La Banca Centrale Europea ha annunciato un aumento dei tassi di interesse di un quarto di punto percentuale. Questo rialzo, che porta il tasso sui depositi al 2,50%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%, è stato accolto con una certa prevedibilità dagli investitori. Tuttavia, le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica.
La presidente Christine Lagarde ha sottolineato che la Bce non ha discusso alcun percorso futuro per i tassi, ma è determinata a raggiungere l’obiettivo di un’inflazione al 2%. Le previsioni di inflazione per l’area euro sono state riviste al rialzo, con un’attesa del 3% per il 2026, del 2,3% per il 2027 e del 2,1% per il 2028.
Impatti sui mutui: fisso o variabile?
Per il mercato dei mutui l’aumento dei tassi cambia poco, poiché le condizioni delle banche si sono già adeguate. L’Euribor a tre mesi ha superato il 2,7%, con un incremento di 30 punti rispetto a inizio giugno. L’Eurirs utilizzato per i mutui fissi, ha registrato un aumento di 20 centesimi nello stesso periodo.
Le previsioni indicano un ulteriore aumento di 25 centesimi per l’Euribor trimestrale entro fine anno e un rialzo di pari entità da parte della Bce. Tuttavia, i pronostici sui tassi vanno presi con cautela, come dimostrato dalle previsioni iniziali dell’anno che si sono rivelate inaccurate.
La scelta per il tasso fisso è attualmente plebiscitaria tra i nuovi mutuatari. Tuttavia, l’aumento dei mutui e l’inflazione potrebbero impattare sulle vendite di case, con un effetto che si manifesterà nei primi mesi del 2027. Le transazioni di prima casa potrebbero subire un calo, mentre quelle per investimento rimarranno più stabili.
Effetti sui Btp e sui mercati obbligazionari
I mercati hanno anticipato l’aumento dei tassi, portando a un incremento dei rendimenti delle obbligazioni a 10 anni nell’area euro. Il Btp a 10 anni è passato dal 3,60% di fine giugno al 4,28% del 10 settembre, mentre il rendimento dei Bund tedeschi è salito dal 2,84%.
Non tutti i Paesi emittenti hanno registrato incrementi identici, e probabilmente i rendimenti dei bond si muoveranno a velocità diverse nei prossimi mesi. L’inflazione elevata e l’incertezza economica potrebbero portare a ulteriori strette monetarie entro la fine dell’anno.
Prospettive per i prestiti
Secondo i dati dell’osservatorio MutuiOnline, il TAN medio dei mutui a tasso variabile a 20 e 30 anni è salito al 2,80%. Per i mutui a tasso fisso, il rialzo è stato di una decina di punti base, con la media passata dal 3,35% al 3,46%.
La convenienza del tasso variabile si sta riducendo, con un risparmio che si assottiglia. Se lo scenario di crisi dovesse permanere anche all’inizio del 2027, il gap tra tasso fisso e tasso variabile potrebbe ridursi ulteriormente. Le richieste di finanziamento sono diminuite del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2025.



