Salta al contenuto
15 Ottobre 2026

Finanziamento in corsa per rilevare quote della famiglia Del Vecchio

Delfin valuta un piano finanziario per acquisire quote della holding familiare, coinvolgendo banche internazionali e definendo il futuro della governance.

Finanziamento in corsa per rilevare quote della famiglia Del Vecchio

La holding dell’imprenditore Leonardo Del Vecchio, gestita dalla cassaforte lussemburghese Delfin, sta elaborando un progetto di finanziamento volto a comprare fino al 25 % delle partecipazioni detenute dagli eredi. L’obiettivo principale è semplificare la struttura azionaria, consentendo a due dei figli di monetizzare le proprie quote e di alleggerire le tensioni interne.

Per realizzare l’operazione, Delfin ha già avviato colloqui con quattro istituti di credito di rilievo: Crédit AgricoleBNP ParibasIntesa Sanpaolo e Citigroup. Queste banche potrebbero fornire il capitale necessario a sostenere l’acquisto della quota, stimata intorno al valore di mercato della holding, pari a circa 40 miliardi di euro. Anche se si applicherà lo sconto di holding l’impegno rimane notevole.

Il quadro finanziario e le fonti di liquidità

Delfin raccoglie annualmente circa 1,5 miliardi di euro di dividendi dalle sue partecipazioni in EssilorLuxottica (32,4 %), Generali (10 %), MPS (17,6 %) e UniCredit (2,7 %). Questo flusso di cassa regolare permette di coprire gli interessi del nuovo debito e preservare una flessibilità finanziaria adeguata. Inoltre, la holding dovrebbe azzerare il debito residuo entro pochi mesi, liberando ulteriore margine operativo per operazioni straordinarie.

Un ulteriore potenziale introito deriva dall’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo su MPS, che potrebbe generare circa 625 milioni di euro per Delfin e conferirle una partecipazione del 3,9 % in Ca’ de Sass.

Ripercussioni sull’azionariato e sulla governance

Acquisendo due delle otto quote del 12,5 % attualmente in mano agli eredi, Delfin ridurrebbe il numero di soci da otto a sei, con ciascuno che detiene circa il 16,5 % del capitale. Una struttura più compatta dovrebbe facilitare l’accordo su governance e sulle politiche di remunerazione riducendo le dispute familiari che da più di quattro anni frenano il riassetto della holding.

Nel caso in cui l’operazione venga approvata, i due soci che cederanno le proprie quote riceveranno un compenso immediato, mentre gli altri quattro rimarranno all’interno della compagine, garantendo continuità nella gestione delle partecipate.

Scadenze legali e decisioni degli eredi

Il tribunale del Lussemburgo ha già prorogato di sei mesi, a partire da settembre, il periodo di esercizio del diritto di prelazione di Delfin sulle quote di Rocco Basilico, Leonardo Maria e Clemente Del Vecchio. Gli eredi hanno tempo fino a fine marzo per valutare e approvare il progetto. La decisione finale determinerà se le quote verranno trasferite a veicoli personali, rendendole più “liquide” e bancabili, come già avvenuto per Luca e Paola Del Vecchio lo scorso luglio.

Leonardo Maria Del Vecchio, che ha recentemente manifestato critiche verso la gestione di Francesco Milleri, potrebbe trovarsi a dover vendere la propria partecipazione del 12,5 % (valutata intorno ai 5 miliardi di euro). Alcune voci indicano la possibilità di un riacquisto interno da parte di Delfin, ma al momento non esiste un’offerta formale né un accordo definitivo.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.