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5 Luglio 2026

Chi guida la nuova élite delle criptovalute e come l’impero di Trump ha incassato miliardi

Un quadro completo dei principali miliardari delle criptovalute, con la classifica dei più ricchi, la volatilità che può cancellare patrimoni e il ruolo centrale di Donald Trump, la cui esposizione cripto ha generato profitti enormi e alimentato la prospettiva di indagini parlamentari

Chi guida la nuova élite delle criptovalute e come l’impero di Trump ha incassato miliardi

Il mondo delle valute digitali ha creato un’élite economica che grossomodo non trova paragoni in altri settori: patrimoni accumulati in poco tempo, esposizioni esposte a oscillazioni violente e, in alcuni casi, conseguenze politiche rilevanti. In questo articolo si ricostruisce la classifica dei maggiori patrimoni legati al comparto cripto, si analizzano profili chiave come quello degli exchange e si mette in luce il caso particolare dell’impero finanziario di donald trump, caratterizzato da introiti stratosferici ma anche da perdite diffuse tra gli investitori.

La top ten dei miliardari delle criptovalute e i numeri che contano

La classifica dei più ricchi legati al settore digitale mette insieme fondatori di exchange, amministratori delegati di piattaforme di trading e investitori noti: al primo posto figura Changpeng Zhao, co-fondatore di Binance con una ricchezza stimata intorno ai 110 miliardi di dollari. Subito dopo si colloca Giancarlo Devasini, legato a Tether con una stima di circa 89,3 miliardi. Completano il podio figure come Brian Armstrong di Coinbase e Chris Larsen di Ripple seguiti da altri manager e investitori che nelle ultime valutazioni appaiono con fortune nell’ordine delle decine di miliardi fino a qualche miliardo.

La lista comprende nomi diversi per formazione e percorso: sviluppatori, ex professionisti medici diventati imprenditori, e veterani che hanno attraversato la crisi delle dot-com. Accanto ai super-ricchi, però, ci sono storie di ridimensionamento: fondatori e creatori che hanno visto evaporare parte dei loro averi a seguito di crash di mercato o di scandali finanziari.

Elenco sintetico dei principali patrimoni (stime)

Tra i riferimenti di mercato emergono i seguenti valori stimati per i protagonisti citati: Changpeng Zhao (circa 110 mld), Giancarlo Devasini (89,3 mld), Brian Armstrong (14,2 mld), Chris Larsen (11,9 mld), Paolo Ardoino (9,5 mld), Jean-Louis van der Velde (9,5 mld), Michael Saylor (8,6 mld), Justin Sun (8,5 mld), Michael Novogratz (7,5 mld) e Donald Trump (7,2 mld). Queste cifre vanno lette con cautela, dato il livello di opacità e di variabilità intrinseco agli asset digitali.

L’impatto della volatilità e i casi emblematici di crollo

Il mercato cripto è noto per repentini aumenti e altrettanto veloci cadute di valore: patrimoni che salgono in breve e possono altrettanto rapidamente ridursi. Alcuni imperi, un tempo valutati come stabili, sono collassati per casi di frode o cattiva gestione: l’esempio più clamoroso è rappresentato dall’esplosione e dal fallimento di un grande exchange che ha portato alla perdita totale delle fortune di chi lo guidava. Situazioni analoghe hanno coinvolto altri protagonisti come i co-fondatori di piattaforme che sono usciti disciolti dal mercato in seguito a indagini e procedimenti.

Oltre agli scandali giudiziari, la semplice contrazione delle quotazioni ha scosso patrimoni significativi: fondatori di piattaforme tecnologiche hanno visto il proprio capitale scendere drasticamente, come nel caso di chi deteneva token legati a specifiche società o progetti decentralizzati. Anche figure di spicco come l’ideatore di una nota blockchain si trovano oggi al di fuori delle liste delle maggiori fortune per via della discesa delle valutazioni.

L’impero di Trump tra profitti cripto e potenziali indagini politiche

Un elemento che lega finanza digitale e politica è il ruolo assunto da Donald Trump, la cui dichiarazione patrimoniale riflette una dimensione economica straordinaria. La documentazione pubblica indica attività e partecipazioni aggregate per circa 2,2 miliardi di dollari, frutto di un ventaglio di iniziative che comprende attività nel settore delle criptovalute accordi commerciali nel mondo dei media e licenze del marchio. Particolarmente rilevante è il contributo attribuito a una società di recente costituzione che avrebbe generato oltre 1,2 miliardi in un anno grazie a operazioni legate al comparto digitale.

Il memecoin $TRUMP e le perdite degli investitori

Tra le componenti più discusse figura il lancio di token e memecoin legati al brand presidenziale. Alcuni di questi progetti, al picco, hanno raggiunto capitalizzazioni molto elevate prima di subire crolli massicci: per esempio, una criptovaluta associata al brand ha visto un calo fino al 95-97% dal valore massimo, con conseguenti perdite per gran parte degli acquirenti. I dati di analisi sui portafogli mostrano che una larga percentuale degli investitori in queste emissioni si è trovata in perdita nel mercato secondario.

Questo scenario ha portato i partiti d’opposizione a prefigurare indagini parlamentari qualora riconquistassero la maggioranza alla Camera dopo le elezioni di medio termine del novembre 2026: l’attenzione principale riguarda possibili conflitti tra l’esercizio della presidenza e gli interessi economici privati. Sul piano costituzionale esistono limiti alle retribuzioni ricevute da governi stranieri, e sul piano politico l’accusa è che decisioni di politica economica o regolamentazione possano influire sul valore delle attività riconducibili a persone vicine al presidente.

In definitiva, il rapporto tra la nuova élite delle criptovalute e la politica mette in luce tre elementi intrecciati: ricchezza rapida e concentrata, volatilità capace di prorogare o distruggere patrimoni e l’insorgere di questioni etiche e istituzionali quando attori privati intrecciano interessi economici e ruoli pubblici. Il futuro del settore rimane incerto, segnato sia da potenziali innovazioni sia da rischi sistemici che continuano a richiedere attenzione da parte di operatori, investitori e legislatori.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.