Negli Stati Uniti, il periodo compreso tra aprile e giugno 2026 ha visto la sospensione di progetti per data center dal valore complessivo di 68 miliardi di dollari. L’ostilità proviene da centinaia di comuni, che hanno chiesto moratorie o divieti permanenti, spostando così il dibattito su una questione ormai bipartisan. La pressione locale si intreccia con le prossime elezioni di metà mandato, rendendo il tema centrale per entrambi i partiti.
Opposizione locale ai data center negli USA: 68 miliardi di progetti bloccati
Le autorità di circa 30 stati, anche tra quelli tradizionalmente favorevoli agli investimenti tecnologici, hanno introdotto normative più rigide, limiti di zoning e vere e proprie moratorie. Il Data Center Watch segnala una crescita costante di petizioni online e di gruppi di cittadini attivi, spinti da preoccupazioni ambientali, rumorose e da impatti sociali. Il fenomeno è passato da una resistenza marginale a una vera frattura tra le leadership locali e le direttive federali, con le amministrazioni repubblicane dei vari Stati che si trovano ora in conflitto con la Casa Bianca.
Motivi politici e bipartisanità emergente
In passato l’opposizione era considerata una questione di sinistra, ma negli ultimi mesi anche regioni a forte voto repubblicano hanno espresso resistenze. Il presidente Donald Trump ha più volte dichiarato che non intende rallentare lo sviluppo dei centri di calcolo sostenendo che farlo darebbe un vantaggio strategico alla Cina. Tuttavia, le realtà locali stanno lavorando a soluzioni intermedie, spingendo per regolamentazioni più stringenti sull’intelligenza artificiale e sulla gestione ambientale delle strutture.
Impatto energetico globale: il consumo dei data center fino al 2030
Un’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, basata sui dati dell’International Energy Agency, prevede che tra il 2025 e il 2030 gli Stati Uniti, la Cina e l’Unione europea avranno bisogno di 3 312 TWh di energia aggiuntiva, di cui 398 TWh saranno assorbiti esclusivamente dai data center. Gli USA assumeranno il 47,5% dell’incremento totale, pari a circa 203 TWh, cioè 41 TWh all’anno, superando di gran lunga il consumo extra previsto per industria e trasporti.
Stati Uniti, Cina e UE a confronto
In Cina, la crescita della domanda elettrica è dominata dal settore manifatturiero, che richiederà 1 090 TWh nel quinquennio, mentre i data center contribuiranno con 160 TWh (32 TWh annui). L’Unione europea, invece, vedrà i trasporti e l’elettrificazione della mobilità guidare la maggior parte dell’aumento, con 113 TWh di nuova domanda; i data center rappresenteranno 35 TWh (7 TWh annui). Questi numeri dimostrano come la digital transformation sia strettamente legata alla transizione energetica, spingendo verso investimenti in fonti rinnovabili, sistemi di accumulo e reti più flessibili.
Nuove minacce: contenziosi, rumore e rischi di guerra
Il rapporto “Insuring the data centre super-cycle” di Howden, pubblicato a settembre 2026, evidenzia sei macro-categorie di rischio, tra cui contenziosi legalirischi ambientali e, sorprendentemente, rischi di guerra. Le cause e gli arbitrati sono passati da quattro nel 2021 a quattordici nella sola prima metà del 2026, con il 78% dei nuovi casi legati a pianificazione urbanistica, inquinamento acustico e disturbi ambientali.
Il boom delle liti per rumore e impatto ambientale
Sette dei quattordici contenziosi del 2026 riguardano lamentele per il livello sonoro generato da sistemi di raffreddamento, generatori di emergenza e turbine. Queste strutture, operative 24 ore su 24, alterano l’ambiente acustico delle comunità vicine, creando conflitti sociali difficili da mediare. Altri rischi includono il consumo intensivo di acqua per il raffreddamento evaporativo, le emissioni di diesel dai generatori e la gestione delle acque reflue, tutti fattori che le autorità europee stanno già iniziando a regolare con nuove normative sulla trasparenza energetica e idrica.
Infine, la crescente centralità dei data center li rende potenziali bersagli in scenari di conflitto armato, come dimostrato dalle recenti simulazioni di sicurezza nazionale. Le compagnie del settore dovranno quindi confrontarsi con assicurazioni che integrino coperture cyber, property e war risk, in un contesto dove la tradizionale segmentazione delle polizze non è più sufficiente.



