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25 Agosto 2026

Come le piccole e medie imprese italiane stanno cambiando approccio al debito

Le pmi italiane stanno cambiando atteggiamento verso il credito, trasformandolo da tabù a strumento strategico per la crescita. Scopri i dettagli di questa evoluzione.

Come le piccole e medie imprese italiane stanno cambiando approccio al debito

Nel panorama economico italiano, le piccole e medie imprese stanno vivendo una trasformazione significativa nel loro approccio al credito. Tradizionalmente visto come un tabù, il debito sta diventando uno strumento strategico per sostenere la liquidità e favorire la crescita aziendale. Questo cambiamento culturale è emerso chiaramente da una ricerca condotta da Qonto in collaborazione con Appinio, che ha coinvolto 1.659 imprenditori tra Italia, Francia, Germania e Spagna nell’aprile 2026.

Mentre in Europa un imprenditore su due rinuncia al proprio stipendio per evitare di chiedere prestiti, in Italia solo il 40% dei titolari di pmi ha ridotto o saltato il pagamento del proprio compenso nell’ultimo anno. Questo dato, combinato con il fatto che il 56% delle pmi italiane utilizza regolarmente il credito per finanziare l’attività, evidenzia una differenza culturale notevole. Le piccole imprese italiane vedono il credito come uno strumento operativo essenziale per tutelare la liquidità e il business.

La gestione della liquidità e le criticità delle pmi

Nonostante il 46% del campione indichi la gestione della liquidità come una criticità principale, il 45% delle pmi non ha mai cercato finanziamenti. Tra queste, il 57% dichiara di non averne bisogno e il 36% considera il debito un segnale di fallimento. Questo approccio, se da un lato può sembrare prudente, dall’altro frena lo sviluppo aziendale. Il 28% delle aziende europee ha perso opportunità di crescita per mancanza di capitali, e il 37% non può espandere l’attività per mancanza di risorse necessarie.

Lorenzo Pireddu, managing director Sud Europa di Qonto, sottolinea che “un terzo delle pmi considera il ricorso al debito un segnale di cattiva gestione finanziaria, mentre in realtà si tratta di una leva strategica che le imprese possono utilizzare per sostenere crescita e sviluppo quando necessario”.

Le barriere psicologiche e culturali al credito

Le barriere all’accesso al credito non sono solo tecniche, ma anche psicologiche e culturali. Il 36% degli imprenditori europei associa il debito a una cattiva gestione finanziaria, il 33% teme di perdere il controllo sulle decisioni aziendali e il 35% non accetta l’idea di indebitarsi. Inoltre, il 77% dichiara di essere orgoglioso di gestire l’impresa senza supporto esterno.

In Italia, invece, il 56% delle pmi ha già utilizzato strumenti di finanziamento, il 49% non riscontra difficoltà di accesso e solo il 21% ha perso opportunità di business per mancanza di credito. Tra chi non si indebita, il 30% rifiuta l’idea in sé e il 20% ne contesta i costi elevati, mentre il 76% rivendica l’orgoglio dell’autonomia gestionale.

Pireddu afferma che “i dati della ricerca mostrano come l’Italia sia oggi uno dei mercati più maturi in Europa nell’accesso ai finanziamenti”. Qonto sta lavorando per eliminare le frizioni nell’accesso al credito, semplificando la gestione della liquidità e rendendola un’attività quotidiana, immediata e integrata nei processi aziendali.

Le soluzioni di Qonto per le pmi italiane

Per rispondere alle esigenze delle pmi italiane, Qonto ha ampliato la propria offerta lanciando la carta di credito e il fido, che completano la suite per il credito a breve termine insieme al servizio Pay Later introdotto nel 2026. Questi nuovi prodotti intercettano un bisogno specifico: secondo indagini interne della società, il 50% dei clienti affronta gap di liquidità a breve termine e l’84% prevede di avere bisogno di finanziamenti nei prossimi 12 mesi. Inoltre, il 45% dei clienti aveva richiesto esplicitamente una carta di credito.

In Italia, l’11% di tutte le carte ordinate tramite la piattaforma è una carta di credito, contro appena l’1% registrato in Francia. Mentre gli strumenti tradizionali in Italia, come factoring e leasing, coprono soprattutto il medio-lungo termine, il segmento del credito a breve e non programmato è poco presidiato dai canali digitali. L’introduzione di questi nuovi prodotti si inserisce nel percorso strategico di Qonto verso l’ottenimento della licenza bancaria, la cui domanda è stata presentata a luglio 2026 presso l’autorità di vigilanza francese (Acpr).

Pireddu spiega che “il tema del finanziamento emerge spesso dal confronto quotidiano con i nostri clienti in Italia, poiché le imprese devono costantemente bilanciare la gestione delle spese ordinarie con la necessità di assicurare che i pagamenti più critici vengano eseguiti senza intoppi”. L’introduzione della carta di credito e del fido permette di ampliare le soluzioni sia per spese come viaggi o magazzino, sia per garantire pagamenti fondamentali come stipendi e fornitori nei momenti di pressione sulla liquidità. Questi prodotti riflettono la maturità raggiunta nella gestione del rischio di credito, tassello centrale nel percorso verso la licenza di istituto di credito.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.