Salta al contenuto
4 Ottobre 2026

Come dichiarare le plusvalenze cripto e quali imposte pagare nel 2026

Scopri come calcolare, dichiarare e ottimizzare le imposte sulle criptovalute nel 2026.

Come dichiarare le plusvalenze cripto e quali imposte pagare nel 2026

Il mondo delle criptovalute è diventato parte integrante dell’economia italiana, ma la sua evoluzione porta con sé una serie di obblighi fiscali sempre più articolati. A partire dal 2026, le norme introdotte dalle leggi finanziarie del 2023 e del 2025 si consolidano, imponendo nuove soglie, aliquote più alte e un obbligo di reporting più stringente. Chiunque detenga o operi con asset digitali deve quindi conoscere in dettaglio come calcolare i guadagni quale imposta pagare e quali scadenze rispettare per evitare sanzioni. Questa guida raccoglie tutti i punti chiave, dalle aliquote alle modalità di dichiarazione, fornendo un quadro pratico e aggiornato per l’anno fiscale 2026.

Aliquote e novità fiscali per il 2026

Le plusvalenze derivanti dalla vendita di criptovalute sono classificate come redditi diversi e vengono tassate con un’imposta sostitutiva. Fino al 2025 l’aliquota era del 26%, ma la Legge di Bilancio 2025 ha previsto un aumento al 33% a partire dal 1° gennaio 2026. Questo cambiamento si applica a tutte le plusvalenze che superano la soglia di €2.000 annui, cancellando l’esenzione che era in vigore per gli anni precedenti. Parallelamente, è rimasta valida un’opzione alternativa: pagare un’imposta del 14% sul valore totale delle crypto detenute al 1° gennaio, anziché sulla differenza di prezzo.

Aliquota sulle plusvalenze

L’imposta sostitutiva del 33% si applica sul guadagno netto cioè sulla differenza tra il prezzo di vendita e la base di costo. Non è più possibile beneficiare dell’esenzione di €2.000, Per i contribuenti che scelgono l’imposta alternativa, la base di calcolo è il valore di mercato delle crypto al 1° gennaio, considerato come costo fiscalizzato per l’anno successivo.

Imposta alternativa sul portafoglio

L’imposta alternativa, introdotta con la Legge finanziaria 2023, permette di pagare un’aliquota fissa del 14% sul valore complessivo degli asset cripto al 1° gennaio. Questo regime sostituisce l’imposta sulle plusvalenze, ma non consente di compensare le eventuali perdite. Il pagamento può essere effettuato in un’sola soluzione entro il 30 giugno o in tre rate, con un interesse annuo del 3% sulle rate successive. La scelta tra le due opzioni dipende dal profilo di investimento: chi prevede guadagni contenuti può optare per l’imposta sul portafoglio, mentre chi realizza plusvalenze elevate potrebbe trovare più conveniente il regime proporzionale.

Calcolo della base imponibile e gestione delle perdite

Il calcolo delle plusvalenze segue il metodo LIFO (Last In, First Out), obbligatorio in Italia. In pratica, le monete acquistate più recentemente sono considerate le prime vendute, il che influisce direttamente sulla base di costo. Per esempio, se un investitore acquista 1 BTC a €3.000 e successivamente ne compra un altro a €2.000, vendendo 1 BTC a €4.000, il profitto sarà calcolato rispetto al prezzo di €2.000, generando una plusvalenza di €2.000. Questo metodo può aumentare l’imposta dovuta rispetto al FIFO, ma è l’unico riconosciuto dall’Agenzia delle Entrate.

Loss harvesting e riporti delle perdite

Le perdite derivanti dal trading di criptovalute possono essere compensate con i guadagni dello stesso anno e riportate per un massimo di cinque esercizi. Una strategia comune è il loss harvesting ovvero vendere asset in perdita per ridurre il carico fiscale complessivo. È importante conservare tutta la documentazione delle operazioni, poiché l’Agenzia delle Entrate richiede prova delle perdite per riconoscerne il riporto. Le perdite dovute a truffe, hacking o smarrimento delle chiavi non hanno una disciplina specifica, ma è consigliabile denunciare l’evento e consultare un commercialista specializzato per valutare eventuali possibilità di compensazione.

Dichiarazione e adempimenti pratici

Dal 2023 è obbligatorio indicare le crypto nel Quadro RW della dichiarazione dei redditi, sia per asset detenuti in Italia sia all’estero. I contribuenti con soli redditi da lavoro dipendente possono utilizzare il Modello 730, ma per chi ha plusvalenze o patrimoni esteri è necessario il Modello Redditi PF, che include il Quadro RT per le plusvalenze e il già citato Quadro RW. Le scadenze sono: 30 settembre per il 730 e 31 ottobre per il Redditi PF, riferite all’anno fiscale precedente.

Flat tax per nuovi residenti e imposta patrimoniale

Chi decide di trasferirsi in Italia può beneficiare di una flat tax di €100.000 annui sui redditi esteri, più €25.000 per ciascun familiare a carico. Questo regime semplificato copre anche le plusvalenze da criptovalute considerate reddito estero, riducendo gli obblighi di reportistica. Per quanto riguarda l’imposta patrimoniale, gli asset custoditi da intermediari italiani subiscono automaticamente un bollo dello 0,2%. Se gli asset sono custoditi all’estero o in modalità auto-custodia, si applica un’imposta annuale dello 0,2% calcolata sul valore al 31 dicembre, con un tetto massimo di €14.000 per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Utilizzare software dedicati, come quelli offerti da fornitori specializzati, può semplificare la raccolta dei dati e ridurre il rischio di errori. Una pianificazione accurata, supportata da un professionista fiscale, permette di ottimizzare il carico tributario e di aderire pienamente alle disposizioni vigenti.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.