Le comunicazioni depositate presso la Securities and Exchange Commission hanno portato alla luce una presenza documentata di Intesa Sanpaolo nell’universo delle criptovalute.
I dati riferiti alle posizioni al 31 dicembre 2026 mostrano un portafoglio che include principalmente ETF spot su Bitcoin e una piccola esposizione su strumenti legati a Solana, oltre a una consistente posizione in opzioni su azioni della società Strategy.
Indice dei contenuti:
Il peso numerico e la sua rilevanza
Secondo il form 13F depositato alla Sec, le quote in Etf Bitcoin ammontano a circa 96 milioni di dollari, ripartiti soprattutto tra l’ARK 21Shares Bitcoin ETF e l’iShares Bitcoin Trust. A fianco di queste risultano circa 4,3 milioni di dollari nel Bitwise Solana Staking ETF. Questi importi appaiono significativi se letti isolatamente, ma diventano marginali se confrontati con le dimensioni complessive di un grande gruppo bancario come Intesa Sanpaolo.
Interpretare i numeri
La dicitura “DFND” presente nel filing suggerisce che alcune posizioni possono essere detenute per conto terzi o in gestione condivisa con società affiliate.
La strategia dietro le posizioni
Oltre agli Etf, il documento evidenzia un’operazione in opzioni put su Strategy per un controvalore di circa 184,6 milioni di dollari. Le put consentono di proteggere o speculare su un ribasso del titolo: questa scelta, combinata con la detenzione di Etf su Bitcoin, può risultare coerente con una strategia che mira a bilanciare esposizioni e rischi piuttosto che a puntare a una direzione unica di mercato.
Un precedente pratico
Non è la prima incursione del gruppo nel mondo delle crypto: all’inizio del 2026 Intesa Sanpaolo aveva acquistato 11 Bitcoin a scopo sperimentale, operazione interpretata come un test operativo utile alla progettazione di prodotti strutturati per clientela sofisticata. Queste attività si inseriscono in una progressione prudente di avvicinamento al settore digitale.
Contesto di mercato e regolamentazione
Il periodo di riferimento del filing — fine 2026 — coincideva con quotazioni di Bitcoin sensibilmente più alte rispetto ai livelli successivi: il mercato ha poi mostrato flessioni sostanziali, contribuendo a rendere più complessa la valutazione delle performance. Inoltre, l’arrivo del regolamento europeo MiCA e delle nuove regole prudenziali CRR3 sta imponendo alle banche un approccio strutturato e conservativo verso i cripto-asset, con requisiti di governance e capitalizzazione più stringenti.
La posizione delle banche italiane
In Italia esistono milioni di persone che detengono cripto-asset, spesso con importi contenuti; dal lato istituzionale, gli istituti procedono in maniera graduale. L’esperienza di Intesa Sanpaolo sembra rispecchiare questa cautela: monitoraggio del comparto, sperimentazione tecnica e esposizione contenuta, senza trasformare l’interesse in una scommessa massiccia.
Il quadro ricostruito dai filing alla Sec racconta la storia di una grande banca che non ignora il fenomeno crypto, ma che lo affronta con prudenza e con intenti operativi. Le posizioni in ETF e le opzioni su Strategy appaiono orientate a svolgere test, offrire servizi a clienti istituzionali e coprire rischi, più che a cercare rendimenti speculativi rilevanti per il conto economico del gruppo.
Questa lettura rafforza l’idea che il settore bancario europeo, e in particolare le grandi istituzioni italiane, stiano lentamente costruendo competenze operative e modelli di servizio sugli asset digitali, pur mantenendo una distanza prudente in termini di esposizione patrimoniale.

