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2 Giugno 2026

Laboratorio clandestino scoperto nel pordenonese con pagamenti in criptovalute

Il 26 maggio 2026 la Squadra Mobile di Pordenone ha smantellato un presunto laboratorio per la lavorazione della droga: due giovani arrestati, oltre 13 chilogrammi di hashish sequestrati e l'uso di piattaforme digitali e criptovalute per la gestione delle vendite.

Laboratorio clandestino scoperto nel pordenonese con pagamenti in criptovalute

Il 26 maggio 2026 la Polizia di Stato di Pordenone ha eseguito una importante operazione che ha portato all’arresto di due giovani e al sequestro di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. L’intervento, coordinato dalla Procura della Repubblica di Pordenone e condotto dalla Squadra Mobile, ha messo in luce un’organizzazione dedita alla lavorazione, conservazione e distribuzione di hashish e marijuana.

L’attività investigativa, nata da un episodio precedente di spaccio, ha documentato l’impiego di metodologie sofisticate sia per il trattamento dello stupefacente sia per la gestione delle comunicazioni e dei pagamenti.

Come è partita l’indagine

Le indagini sono scaturite da un arresto avvenuto a gennaio, quando due acquirenti furono fermati con oltre 200 grammi di hashish. Quell’episodio ha avviato una serie di servizi di osservazione, pedinamenti e controlli che hanno permesso agli investigatori di ricostruire i rapporti tra i sospetti e di individuare i luoghi utilizzati per la lavorazione. Grazie al costante monitoraggio, gli agenti hanno potuto ottenere riscontri sui movimenti e sugli incontri tra i presunti fornitori.

Monitoraggio e servizi sul territorio

Le attività di controllo hanno evidenziato frequenti spostamenti e incontri tra i due indagati, osservati in diversi contesti pubblici e in zone isolate, elementi che hanno rafforzato i sospetti sulla loro collaborazione. Le perquisizioni coercitive sono state disposte e svolte contestualmente per evitare fughe di informazioni e garantire il recupero del materiale incriminante.

Il sequestro: luoghi, strumenti e tecniche

Durante le perquisizioni, eseguite anche con il supporto dell’unità cinofila della polizia locale di Pordenone, gli agenti hanno rinvenuto oltre 13 chilogrammi di hashish e circa mezzo chilo di marijuana nascosti in più punti tra camere da letto, garage e cantine. Il materiale era confezionato in diverse modalità, tra cui panetti da 100 e 50 grammi, ovuli sottovuoto e pacchi da mezzo chilo e da un chilogrammo, molti recanti marchi identificativi usati per distinguere qualità e lotti.

Strumenti di lavorazione e conservazione

Tra gli oggetti sequestrati figuravano bilancini, macchine per il sottovuoto, involucri per il confezionamento e frigoriferi portatili collegati alla rete elettrica per il controllo della temperatura. Gli investigatori hanno trovato anche un dispositivo denominato roner, normalmente impiegato in cucina a bassa temperatura, ma ritenuto utilizzato qui per il “hash curing”, una procedura che permette di affinare consistenza, aroma e qualità dell’hashish attraverso la stagionatura in condizioni controllate.

Nel garage di una delle abitazioni è stata inoltre recuperata una carabina ad aria compressa completa di ottica di precisione, assieme a supporti e munizionamento, elementi che hanno aumentato la gravità del quadro indiziario.

Modalità operative e tecnologia

L’inchiesta ha evidenziato il ricorso a strumenti digitali per rendere più difficili le tracce delle attività illecite. Sono stati sequestrati telefoni senza Sim contenenti applicazioni di messaggistica criptata e riferimenti a sistemi di pagamento in criptovalute, utilizzati secondo gli investigatori per gestire ordini e transazioni con minore tracciabilità rispetto ai canali tradizionali.

Comunicazioni criptate e pagamenti digitali

L’uso di piattaforme online e app come Telegram e servizi analoghi è stato indicato come canale di contatto tra acquirenti e fornitori; parallelamente, la presenza di strumenti per le criptovalute nella disponibilità degli indagati è stata interpretata come prova dell’impiego di metodi di pagamento alternativi per ostacolare le indagini finanziarie.

Conseguenze giudiziarie e riflessioni

Al termine delle formalità, i due giovani, rispettivamente di 24 e 25 anni e residenti ad Azzano Decimo e Fiume Veneto, sono stati posti a disposizione dell’autorità giudiziaria e per entrambi è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Tutto il materiale rinvenuto, dalla sostanza stupefacente agli strumenti di confezionamento e ai dispositivi elettronici, è stato sequestrato per gli accertamenti del caso.

L’operazione mette in luce come le reti locali di spaccio possano evolvere adottando tecniche di produzione e conservazione sofisticate e strumenti digitali per la gestione delle vendite. Il caso sottolinea inoltre l’importanza di indagini coordinate, che combinino attività tradizionali di osservazione con l’impiego di unità specializzate come i cani antidroga e l’analisi dei dispositivi elettronici.

Implicazioni per la prevenzione

Le forze dell’ordine rimarcano la necessità di aggiornare continuamente le competenze investigative per contrastare l’uso di tecnologie emergenti nel crimine organizzato. La collaborazione tra uffici giudiziari, polizia locale e Squadre Mobili si conferma cruciale per individuare e disarticolare strutture che operano sul territorio.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.