Nell’Ottocento, il filosofo danese Søren Kierkegaard annotò nei suoi diari una preoccupazione che oggi sembra riaffiorare: la direzione di una nave in balia del cuoco di bordo.
Questa immagine calzante rappresenta perfettamente la situazione economica attuale, specialmente dopo l’annuncio di Donald Trump, avvenuto il 4 aprile, riguardante la rottura dei trattati di libero scambio senza il consenso del Congresso. La decisione di imporre dazi e di ignorare le norme del WTO ha sollevato interrogativi su cosa si nasconda dietro questa mossa.
Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti hanno accumulato un debito estero senza precedenti, superando i trenta trilioni di dollari, un valore che rappresenta il 95% del loro PIL. La reazione di Trump, come indicato da esperti economici, è stata quella di tentare di correggere una situazione percepita come un’emergenza, imponendo dazi su una vasta gamma di beni. Tuttavia, molti paesi del mondo hanno risposto che, contrariamente a quanto sostenuto, non hanno approfittato degli Stati Uniti, ma viceversa.
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Le motivazioni dietro l’imposizione dei dazi
Ma perché Trump ha scelto di introdurre questi dazi? Secondo il professor Richard Baldwin, esperto di economia, i dazi riflettono una “Dottrina della Lagnanza”, mirata a soddisfare le esigenze emotive degli elettori. In altre parole, la protezione commerciale serve a placare le lamentele di una base elettorale convinta che l’America sia stata umiliata e sfruttata. I dazi, dunque, non sono strumenti per raggiungere obiettivi economici, ma sono diventati un fine in sé, un gesto politico visibile e carico di significato emotivo.
La questione legale dei dazi
Un altro aspetto da considerare riguarda la legittimità di Trump nell’imporre i dazi senza il consenso del Congresso. Negli Stati Uniti, il potere di tassare è tradizionalmente riservato al Congresso, ma Trump ha invocato una legge chiamata “International Emergency Economic Powers Act” (IEEPA), che consente al presidente di agire in situazioni di emergenza. Tuttavia, questa decisione è stata oggetto di contestazione legale e tre tribunali hanno già stabilito che i dazi non sono stati giustificati, portando la questione alla Corte Suprema.
Le deliberazioni della Corte sono iniziate il 5 novembre e si attende un verdetto. Anche se la maggioranza dei giudici è di orientamento repubblicano, sarà difficile giustificare l’imposizione di dazi come quelli applicati al Brasile, in particolare quando l’ex presidente Bolsonaro ha contestato la sua mancata rielezione. È complesso sostenere un’emergenza economica in tali circostanze.
Le ripercussioni globali
I dazi imposti da Trump hanno generato un clima di incertezza nell’economia globale. Un indice, che misura l’uso della parola ‘incertezza’ in rapporti economici su 167 paesi, ha mostrato un’impennata di questa emozione dall’arrivo di Trump, superando anche i picchi vissuti durante la Grande Recessione e la pandemia. Gli imprenditori si trovano ora a dover prendere decisioni di investimento senza conoscere l’andamento dei dazi imposti da altri paesi o quelli che colpiranno i loro approvvigionamenti.
Conseguenze sui mercati finanziari
La situazione si complica ulteriormente per i titoli di stato americani, che storicamente hanno rappresentato un pilastro dei mercati obbligazionari. Recentemente, i T-Bond hanno perso il loro rating AAA, e ora gli investitori sembrano avere più fiducia nei titoli italiani rispetto a quelli americani. Ciò ha portato a un aumento dei costi di finanziamento per il Tesoro americano, che ora deve pagare tassi più elevati rispetto a quelli richiesti per i Btp italiani.
Inoltre, sul piano geopolitico, gli Stati Uniti non possono più essere considerati il garante di una Pax Americana, avendo seminato discordia tra alleati e avversari. Le politiche protezionistiche di Trump hanno avuto ripercussioni ben oltre i confini nazionali, portando a un ambiente di sfiducia e instabilità.