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Tassazione delle Criptovalute in Italia: Novità e Cambiamenti Previsti dal 2026

A partire dal 1° gennaio 2026, il panorama fiscale italiano relativo alle criptovalute si appresta a cambiare in modo significativo.

La nuova normativa prevede un’aliquota del 33% sulle plusvalenze e sugli altri proventi considerati come redditi diversi, come indicato nell’articolo 67 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR). Questo provvedimento è stato sancito dalla Legge di Bilancio 2026, approvata il 30 dicembre 2025.

Le eccezioni per le monete elettroniche in euro

Nonostante l’introduzione di questa aliquota, la Legge di Bilancio 2026 ha previsto delle eccezioni, particolarmente per i token di moneta elettronica che sono denominati in euro. Per questi token, che rientrano nella definizione del Regolamento (UE) 2026/1114 MiCAR, l’aliquota scende al 26%. Questa misura offre una certa flessibilità ai contribuenti che operano con monete digitali ancorate all’euro.

Implicazioni fiscali delle conversioni

È importante sottolineare che la nuova normativa stabilisce anche delle regole di neutralità fiscale per le operazioni che coinvolgono le conversioni tra euro e token elettronici in euro. In pratica, convertire euro in un token di moneta elettronica o viceversa non sarà considerato un evento imponibile, a patto che si rispettino i requisiti stabiliti dalla legge. Questa specifica modifica mira a semplificare la gestione delle transazioni per i contribuenti.

Il ruolo delle criptovalute nel patrimonio mobiliare

Un altro aspetto fondamentale da considerare è che la normativa prevede l’inclusione delle criptovalute nel calcolo dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente). Questo significa che le giacenze in criptovalute dovranno essere dichiarate come parte del patrimonio mobiliare. Tale misura implica una maggiore trasparenza e tracciabilità delle operazioni finanziarie, aumentando così le responsabilità fiscali dei contribuenti.

Valutazione delle operazioni e documentazione

Con l’introduzione delle nuove aliquote, diventa cruciale per i contribuenti prestare attenzione alla corretta qualificazione del reddito e alla documentazione delle transazioni. La legge distingue chiaramente tra i proventi derivanti da operazioni con token in euro, che beneficiano dell’aliquota ridotta, e quelli derivanti da criptovalute diverse, che rimangono soggetti all’aliquota standard del 33%. Per esempio, se un contribuente decide di scambiare Bitcoin con un token elettronico in euro, la plusvalenza realizzata su Bitcoin sarà soggetta all’aliquota ordinaria.

La riforma fiscale del 2026 introduce un cambiamento significativo nella tassazione delle criptovalute in Italia. Con un’aliquota generale del 33% e un’eccezione per i token di moneta elettronica in euro fissata al 26%, i contribuenti dovranno prestare attenzione alle nuove normative per evitare sanzioni. Inoltre, l’inclusione delle criptovalute nel patrimonio mobiliare richiede un’adeguata pianificazione e rendicontazione, rendendo fondamentale la consulenza di esperti in materia fiscale.

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