Hai mai chiesto alla tua banca se il fondo azionario che ti ha proposto ha battuto il suo indice di riferimento negli ultimi dieci anni? Se non lo sai, la risposta è già implicita. I fondi comuni azionari sono tra i prodotti più venduti dagli sportelli bancari italiani, ma questo non significa che siano la scelta più conveniente per te.
Nel 2026, il risparmio gestito in Italia ha raggiunto un patrimonio record di 2.636 miliardi di euro, secondo i dati di Assogestioni. Tuttavia, i soli fondi azionari hanno registrato deflussi netti per 5 miliardi, nonostante un anno di mercati in salita. Questo contrasto tra vendite e deflussi solleva domande importanti su questi strumenti di investimento.
Cosa sono i fondi comuni azionari e come funzionano
Un fondo comune azionario raccoglie i capitali di migliaia di risparmiatori e li investe principalmente in azioni. Quando acquisti una quota, non possiedi i singoli titoli, ma una frazione del patrimonio complessivo del fondo. Il valore di questa frazione, chiamato Net Asset Value (NAV) viene ricalcolato quotidianamente in base al valore dei titoli contenuti nel fondo.
Esistono tre principali tipologie di fondi: attiviindicizzati e absolute return. I fondi attivi hanno un gestore che seleziona i titoli con l’obiettivo di battere un benchmark di riferimento, come l’indice MSCI World. I fondi indicizzati, invece, replicano passivamente un indice di mercato, offrendo costi inferiori. I fondi absolute return mirano a ottenere un rendimento fisso, indipendentemente dalle condizioni di mercato.
Le tipologie di fondi azionari
I fondi azionari possono essere classificati in base a diversi criteri. I fondi growth investono in aziende con un alto potenziale di crescita, spesso nel settore tecnologico o emergente. Questi fondi sono più volatili, ma offrono un maggiore potenziale di rendimento a lungo termine. Al contrario, i fondi value cercano società sottovalutate rispetto ai loro fondamentali, scommettendo su un ritorno al valore intrinseco e su dividendi stabili.
Un’altra distinzione importante riguarda i fondi tematici e settoriali. I fondi tematici investono in aziende legate a trend di lungo periodo, come la transizione energetica o la digitalizzazione. I fondi settoriali, invece, concentrano gli investimenti in un singolo settore, come l’energia o la tecnologia. Questi fondi offrono un maggiore rischio, ma anche un potenziale di rendimento più elevato.
Infine, i fondi possono essere classificati in base alla capitalizzazione delle aziende in cui investono. I fondi large cap investono in grandi aziende solide e meno volatili, mentre i fondi mid e small cap puntano su società più piccole, con un maggiore margine di crescita e rischio.
Quanto costano davvero i fondi azionari
Il Total Expense Ratio (TER) rappresenta la somma di tutte le spese annue del fondo, inclusi i costi di gestione, amministrazione e altri oneri. Questo costo viene detratto annualmente dal valore del fondo, indipendentemente dalla sua performance. Secondo l’analisi annuale dell’ESMA, i fondi azionari attivi sono più costosi degli ETF che replicano lo stesso indice, con costi che possono arrivare all’1,5-2,5% annuo, rispetto allo 0,1-0,3% degli ETF.
Un punto e mezzo di differenza può sembrare irrilevante, ma su un orizzonte temporale di vent’anni, l’impatto è significativo. Con 10.000 euro investiti al 7% lordo annuo, un fondo con TER dell’1,8% lascia in mano circa 24.600 euro, mentre un ETF allo 0,2% ne lascia circa 36.200. La differenza di oltre 11.000 euro è dovuta ai costi, non al mercato.
Oltre ai costi, è fondamentale considerare la performance e il rischio. La performance passata non garantisce risultati futuri, ma può indicare se il gestore ha battuto il benchmark al netto dei costi. È importante valutare anche il rischio associato al fondo, utilizzando metriche come la volatilità e il rapporto Sharpe.
Il controllo del portafoglio: perché è fondamentale
Un portafoglio ben strutturato non è una semplice collezione di prodotti, ma una struttura bilanciata in base al profilo del risparmiatore. I fondi attivi, tuttavia, possono compromettere questo equilibrio. Il gestore di un fondo attivo può modificare la composizione del portafoglio senza consultare l’investitore, rendendo difficile mantenere un bilanciamento ottimale.
Ad esempio, se possiedi tre fondi attivi con diverse strategie, la tua esposizione azionaria può variare nel tempo senza che tu te ne renda conto. Questo rende difficile il ribilanciamento ovvero l’adeguamento della composizione del portafoglio per mantenere il livello di rischio desiderato. Con gli ETF, invece, sai esattamente cosa possiedi e puoi ribilanciare il portafoglio in modo più efficace.
Il controllo del portafoglio è essenziale per garantire che i tuoi investimenti siano allineati ai tuoi obiettivi e alla tua tolleranza al rischio. Delegare la gestione a fondi attivi può compromettere questo equilibrio, rendendo difficile raggiungere i tuoi obiettivi finanziari.
Prima di investire, valuta attentamente queste variabili e considera l’opportunità di utilizzare strumenti a basso costo come gli ETF per mantenere il controllo del tuo portafoglio.



