Le montagne italiane sono un luogo di grande bellezza, ma anche di potenziali pericoli. Ogni anno, migliaia di escursionisti e alpinisti si trovano in situazioni di emergenza, richiedendo l’intervento dei soccorsi. Tuttavia, non tutte le chiamate sono giustificate, e questo può mettere a rischio le risorse pubbliche e la sicurezza di chi è realmente in pericolo.
Dal primo gennaio 2026, nuove regole sono entrate in vigore per contrastare le chiamate ingiustificate ai soccorsi. La legge di Bilancio n. 199 del 30 dicembre 2026 stabilisce che chi determina un intervento di ricerca, soccorso o salvataggio per dolo o colpa grave, oppure presenta una richiesta immotivata o ingiustificata, può essere chiamato a rimborsarne il costo.
I casi reali che hanno portato al cambiamento
Due episodi recenti hanno evidenziato la necessità di nuove regole. Nella notte sulla Cima Ovest delle Tre Cime di Lavaredo, un alpinista è stato recuperato illeso dopo aver chiamato i soccorsi. Sul Gran Sasso, invece, cinque escursionisti sono stati trovati in buone condizioni dopo aver chiamato il 112 e poi essersi spostati in una zona senza copertura telefonica.
Questi episodi, riportati dal Club Alpino Italiano e dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, mostrano come un margine di tempo troppo ridotto, la sottovalutazione della stanchezza, il mancato controllo del meteo o una cattiva gestione della chiamata possano mettere in moto una macchina complessa e rischiosa.
I numeri degli interventi del Soccorso Alpino
Nel 2026, il Soccorso Alpino ha compiuto 13.037 missioni, l’8% in più rispetto al 2026. Di queste, 4.231 persone sono state recuperate illese. Tuttavia, tra le cause degli interventi, compare anche l’incapacità durante l’attività che pesa per l’8,1% dei casi. L’escursionismo è di gran lunga l’attività più coinvolta, con il 43,6% dei casi.
Dietro questi numeri ci sono incidenti inevitabili, malori imprevedibili e condizioni ambientali cambiate all’improvviso. Ma anche uscite iniziate troppo tardi, percorsi scelti sulla base di video visti sui social, difficoltà tecniche sottovalutate, batterie scariche, attrezzature inadatte e allerte meteo ignorate.
Le nuove regole e i costi degli interventi
La legge di Bilancio ha introdotto una novità importante: chi determina un intervento di ricerca, soccorso o salvataggio per dolo o colpa grave, oppure presenta una richiesta immotivata o ingiustificata, può essere chiamato a rimborsarne il costo. Questo vale per gli interventi della Guardia di finanza, della Polizia di Stato, dei Carabinieri, dei Vigili del Fuoco e della Guardia Costiera.
Il decreto del ministero dell’economia del 24 luglio 2026 ha trasformato il principio della legge in un vero listino dei costi. Per il personale, si parte da circa 30 euro l’ora per finanzieri e appuntati, si sale con il grado fino a circa 60 euro per gli ufficiali superiori e si arriva intorno ai 70 euro per alcuni reparti specializzati aeronavali. Gli interventi di durata inferiore a sessanta minuti vengono conteggiati comunque come un’ora.
A far lievitare la fattura sono soprattutto i mezzi. Una motoslitta costa circa un euro e mezzo a chilometro; un pattugliatore della Guardia di Finanza può superare i mille euro l’ora. Per un mini drone si rimane sotto i cento euro, mentre un elicottero bimotore può superare i quattromila euro l’ora e un aereo turboelica può sfiorare i cinquemila.
Cosa significa davvero colpa grave
La legge nazionale non contiene un catalogo delle scarpe vietate, delle condizioni meteorologiche proibite o dei sentieri sui quali una chiamata diventa automaticamente a pagamento. Colpa grave è una soglia giuridica, non un’etichetta da applicare a ogni errore. Deve emergere una violazione particolarmente evidente delle regole elementari di prudenza, con un pericolo prevedibile ed evitabile e un legame diretto tra quella condotta e l’intervento diventato necessario.
Possono pesare, nella valutazione: l’inosservanza di un divieto di accesso o di un’ordinanza di chiusura; l’ingresso in un’area esposta a valanghe. La priorità assoluta resterà sempre quella di prestare il soccorso e, soltanto dopo la conclusione delle operazioni, le autorità provvederanno a ricostruire e valutare con attenzione le circostanze che hanno determinato l’intervento.



