Un intervento della Guardia di Finanza del comando provinciale di Bologna ha portato al sequestro di 39 crypto ATM, di 380.000 euro in contanti e del sito web utilizzato dall’operatore. Per la prima volta, secondo gli inquirenti, è stata applicata la misura prevista dal codice antimafia, con la nomina di un amministratore giudiziario ai sensi dell’art. 34 del D.Lgs. n. 159/2011, misura pensata per interrompere possibili canali di contiguità tra attività lecite e reti criminali.
Le indagini, avviate con un’ispezione antiriciclaggio, hanno ricostruito l’attività commerciale della società: oltre seimila clienti nel triennio 2026-2026 e transazioni per un valore complessivo superiore ai 50 milioni di euro. Dalle verifiche emerge che dal 1° gennaio 2026 l’impresa ha agito senza i requisiti richiesti dalle norme di settore, configurando ipotesi di abusivismo finanziario. Gli accertamenti della Guardia di Finanza hanno segnalato che circa il 20% delle operazioni presentava indicatori di rischio compatibili con il riciclaggio.
Come funzionava la rete e perché i rischi sono elevati
I dispositivi sequestrati permettevano la conversione immediata del denaro contante in criptovalute e viceversa, inviando i fondi verso portafogli esterni senza passare per circuiti bancari tradizionali. Questo modello operativo rende più semplice l’uso di strumenti come mixing, bridge cross-chain o scambi su exchange offshore, che aumentano la distanza tra la provenienza dei fondi e la destinazione finale. Le autorità sottolineano che la facilità di accesso al sistema con contante rappresenta un punto critico perché riduce la tracciabilità e può essere sfruttata per introdurre proventi illeciti nell’economia legale.
Modalità operative e profili di non conformità
Secondo le ricostruzioni investigative, la società privilegiasse la crescita del volume di transazioni e il profitto rispetto agli obblighi di antiriciclaggio. Tra le carenze riscontrate figurano una identificazione insufficiente dei clienti, controlli deboli sulle operazioni e segnalazioni di operazioni sospette inadeguate o incomplete. Il risultato, secondo gli investigatori, è stato un canale operativo che ha gestito svariati milioni di euro mettendo a rischio l’integrità del sistema finanziario alternativo.
Il valore giuridico dell’azione: il codice antimafia applicato al mondo crypto
La scelta di adottare l’istituto dell’amministrazione giudiziaria segna un precedente rilevante: finora questa misura era stata riservata a settori tradizionalmente esposti a infiltrazioni, come edilizia o logistica. Nel caso emiliano la misura è stata disposta dal Tribunale di Bologna su richiesta della Procura, come strumento preventivo per imporre presidi di legalità e procedure di gestione del rischio di riciclaggio all’interno dell’impresa.
Provvedimenti e responsabilità
Oltre al sequestro dei 39 crypto ATM e del denaro contante, la Procura ha denunciato il titolare per abusivismo e il Tribunale ha nominato un amministratore incaricato di ricostruire processi interni, adeguare i controlli antiriciclaggio e valutare la regolarità delle operazioni. Il sequestro comprendeva anche il dominio web essenziale per la promozione e il coordinamento dell’attività di exchange, per interrompere rapidamente i flussi ritenuti a rischio.
Implicazioni per il settore e quadro normativo
L’operazione arriva in un contesto normativo in evoluzione: l’Unione europea ha introdotto il regolamento MiCAR e il modello dei CASP, con obblighi di autorizzazione per i prestatori di servizi in valuta virtuale. In Italia il primo livello di registrazione è gestito dall’OAM. Alcuni periodi transitori sono stati estesi da provvedimenti nazionali, ma gli inquirenti ritengono che la società in questione non rientrasse nel perimetro autorizzativo; motivo per cui è stata contestata anche la violazione della normativa sull’esercizio abusivo dell’attività finanziaria.
Conseguenze pratiche e riflessioni finali
Questo caso rappresenta un segnale per gli operatori del mondo crypto: la crescente attenzione delle autorità può tradursi in ispezioni e misure preventive quando emergono indizi di insufficiente compliance. Per le istituzioni, l’obiettivo dichiarato è tutelare l’economia legale e ridurre la possibilità di infiltrazioni criminali. Per gli utenti e gli operatori resta centrale l’adozione di procedure trasparenti, robuste pratiche di know your customer e il pieno rispetto delle autorizzazioni richieste dal quadro regolatorio.