Il dibattito sulla potenziale fusione tra Monte Paschi di Siena e la sua controllata Mediobanca si intensifica.
L’amministratore delegato Luigi Lovaglio sta cercando di delineare un piano strategico volto a garantire i 700 milioni di euro di sinergie promesse alla Banca Centrale Europea (BCE). Tuttavia, permangono molteplici incertezze e questioni da risolvere prima che questa operazione possa concretizzarsi.
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I costi del delisting e le preoccupazioni degli azionisti
Un nuovo piano industriale è atteso nelle prossime settimane, ma il consiglio di amministrazione di Mps non ha ancora avuto modo di esaminarlo. Le preoccupazioni maggiori riguardano i costi associati al delisting, che, secondo le valutazioni basate sull’Offerta Pubblica di Acquisto (OPA) dello scorso autunno, potrebbero raggiungere i 3 miliardi di euro. Attualmente, il valore delle azioni di Mediobanca è ben al di sotto dell’offerta di Mps, il che complica ulteriormente la situazione.
Analisi dei valori azionari
Nel dettaglio, l’offerta pubblica di acquisto (OPA) proposta da Lovaglio prevede un corrispettivo di 2,533 azioni Mps e 0,90 euro in contanti per ciascuna azione di Mediobanca. Attualmente, ciò corrisponde a circa 24,25 euro per azione, per un totale di circa 3 miliardi di euro per i 120 milioni di titoli ancora in circolazione. In confronto, il valore delle azioni di Mediobanca è sceso a 18,8 euro ciascuna, evidenziando un divario significativo che potrebbe compromettere l’operazione.
Implicazioni per gli azionisti e alternative strategiche
Il rischio di un delisting si traduce in un potenziale problema per gli investitori di Mps. La fusione, infatti, non rappresenta un vincolo contrattuale con la BCE, ma piuttosto una delle possibili strategie da perseguire. Sono disponibili alternative, come l’ottimizzazione delle operazioni aziendali attraverso una ristrutturazione interna, che potrebbero portare alle stesse sinergie senza la necessità di unire completamente le due entità.
Opzioni di riorganizzazione
Una riorganizzazione potrebbe includere, per esempio, la fusione tra Widiba e Mediobanca Premier, insieme a un significativo taglio dei costi. Inoltre, si potrebbe considerare l’idea di aumentare il flottante di Mediobanca per consentire a Mps di raccogliere fondi utili per ulteriori investimenti. Queste strategie alternative potrebbero dimostrarsi più vantaggiose rispetto a un delisting completo.
Reazioni del mercato e monitoraggio da parte della Consob
Nonostante l’incertezza, il titolo di Mediobanca ha registrato un incremento del 6%, alimentato dalla speculazione. Questa fluttuazione comporta un rischio significativo per gli azionisti di entrambe le banche, una situazione che sta attirando l’attenzione della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob), la quale sta monitorando attentamente gli sviluppi. Gli investitori si mostrano cauti, considerando le potenziali ripercussioni di una fusione mal gestita.
Il futuro di Monte Paschi di Siena e Mediobanca resta avvolto nell’incertezza, con opportunità e rischi che si intrecciano. La strada da percorrere è complessa e i prossimi passi strategici del management saranno cruciali per determinare il destino di queste due importanti istituzioni finanziarie.

