Per decenni Bagnoli è stata sinonimo di promesse non mantenute: un’area vasta e inquinata, con terreni e fondali interdetti, è rimasta in stato di abbandono a causa di contenziosi e incertezze istituzionali.
Oggi, grazie a una governance dedicata e a un programma organico chiamato PRARU, la situazione entra in una nuova fase operativa che combina bonifica ambientale, opere marine e progetti di rigenerazione urbana.
Indice dei contenuti:
Perché Bagnoli è un caso complesso
La trasformazione parte da radici industriali: con la chiusura dell’Italsider negli anni ’80, l’area di circa 240 ettari tra terra e mare è stata interessata da contaminazioni significative, tanto da essere individuata come Sito di Interesse Nazionale (SIN). Questo status impone interventi coordinati a livello statale per mettere in sicurezza suolo e costa prima di qualsiasi riconversione. Nel 2014 è stata creata la figura del Commissario Straordinario per Governare il processo; dal 2026 il ruolo è svolto dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, affiancato da una struttura commissariale e due sub-commissari, a garanzia di una governance unificata.
Programma e priorità operative
Il Programma di Risanamento Ambientale e di Rigenerazione Urbana (PRARU) definisce tre linee d’intervento principali: la bonifica dei suoli e dei fondali, la realizzazione delle infrastrutture interne e la rigenerazione urbana dell’area. Le tecniche di intervento sono state selezionate sulla base di un’Analisi approfondita dello stato di contaminazione e dei futuri usi previsti dagli strumenti urbanistici, con l’obiettivo di coniugare efficacia ambientale, sostenibilità e fruizione pubblica.
Le bonifiche effettuate e le tecnologie impiegate
Il percorso di caratterizzazione del sito ha previsto circa 260 sondaggi e 10 piezometri, oltre a una analisi di rischio sanitario-ambientale che ha orientato gli obiettivi di intervento. La strategia prevede un mix di tecnologie: processi chimico-fisici come il desorbimento termico e il soil washing, combinati con approcci biologici come la phytoremediation, cioè l’uso di specie vegetali per ridurre la contaminazione e ripristinare le funzioni del suolo.
La bonifica dell’ex Eternit
Un punto di svolta concreto è stata la conclusione, nel, della bonifica dell’area ex Eternit, collegata alle attività dell’acciaieria e storicamente contaminata da amianto. L’intervento ha comportato lo smaltimento di circa 70.000 tonnellate di materiali contenenti amianto per un valore di circa 23,8 milioni di euro, con operazioni di incapsulamento, scavo, vagliatura in tendostruttura e trasferimento via mare verso una discarica in Svezia. L’intero cantiere è stato seguito da un sistema di monitoraggio ambientale fisso e mobile e si è concluso con un piano di caratterizzazione integrativo e una valutazione di rischio sito-specifica.
La questione della colmata e il risanamento marino
La colmata artificiale realizzata negli anni ’60 ha rappresentato per decenni il nodo più difficile: rimuoverla avrebbe significato movimentare enormi volumi di sedimenti contaminati, con rischi e costi molto elevati. La soluzione scelta è il capping, ossia la copertura con strati progettati di materiali inerti che isolano la colmata senza rimuoverla, offrendo una messa in sicurezza permanente con impatti limitati durante i lavori. Parallelamente sono previste opere di stabilizzazione della costa, scogliere per proteggere i sedimenti e interventi di dragaggio selettivo e di rinaturalizzazione delle praterie marine.
Monitoraggio e valutazioni ambientali
Il progetto marino è stato aggiornato grazie a campagne di studio come il Progetto ABBACO del 2017, coordinato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, che ha fornito una mappatura scientifica dei fondali. Le valutazioni ambientali nazionali (VIA-VAS) e gli enti tecnici come ARPAC e ISPRA partecipano ai monitoraggi continui, con centraline per la qualità dell’aria, controllo delle polveri e sistemi di monitoraggio delle acque e dei sedimenti, in conformità alle prescrizioni ambientali.
Scadenze, opere pubbliche e prospettive urbane
Un elemento che ha impresso slancio al cronoprogramma è stato l’affidamento della Coppa America, che ha imposto la necessità di completare alcune opere costiere e funzionali entro maggio 2026. Le strutture per l’evento saranno temporanee e reversibili; la manifestazione non modifica gli obiettivi di fondo del PRARU ma ne ha anticipato parti infrastrutturali e marine, generando una scadenza non prorogabile che in Italia spesso accelera le realizzazioni.
Tra le opere previste in chiave pubblica c’è il Parco dello Sport, destinato ad attrezzature di uso collettivo, attività sportive anche paralimpiche e infrastrutture leggere realizzate su suoli bonificati. L’intento dichiarato è evitare una riproposizione massiccia di edificazioni private per privilegiare spazi fruibili dalla città e processi di inclusione sociale.
Il percorso non è ancora concluso e la prudenza rimane d’obbligo dopo decenni di annunci non realizzati. Tuttavia, la combinazione di una governance centralizzata, l’esito tangibile della bonifica ex Eternit, una decisione tecnica sulla colmata e la spinta di scadenze internazionali segnano una fase diversa: dalla parola ai cantieri. Saranno i tempi di cantiere e i monitoraggi a stabilire se questa sarà davvero la rinascita di Bagnoli.

