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17 Maggio 2026

Blitz della Guardia di Finanza: 39 crypto ATM bloccati e amministrazione giudiziaria per un exchange

La Guardia di Finanza di Bologna ha sequestrato 39 crypto ATM e 380.000 euro, disponendo l'amministrazione giudiziaria per un exchange accusato di operare abusivamente e di facilitare il riciclaggio

Blitz della Guardia di Finanza: 39 crypto ATM bloccati e amministrazione giudiziaria per un exchange

Un intervento della Guardia di Finanza del comando provinciale di Bologna ha portato al sequestro di 39 crypto ATM, di 380.000 euro in contanti e del sito web utilizzato dall’operatore. Per la prima volta, secondo gli inquirenti, è stata applicata la misura prevista dal codice antimafia, con la nomina di un amministratore giudiziario ai sensi dell’art. 34 del D.Lgs. n. 159/2011, misura pensata per interrompere possibili canali di contiguità tra attività lecite e reti criminali.

Le indagini, avviate con un’ispezione antiriciclaggio, hanno ricostruito l’attività commerciale della società: oltre seimila clienti nel triennio 2026-2026 e transazioni per un valore complessivo superiore ai 50 milioni di euro. Dalle verifiche emerge che dal 1° gennaio 2026 l’impresa ha agito senza i requisiti richiesti dalle norme di settore, configurando ipotesi di abusivismo finanziario. Gli accertamenti della Guardia di Finanza hanno segnalato che circa il 20% delle operazioni presentava indicatori di rischio compatibili con il riciclaggio.

Come funzionava la rete e perché i rischi sono elevati

I dispositivi sequestrati permettevano la conversione immediata del denaro contante in criptovalute e viceversa, inviando i fondi verso portafogli esterni senza passare per circuiti bancari tradizionali. Questo modello operativo rende più semplice l’uso di strumenti come mixing, bridge cross-chain o scambi su exchange offshore, che aumentano la distanza tra la provenienza dei fondi e la destinazione finale. Le autorità sottolineano che la facilità di accesso al sistema con contante rappresenta un punto critico perché riduce la tracciabilità e può essere sfruttata per introdurre proventi illeciti nell’economia legale.

Modalità operative e profili di non conformità

Secondo le ricostruzioni investigative, la società privilegiasse la crescita del volume di transazioni e il profitto rispetto agli obblighi di antiriciclaggio. Tra le carenze riscontrate figurano una identificazione insufficiente dei clienti, controlli deboli sulle operazioni e segnalazioni di operazioni sospette inadeguate o incomplete. Il risultato, secondo gli investigatori, è stato un canale operativo che ha gestito svariati milioni di euro mettendo a rischio l’integrità del sistema finanziario alternativo.

Il valore giuridico dell’azione: il codice antimafia applicato al mondo crypto

La scelta di adottare l’istituto dell’amministrazione giudiziaria segna un precedente rilevante: finora questa misura era stata riservata a settori tradizionalmente esposti a infiltrazioni, come edilizia o logistica. Nel caso emiliano la misura è stata disposta dal Tribunale di Bologna su richiesta della Procura, come strumento preventivo per imporre presidi di legalità e procedure di gestione del rischio di riciclaggio all’interno dell’impresa.

Provvedimenti e responsabilità

Oltre al sequestro dei 39 crypto ATM e del denaro contante, la Procura ha denunciato il titolare per abusivismo e il Tribunale ha nominato un amministratore incaricato di ricostruire processi interni, adeguare i controlli antiriciclaggio e valutare la regolarità delle operazioni. Il sequestro comprendeva anche il dominio web essenziale per la promozione e il coordinamento dell’attività di exchange, per interrompere rapidamente i flussi ritenuti a rischio.

Implicazioni per il settore e quadro normativo

L’operazione arriva in un contesto normativo in evoluzione: l’Unione europea ha introdotto il regolamento MiCAR e il modello dei CASP, con obblighi di autorizzazione per i prestatori di servizi in valuta virtuale. In Italia il primo livello di registrazione è gestito dall’OAM. Alcuni periodi transitori sono stati estesi da provvedimenti nazionali, ma gli inquirenti ritengono che la società in questione non rientrasse nel perimetro autorizzativo; motivo per cui è stata contestata anche la violazione della normativa sull’esercizio abusivo dell’attività finanziaria.

Conseguenze pratiche e riflessioni finali

Questo caso rappresenta un segnale per gli operatori del mondo crypto: la crescente attenzione delle autorità può tradursi in ispezioni e misure preventive quando emergono indizi di insufficiente compliance. Per le istituzioni, l’obiettivo dichiarato è tutelare l’economia legale e ridurre la possibilità di infiltrazioni criminali. Per gli utenti e gli operatori resta centrale l’adozione di procedure trasparenti, robuste pratiche di know your customer e il pieno rispetto delle autorizzazioni richieste dal quadro regolatorio.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.