Il termine ultimo per presentare la dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta 2025 è 2 novembre 2026. La scadenza è stata posticipata dal 31 ottobre perché cadeva di sabato, ma non esistono ulteriori proroghe: chi supera questo limite entra nel regime della dichiarazione tardiva, con sanzioni economiche.
Prima di premere il pulsante “invia”, è fondamentale effettuare una verifica completa del modello. Un errore anche di battitura può compromettere l’accettazione della pratica e generare ritardi o multe. In questo articolo trovi una checklist pratica, suddivisa per tematiche, per essere certo di non commettere omissioni.
Quando è obbligatorio il modello Redditi 2026 e perché non basta il 730
Il modello Redditi persone fisiche 2026, noto anche come Unico, è destinato a chi ha situazioni patrimoniali o reddituali che il modello 730 non è in grado di gestire. Tra i soggetti obbligati troviamo i lavoratori autonomi con partita IVA, i professionisti, gli artigiani e i commercianti; i contribuenti che hanno percepito redditi esteri o detengono patrimoni all’estero da indicare nel quadro RW; chi deve versare le imposte direttamente, senza sostituto d’imposta; chi ha ceduto partecipazioni qualificate o ha redditi di capitale tassati ordinariamente; e chi deve compilare il quadro RM per redditi soggetti a tassazione separata. In tutti questi casi, il 730 non è ammesso e solo il modello Redditi consente una corretta dichiarazione.
Controllo dei dati anagrafici e del domicilio fiscale
Gli errori anagrafici sono tra i più frequenti e di solito i più costosi da correggere. Prima dell’invio occorre verificare che il codice fiscale coincida esattamente con quello rilasciato dall’Agenzia delle Entrate; qualsiasi carattere errato invalida la pratica. È altresì indispensabile indicare correttamente il domicilio fiscale al 1° gennaio 2025 e, se cambiato, al 1° gennaio 2026, perché questi dati determinano l’addizionale regionale e comunale. Per chi presenta la dichiarazione per conto di un minore o di un soggetto incapace, vanno inseriti i dati del rappresentante o tutore. Un eventuale cambio di residenza avvenuto nel 2025 può modificare le addizionali locali e non deve essere trascurato.
Verifica dei quadri reddituali
Quadro RE/RF: redditi da lavoro autonomo e d’impresa
Chi compila il quadro RE (professionisti) o il quadro RF (imprenditori in contabilità ordinaria) deve confrontare i ricavi e i compensi dichiarati con le scritture contabili e con i dati della fatturazione elettronica. L’Agenzia delle Entrate incrocia automaticamente i dati comunicati, perciò una discrepanza significativa tra il fatturato elettronico e le cifre riportate nel quadro è un chiaro segnale di rischio.
Quadro RW: monitoraggio di patrimoni e redditi esteri
Il quadro RW è spesso la fonte delle sanzioni più gravose, perché riguarda l’obbligo di dichiarare conti correnti esteri, partecipazioni in società straniere, immobili all’estero, criptovalute e altri asset digitali. È necessario indicare tutti i beni con giacenza media superiore alla soglia prevista e fornire i valori corretti. Omettere o compilare in maniera approssimativa questo quadro espone a sanzioni proporzionali al valore dei beni non dichiarati.
Deduzioni e detrazioni: non dimenticare le spese ammissibili
Prima di chiudere la dichiarazione, occorre ricontrollare tutte le spese sostenute nel 2025 per le quali spettano detrazioni o deduzioni: spese sanitarie, interessi passivi sul mutuo prima casa, premi assicurativi, contributi previdenziali, erogazioni liberali e altre voci similari. Anche se la documentazione non va allegata alla dichiarazione, deve essere conservata e resa disponibile in caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Calcolo imposte, acconti versati e codici tributo
Un passaggio spesso trascurato è il confronto tra le imposte calcolate nella dichiarazione e gli acconti già versati nel corso del 2025 (giugno e novembre). Se gli acconti risultano inferiori, si genera un saldo da versare; se superiori, nasce un credito da utilizzare o a rimborso. È fondamentale verificare che i codici tributo indicati nei modelli F24 corrispondano esattamente a quelli richiesti nella dichiarazione, perché un pagamento con codice errato non viene riconosciuto automaticamente dall’Agenzia delle Entrate.
Invio telematico e conseguenze di un ritardo
Il modello Redditi 2026 deve essere trasmesso esclusivamente per via telematica, tramite i servizi online dell’Agenzia delle Entrate o tramite un intermediario abilitato (commercialista, CAF, consulente del lavoro). Prima dell’invio definitivo è consigliabile eseguire il controllo formale con il software di compilazione, che segnala errori bloccanti, salvare la ricevuta di trasmissione come prova di accettazione e accertarsi che il file inviato sia l’ultima versione compilata.
Chi supera il 2 novembre 2026 può comunque presentare la dichiarazione entro il 1° febbraio 2027, ma verrà considerata tardiva e sarà soggetta a sanzione. Dopo questa data, la dichiarazione è considerata omessa, con conseguenze più severe. Per il modello 730 esisteva una scadenza più stretta per le dichiarazioni integrative a favore (26 ottobre 2026), mentre per il modello Redditi è possibile presentare una dichiarazione integrativa entro i termini ordinari di decadenza dell’accertamento.



