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Social card, ancora problemi

Una nuova bufera investe la social card, dopo lo scandalo della “patacca” che il Governo aveva rifilato agli italiani, consegnando loro delle carte per i tre quarti vuote. Già perchè stando ai dati ben l’80% delle tesserine solidali volute dal ministro Tremonti sono andate al Sud, in barba ad uno dei pilastri fondamentali del federalismo fiscale, quello della “perequazione territoriale“.
Nord a secco quindi, capace di raccogliere solo briciole anche se nelle regioni del Nord Italia vive ben un terzo delle famiglie bisognose. A rivelare questa situazione l’Inps e l’Istat che denunciano come si sia difronte a due Italie. Da una parte una dove si può fare la spesa grazie all’aiuto dello Stato, e un’altra dove questo non è possibile.
Ma facciamo due conti.
La “Padania“, Emilia Romagna compresa, ospita circa il 45,5% della popolazione ma riceve solo il 16,8% delle carte “sociali”, mentre al Sud, dove risiede il 54,5% degli italiani, è andato il restante 83,2%.

Ora il fatto che dalla capitale in giù la povertà sia più “concentrata” non riesce comunque a giustificare questo eccessivo squilibro.
Ma come si è arrivati a questa situazione?
La media nazionale è di circa una carta ogni 140,7 abitanti, ma ciò non ha impedito di far piovere in Sicilia una carta ogni 52,7 abitanti, mentre in Lombardia ne è stata distribuita una ogni 434,3 abitanti. E le distanza si allargano ancora di più se vengono prese in considerazione altre regioni, visto che alla Campania è andata una tessera ogni 57,6 abitanti, in Calabria una ogni 67,4 abitanti, mentre in Trentino appena una ogni 897,7, in Emilia una ogni 408,7.
Alla base c’è ancora una volta un errore del Governo che di fatto non sembra aver tenuto conto di un fattore di certo non secondario, ovvero la forte disparità del potere d’acquisto da una regione all’altra, che di fatto al Nord risulta essere inferiore rispetto al Sud.
Necessario quindi un’inversione di rotta che, in pratica, porti all’abbandono degli strumenti “centralizzati” di lotta alla povertà che hanno mostrato tutta la loro inefficienza e sono stati utili solo come “spot” pubblicitari.
C’è quindi chi pensa che probabilmente si sarebbe fatto meglio ad assegnare la gestione della social card direttamente ai Comuni che di certo conoscono meglio i bisogni dei propri cittadini e sarebbero, quindi, stati capaci di assicurare una maggiore equità.
Insomma solo grattacapi per Tremonti che deve già fare i conti con il caso delle carte vuote. Stando, infatti, ai dati dell’Inps su 580.268 carte distribuite solo 423.868 sono state attivate, il che significa che quelle funzionanti sono solo un terzo, mentre il 27% sono praticamente “scoperte”.
Che cosa ne penseranno i beneficiari?

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