Le criptovalute stanno rivoluzionando il modo in cui gli Stati sanzionati gestiscono le loro finanze. Quello che un tempo era un fenomeno marginale, legato a hacker e attività illegali, si è trasformato in una componente fondamentale delle economie di guerra e delle strategie di sopravvivenza dei regimi sotto pressione.
Secondo le ultime analisi, nel 2026 gli indirizzi riconducibili a entità sanzionate hanno movimentato oltre 100 miliardi di dollari in valute digitali, un aumento esponenziale rispetto all’anno precedente. Questo fenomeno non solo minaccia l’efficacia delle sanzioni, ma ridefinisce il potere di controllo finanziario dell’Occidente su Paesi come Russia, Iran e Corea del Nord.
La Russia e la stablecoin A7A5
La Russia è il caso più emblematico di come le criptovalute possano essere utilizzate per aggirare le sanzioni. Dopo l’invasione dell’Ucraina e l’esclusione di molte banche russe dai circuiti finanziari internazionali, Mosca ha sviluppato una rete di pagamenti alternativa basata sulle criptovalute.
La stablecoin A7A5 ancorata al rublo e collegata alla rete A7, ha processato 93,3 miliardi di dollari in meno di un anno. Il meccanismo è semplice ma efficace: rubli in entrata in Russia, conversione in token ancorati al rublo, trasformazione in stablecoin come Tether, e infine pagamento internazionale o riconversione in valuta forte. Questo sistema permette alla Russia di ricostruire una catena dei pagamenti alternativa dove le banche tradizionali sono interdette.
L’Iran e il commercio parallelo
L’Iran, da anni abituato a triangolazioni e intermediari per vendere petrolio, ha trovato nelle criptovalute un ulteriore strumento per aggirare le restrizioni. Le piattaforme digitali locali, i wallet collegati alle reti delle Guardie Rivoluzionarie e i pagamenti per petrolio sono solo alcuni degli elementi di questo ecosistema sofisticato.
Le criptovalute permettono all’Iran di trasferire valore senza passare da intermediari vigilati, rendendo i flussi finanziari più difficili da tracciare. Questo sistema non solo sostiene l’economia iraniana, ma rappresenta una sfida diretta alle sanzioni internazionali.
La Corea del Nord e il furto di criptovalute
La Corea del Nord ha adottato un approccio diverso rispetto a Russia e Iran. Piuttosto che creare un’infrastruttura finanziaria parallela, Pyongyang ha perfezionato il furto di criptovalute. I gruppi hacker legati al regime attaccano exchange, protocolli DeFi e wallet per rubare valute digitali, che poi riciclano attraverso mixer, catene diverse e intermediari compiacenti.
Questo metodo, seppur meno sofisticato rispetto a quello adottato da Russia e Iran, è altrettanto efficace nel sostenere l’economia nordcoreana e nel minare l’efficacia delle sanzioni internazionali.
Se i flussi finanziari si spostano sulla blockchain, le principali leve di politica estera occidentale rischiano di indebolirsi, rendendo necessario un ripensamento delle strategie di controllo finanziario.


