatori silenziano l’idea che si tratti esclusivamente di attività individuali: qui si parla di schemi organizzati e di reti che, secondo le autorità, hanno beneficiato il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie.
Meccanismi e dimensione dei trasferimenti
I report di conformità e i dati blockchain mostrano come somme ingenti abbiano transitato da e verso conti collegati all’Iran. Oltre agli 850 milioni attribuiti a Zanjani, le analisi citano movimenti aggiuntivi: ad esempio la Banca centrale iraniana avrebbe trasferito circa 107 milioni di dollari in criptovalute verso conti su Binance, mentre indagini dell’agenzia di polizia estera hanno registrato circa 260 milioni di dollari in transazioni dirette tra il 2026 e il 2026. Un trasferimento confermato di 218 milioni di dollari nel 2026 verso una rete statale iraniana completa la scena di flussi sistematici.
Come venivano camuffati i movimenti
Secondo i report, gli attori coinvolti hanno usato tecniche complesse per eludere i controlli: conto principale affiancato da conti di affiliati, dispositivi comuni per accedere a più account e operazioni riflesse tra portafogli esterni e interni all’exchange. Gli investigatori di Binance hanno interpretato questi segnali come elementi di una rete di riciclaggio mirata a finanziare attività legate al regime. La stima prudenziale degli esperti indica che circa la metà degli importi totali movimentati potrebbe essersi tradotta in fondi effettivamente destinati a strutture militari iraniane.
Risposta di Binance e reazioni istituzionali
L’exchange ha dichiarato che molte informazioni diffuse sarebbero inesatte e ha sottolineato l’adozione di controlli più stringenti a partire dal 2026. Un portavoce ha affermato che la piattaforma non consente transazioni con soggetti sanzionati e ha rivendicato collaborazioni con le forze dell’ordine internazionali per contrastare i reati finanziari. Sul piano legale, Binance ha convenuto un patteggiamento che ha portato a una multa record di 4,3 miliardi di dollari e al riconoscimento di responsabilità per violazioni delle norme antiriciclaggio, mentre il fondatore Changpeng Zhao si era dichiarato colpevole nel 2026 e ha scontato una pena detentiva ridotta; recentemente poi Zhao è stato graziato dal presidente Trump a ottobre.
Indagini e pressioni governative
Il Dipartimento di Giustizia ha avviato indagini sull’uso di exchange per eludere le sanzioni statunitensi e funzionari del Tesoro hanno incontrato dirigenti di Binance per verificare l’attuazione delle misure concordate. L’operazione governativa denominata Economic Fury ha sottolineato il rischio che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie sfrutti le lacune nei controlli antiterrorismo degli exchange. Il Tesoro ha anche annunciato il congelamento di circa 344 milioni di dollari in criptovalute riconducibili all’Iran, a dimostrazione che la tecnologia blockchain può essere tracciata, ma resta difficile da schermare del tutto.
Implicazioni pratiche e scenari futuri
Il caso mette in evidenza il doppio ruolo delle criptovalute: da un lato rappresentano un’alternativa finanziaria per cittadini e imprese in paesi soggetti a sanzioni; dall’altro possono essere sfruttate per canali illeciti. In Iran, l’uso di crypto per pagamenti petroliferi e pedaggi sullo Stretto di Hormuz è stato segnalato come pratica emergente, e piattaforme come Binance sono state descritte in passato come opzioni privilegiate per chi cercava facilità di accesso. La sfida per regolatori e operatori resta trovare un equilibrio tra innovazione finanziaria e capacità di prevenire abusi attraverso programmi di compliance efficaci.