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18 Maggio 2026

Prezzi del petrolio: cosa spiega la calma apparente mentre lo stretto di Hormuz resta chiuso

Analisi dei fattori che tengono i prezzi sotto controllo nonostante il rischio sullo stretto di Hormuz e degli scenari che potrebbero portare a uno shock improvviso

Prezzi del petrolio: cosa spiega la calma apparente mentre lo stretto di Hormuz resta chiuso

Il mercato petrolifero sta vivendo una tensione inattesa: da un lato le interruzioni nel Golfo Persico e i segnali geopolitici indicano una rischiosità elevata, dall’altro le quotazioni non salgono in modo proporzionale. Il caso del Brent con il contratto di luglio attorno a 111 dollari illustra questa anomalia, malgrado le probabilità che lo Stretto di Hormuz resti chiuso fino al 1° luglio raggiungano livelli storicamente alti.

Per comprendere la discrepanza è utile guardare sia agli indicatori finanziari che alle misure di rischio reale. Strumenti di mercato come Kalshi mostrano come le scommesse sulla riapertura siano relativamente stabili, mentre gli indici di tensione geopolitica e i rilasci di riserve strategiche esercitano pressioni contrarie. Il risultato è un prezzo che incorpora elementi diversi: aspettative di scarsità futura ma anche la presenza di buffer ancora disponibili.

Dinamiche di prezzo e segnali statistici

Un’analisi quantitativa prova a mettere insieme questi fili. Un semplice modello econometrico che include la variabile binaria per lo Stretto chiuso e un proxy per l’intensità militare — l’indice GPR_Action di Caldara et al. — produce la seguente relazione: priceoil = 4.76 + 0.217*CLOSED + 0.0003*GPR_Action. La specificazione statistica mostra un Adj-R2 di 0.15 e una serie di limiti diagnostici (SER = 0.153, DW = 0.89, NObs = 36, campione 18/3-11/5), indicando che il modello cattura parte dell’effetto ma non tutto.

Interpretazione del modello

Il modello spiega perché la chiusura dello stretto contribuisce a rialzi, ma sottostima i prezzi osservati: intorno al 11 maggio la previsione risultava inferiore di circa 10 dollari rispetto al valore reale. Questo suggerisce che esistono altre informazioni rilevanti non incluse nella specificazione, come movimenti di mercati fisici, decisioni politiche improvvise o aggiustamenti nel flusso commerciale. In altre parole, il modello offre una lente parziale, utile ma insufficiente per spiegare la volatilità potenziale.

Fattori geopolitici e reazioni immediate

La componente geopolitica resta dominante: la mancata svolta del vertice Xi-Trump a Pechino (15 maggio 2026) ha ridotto le speranze di una mediazione rapida, mentre dichiarazioni di attori internazionali hanno avuto effetti limitati sulle ‘odds’ di mercato. Ad esempio, nonostante un commento duro del Presidente Trump riportato dalla BBC, le probabilità offerte da Kalshi non hanno mostrato variazioni significative; il Brent di luglio ha però registrato un rimbalzo intraday di circa 2,40 dollari prima di stabilizzarsi su un guadagno netto inferiore.

Azioni e risposte regionali

Numerosi sviluppi concreti influenzano il quadro: l’OPEC ha corretto al ribasso le stime di domanda 2026 di 200.000 b/d, portandole a +1,17 milioni b/d, mentre l’IEA ha autorizzato rilasci massicci dalle riserve strategiche (circa 164 milioni di barili al 8 maggio). Nel frattempo, paesi come gli Emirati accelerano infrastrutture alternative — un oleodotto che aggira lo stretto mirato a raddoppiare la capacità di esportazione e previsto operativo entro il 2027 — e la Cina valuta il riavvio delle importazioni di greggio dagli Stati Uniti, mosse che possono riequilibrare flussi a medio termine.

Scorte, scenari di emergenza e rischio di shock

Gli osservatori di mercato avvertono che, se lo stretto rimanesse effettivamente chiuso, le scorte commerciali potrebbero avvicinarsi a livelli critici in poche settimane. JPMorgan e analisti indipendenti indicano che le scorte nei paesi sviluppati possono avvicinarsi a livelli di stress operativo già all’inizio di giugno; Saudi Aramco ha ammonito su possibili carenze di benzina e cherosene prima dell’estate. L’IEA avverte di un ritmo di drawdown senza precedenti, aumentando il rischio di rialzi accentuati.

Il rischio di un rialzo non lineare

Più volte è stato sottolineato il pericolo di un aggiustamento «non lineare»: piuttosto che un aumento graduale, i prezzi potrebbero impennarsi in maniera rapida e parabolica se i buffer fisici si esaurissero e si innescassero fenomeni di panic buying o dislocazioni fisiche delle forniture. Alcune banche e broker stimano scenari con Brent oltre 130-140 dollari al barile se la chiusura dovesse protrarsi e i tassi di esaurimento delle scorte rimanessero quelli osservati in aprile.

In conclusione, il prezzo attuale riflette un equilibrio instabile tra segnali di scarsità reale e meccanismi di assorbimento (scorte, rilasci strategici e flussi marittimi alternativi). Il rischio maggiore non è l’aumento monotono ma la possibilità di un balzo improvviso se alcuni elementi di domanda o offerta venissero a mancare contemporaneamente. Per gli operatori e i policymaker la priorità resta monitorare le scorte, i movimenti fisici delle navi e gli sviluppi diplomatici che possono rapidamente modificare il profilo di rischio.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.