Il 19 febbraio 2026 la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Foggia, con il supporto del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche di Roma, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Procura della Repubblica di Foggia e convalidato dal gip.
L’operazione mira alla confisca per equivalente per un valore complessivo superiore a 650.000 euro. L’intervento riguarda un individuo residente in provincia, indagato per reati connessi all’utilizzo di strumenti digitali a fini illeciti. Sono in corso accertamenti investigativi volti a quantificare l’entità delle attività contestate e il possibile coinvolgimento di terzi.
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Ricostruzione del presunto sistema
In seguito alle indagini coordinate dalla Procura, gli investigatori hanno ricostruito un presunto schema di evasione fiscale e autoriciclaggio basato sull’uso di tecnologie legate alle criptovalute. Le attività si inseriscono nell’ambito degli accertamenti in corso per quantificare l’entità dei reati contestati e individuare eventuali responsabilità di terzi.
L’analisi dei flussi finanziari ha consentito l’identificazione di numerosi wallet con movimentazioni rilevanti riconducibili, direttamente o indirettamente, all’indagato. Gli inquirenti hanno inoltre quantificato plusvalenze derivanti da operazioni di trading, che saranno oggetto di valutazione fiscale e penale.
La tecnica dell’inscription sui Satoshi
A seguito delle verifiche, gli investigatori hanno individuato l’uso di una tecnica nota come inscription applicata su frazioni di Bitcoin, i cosiddetti Satoshi. La procedura consiste nella personalizzazione di singole unità con immagini o brevi contenuti digitali, trasformando unità fungibili in oggetti percepiti come unici.
Secondo gli accertamenti, tali unità venivano trasferite e vendute a un prezzo superiore al controvalore del bitcoin sottostante. L’operazione generava plusvalenze non dichiarate, riconducibili a una valorizzazione artificiale dell’asset digitale.
Gli investigatori hanno paragonato la pratica alla marcatura di una moneta per aumentarne il valore percepito. Le verifiche proseguono per quantificare l’entità delle plusvalenze e valutare le conseguenze fiscali e penali.
Meccanismi per offuscare i flussi
Le verifiche successive alle prime analisi hanno evidenziato l’impiego di servizi specializzati per rendere opache le transazioni. Gli investigatori hanno rilevato l’uso di mixing di criptovalute, ovvero servizi che mescolano fondi provenienti da indirizzi diversi per complicarne la tracciabilità.
L’analisi forense, eseguita con software specialistici in dotazione alla componente tecnica del Corpo, ha ricostruito percorsi e riconciliazioni tra indirizzi. Secondo gli investigatori, tali riscontri collegano le attività illecite al reimpiego dei proventi, con trasferimenti orchestrati attraverso più piattaforme e conti intermediari. Le indagini proseguono per identificare gli intermediari coinvolti e determinare l’ampiezza delle responsabilità fiscali e penali.
Reimpieghi patrimoniali e utilizzo di sussidi pubblici
Le verifiche successive hanno evidenziato che parte dei capitali ritenuti illeciti sarebbe stata reinvestita nell’acquisto di un immobile di pregio, in un’autovettura di elevata cilindrata e in ulteriori acquisti di criptovaluta. Gli accertamenti hanno inoltre rilevato la percezione indebita di misure di sostegno pubblico, tra cui il reddito di cittadinanza, il reddito di emergenza e l’assegno di inclusione, circostanze che hanno aggravato il quadro indiziario a carico dell’indagato.
Aspetti investigativi e tecnici
Le verifiche, successive alle segnalazioni di reimpiego di capitali e uso improprio di sussidi, hanno integrato elementi informatici e finanziari. L’attività ha utilizzato tool per l’analisi forense delle transazioni su blockchain, l’incrocio di dati patrimoniali e dichiarativi e l’esame delle interazioni tra wallet. Queste valutazioni hanno permesso di formulare ipotesi di reato che includono omessa dichiarazione, autoriciclaggio e sottrazione al pagamento delle imposte.
La dimensione europea dell’operazione
I responsabili della componente specializzata hanno sottolineato il carattere innovativo delle tecniche impiegate e l’importanza del coordinamento internazionale. L’indagine è stata indicata come esempio di integrazione tra competenze giuridiche, digitali e finanziarie per contrastare forme moderne di evasione che sfruttano strumenti crittografici e servizi di offuscamento. Sul piano operativo proseguono le attività investigative e lo scambio di informazioni con autorità di altri Stati membri.
Implicazioni e messaggi delle forze dell’ordine
Dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza è stata ribadita la funzione dell’Arma nella tutela della legalità economica e nella protezione degli interessi finanziari dello Stato e della collettività. L’operazione rientra nelle attività volte a contrastare la sottrazione di risorse al fisco, il reimpiego di capitali illeciti e la percezione indebita di sussidi pubblici.
Il sequestro preventivo eseguito rappresenta un passaggio formale verso la confisca per equivalente, strumento utilizzato per neutralizzare patrimoni ritenuti provento di reato. Le indagini proseguiranno per approfondire collegamenti finanziari e valutare responsabilità ulteriori, con attività investigative coordinate tra unità specializzate.
La vicenda evidenzia le criticità poste dall’uso delle criptovalute in contesti illeciti e la necessità di aggiornare strumenti e competenze investigative. Sul piano operativo sono attesi ulteriori scambi informativi con autorità di altri Stati membri e sviluppi finalizzati al recupero delle risorse sottoposte a vincolo.

