Il 3 ottobre 2026 il gruppo bancario intitolato a Piazza Cordusio ha presentato una versione rivista della propria proposta per l’acquisizione di Monte dei Paschi di Siena. L’offerta, che supera i 30,6 miliardi di euro indicati a giugno, raggiunge ora 31,4 miliardi segnando un nuovo passo nella corsa al consolidamento del settore bancario italiano.
Le modifiche più evidenti riguardano il controbilancio: la componente in contanti è passata da 1,00 a 1,25 euro per azione, un aumento di 0,25 euro che rappresenta circa 800 milioni di euro aggiuntivi. La parte azionaria resta invariata, con una quantità di 1,6 azioni di nuova emissione di Intesa per ogni azione di Mps sottoscritta, mantenendo così il rapporto di scambio originario.
Dettagli economici della nuova proposta
Con la quota cash rafforzata, il valore complessivo dell’operazione ammonta a 31,4 miliardi di euro di cui 3,8 miliardi in contanti. Sul piano per azione, considerando il prezzo di mercato del 5 giugno, l’offerta equivale a circa 10,34 euro per titolo Mps corrispondente a un premio del 15,3 % rispetto alle quotazioni di riferimento. L’aumento della componente liquida è stato concepito per attrarre gli azionisti più inclini a una remunerazione immediata, riducendo al contempo l’esposizione al titolo Intesa.
Clausola di esclusività: l’ultimatum al consiglio
Il vero punto di svolta è la clausola introdotta nella proposta: se il Consiglio di Amministrazione di Mps dovesse approvare qualsiasi accordo con Banco BPM o Generali l’intera offerta di Intesa decade automaticamente. Non si tratta di un’opzione negoziabile, ma di una condizione risolutiva che limita drasticamente le alternative del banco senese.
Questa mossa nasce in risposta a un interesse manifestato da Banco BPM di valutare una “fusion of equals” con Mps, ipotesi che, se concretizzata, avrebbe messo fuori gioco Intesa. L’imposizione dell’ultimatum costringe il board senese a scegliere tra un percorso di acquisizione da 31,4 miliardi o la possibilità di aprire trattative alternative, ma senza la sicurezza di un acquirente definito.
Azionisti di riferimento: Delfin, Caltagirone e Benetton
Il panorama degli azionisti di Monte dei Paschi è stato scosso da una serie di manifestazioni di sostegno all’offerta di Intesa. Delfin holding della famiglia Del Vecchio, ha confermato la propria adesione totale all’OPAS, consolidando il suo peso con un 17,6 % di partecipazione. Parallelamente, Francesco Gaetano Caltagirone ha dichiarato il proprio voto favorevole, portando il suo **13,5 %** a schierarsi con Intesa. Insieme, questi due soci controllano circa il **31 %** del capitale sociale.
La famiglia Benetton tramite la controllata Edizione, ha aggiunto un 1,45 % di azioni, impegnandosi a convergere verso la stessa linea. Il risultato è una coalizione di azionisti che detiene più di un terzo del capitale, rendendo più difficile per il management di Mps raccogliere la maggioranza qualificata necessaria a respingere l’offerta.
Scenario per l’assemblea del 29 ottobre
L’assemblea straordinaria fissata per il 29 ottobre sarà decisiva. Se il consiglio accetterà la clausola di esclusività, la procedura di due diligence si avvierà rapidamente, aprendo la strada a una fusione che potrebbe creare uno dei gruppi bancari più grandi d’Europa. In caso di rifiuto della clausola, ma senza approvazione di accordi con BPM o Generali, l’offerta rimarrà valida ma potrebbe trovarsi in una sorta di stallo.
Qualora il board approvasse una delle operazioni con Banco BPM o Generali, l’offerta di Intesa verrà annullata, aprendo la porta a una possibile alleanza italiana priva dell’assorbimento da parte del più grande player nazionale. Gli investitori osservano con attenzione le mosse di Banco BPM che potrebbe accelerare una proposta concorrente per sfruttare la vulnerabilità dell’ultimatum.



