L’operazione denominata Zero amianto ha messo in luce una situazione di abbandono e degrado in più aree della Romagna, con il coinvolgimento delle Procure di Ravenna, Forlì e Rimini e del Reparto Operativo Aeronavale di Rimini. Le attività investigative, supportate tecnicamente dall’Arpae e dal dipartimento di prevenzione dell’AUSL Romagna, hanno portato al sequestro di vaste superfici e di consistenti quantitativi di materiali contenenti amianto.
Il ritrovamento non riguarda solo lastre dismesse: accanto all’eternit deteriorato sono state censite anche diverse tipologie di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, depositati su fondi agricoli e pertinenze aziendali. L’azione ha avuto lo scopo di documentare la pericolosità concreta e di bloccare qualunque movimentazione incontrollata in attesa delle verifiche tecniche e delle decisioni giudiziarie.
Che cosa è stato sequestrato e la sua entità
Gli accertamenti hanno portato al sequestro di aree per un totale di circa 14.500 m² e alla contestuale acquisizione di circa 200.000 kg di materiali contenenti amianto in stato di abbandono e deterioramento. Sono stati inoltre trovati 13 manufatti utilizzati come depositi o riconducibili ad aziende dismesse, realizzati prevalentemente con lastre in eternit, spesso parzialmente distrutte e senza misure di protezione. Accanto a questi sono stati rilevati circa 900 kg di altri rifiuti speciali pericolosi e circa 80.900 kg di rifiuti speciali non pericolosi come inerti, plastica, ferro, RAEE e pneumatici.
Il significato tecnico dei numeri
La misura quantitativa va letta insieme allo stato di conservazione dei materiali: il cemento-amianto compatto non libera fibre se integro, ma la rottura e il degrado aumentano il rischio di dispersione. La presenza di materiali su terreno vergine e la mancanza di impermeabilizzazioni hanno accentuato il potenziale impatto su suolo e ambiente, rendendo indispensabile la catalogazione e la classificazione tramite i tecnici dell’Arpae.
Come sono state condotte le indagini
L’attività investigativa è partita da un censimento preliminare delle imprese agricole ed edili, comprese quelle inattive o dismesse, e dall’incrocio dei dati con le richieste ai bandi regionali per lo smaltimento dell’amianto. Le informazioni raccolte dalle banche dati sono state poi verificate sul territorio attraverso pattugliamenti terrestri e osservazioni dall’alto eseguite con i mezzi della Sezione Aerea di Rimini. Questo metodo ha permesso di individuare coperture danneggiate, depositi in aree difficili da raggiungere e accumuli su terreni aperti.
Tecnologie e ruoli operativi
All’azione della Guardia di Finanza si è affiancata l’attività specialistica dell’Arpae per la catalogazione del rifiuto e la classificazione del rischio, mentre il dipartimento di prevenzione dell’AUSL Romagna ha valutato le possibili ricadute sulla salute pubblica. Le immagini aeree, il lavoro di intelligence sui registri aziendali e i sopralluoghi coordinati hanno reso possibile circoscrivere le responsabilità e raccogliere le evidenze da consegnare alla magistratura.
Esiti giudiziari e passaggi successivi
Le risultanze investigative hanno portato alla denuncia di 10 persone per ipotesi di reato correlate alla gestione illecita dei rifiuti e al deposito incontrollato di rifiuti pericolosi, con riferimento al Dlgs 152/2006 (Testo unico ambientale). Il sequestro assicura la custodia delle aree e del materiale come garanzia probatoria; la bonifica, la rimozione o la messa in sicurezza dovranno seguire procedure tecniche specifiche, affidate ad imprese abilitate con piani di lavoro autorizzati.
Per i territori interessati resta l’esigenza di una mappatura accurata e di interventi programmati: la vicenda sottolinea l’importanza di monitorare lo stato di conservazione degli elementi in cemento-amianto, di utilizzare gli strumenti di incentivo per la rimozione e di mantenere attivi i canali di controllo per prevenire nuovi depositi incontrollati.