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24 Ottobre 2026

Morosità del canone Rai supera un milione di utenti e 100 milioni €

Il canone Rai, ora in bolletta, ha trasformato l’evasione in una morosità record: 1,14 milioni di debitori e 102 milioni di euro arretrati.

Morosità del canone Rai supera un milione di utenti e 100 milioni €

Nel corso del 2023, il canone Rai ha raggiunto cifre senza precedenti: 1,14 milioni di contribuenti risultano morosi e gli importi non versati superano i 102 milioni di euro. Questi dati, estratti dal rapporto sull’economia sommersa allegato al Documento di Programmazione della Finanza Pubblica presentato al Parlamento, denunciano una nuova realtà fiscale. Il cambiamento più evidente è la transizione del canone dalla raccolta tradizionale alla sua inclusione nella bolletta elettrica, fenomeno che ha modificato radicalmente il profilo degli inadempienti.

Da evasori a morosi: il mutamento del profilo debitorio

Prima dell’introduzione del canone nella bolletta, l’elemento dominante era l’evasione: famiglie che non dichiaravano il possesso di un televisore e, di conseguenza, non pagavano assolutamente nulla. Il nuovo meccanismo ha chiuso questa fuga, poiché ogni utenza elettrica domestica riceve automaticamente l’addebito. Il risultato è una caduta netta degli evasori, ma al contempo la nascita di una nuova categoria di soggetti: i morosi, individui che, pur avendo ricevuto il debito in bolletta, non lo hanno saldato.

Cause della morosità nel nuovo regime

Le motivazioni alla base di tale morosità sono molteplici. In primo luogo, le difficoltà economiche di numerose famiglie, che vedono il canone – pari a 90 euro annui – aggiungersi alle spese energetiche già gravose. In secondo luogo, la contestazione del diritto all’esenzione: alcuni contribuenti, per età avanzata, reddito ridotto o assenza di televisore, dovrebbero essere esenti, ma non hanno completato correttamente la procedura di comunicazione all’Agenzia delle Entrate. Infine, vi sono casi di inerzia amministrativa, legati a cambi di fornitore o a contratti particolari, che lasciano il debito in uno stato di “zona grigia”.

Recupero crediti: il ruolo dell’Agenzia delle Entrate

Una volta che il pagamento non avviene, il debito non scompare. L’Agenzia delle Entrate è l’ente incaricato della riscossione, operando con gli strumenti tradizionali: cartelle esattoriali, fermi amministrativi e, nei casi più estremi, pignoramenti. Sebbene l’importo medio per contribuente – 90 euro all’anno – sia contenuto, la moltiplicazione per più di un milione di posizioni rende la cifra complessiva rilevante per le finanze della RAI.

Limitazioni operative del sistema di riscossione

L’efficacia della riscossione dipende dalla capacità operativa dell’Agenzia e dalla priorità assegnata a questi crediti rispetto ad altri. Il meccanismo di addebito in bolletta è automatico e rapido, ma la fase successiva – il recupero – risulta più lenta, costosa e spesso incompleta. Il risultato è un evidente disallineamento tra l’efficienza dell’addebito e la debolezza del processo di recupero, che rende la morosità un problema strutturale.

Implicazioni per il futuro del finanziamento pubblico

Le cifre del 2023 dimostrano che, sebbene il passaggio alla bolletta abbia eliminato l’evasione pura, ha generato una nuova forma di perdita di risorse. Oltre un milione di posizioni aperte e più di 102 milioni di euro non riscossi incidono direttamente sul bilancio della RAI e, di riflesso, sul modello di finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo. Per i contribuenti che ritengono di avere diritto all’esenzione, è fondamentale presentare la dichiarazione entro i termini stabiliti, altrimenti rischiano di essere classificati come morosi nonostante il diritto legittimo.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.