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3 Ottobre 2026

Maxi frode finanziaria smantellata a Torino: 6 milioni sequestrati

Scoperta una truffa da 6 milioni che sfruttava falsi investimenti in oro e criptovalute, con sequestro di beni per oltre 1,6 milioni.

Maxi frode finanziaria smantellata a Torino: 6 milioni sequestrati

Nel periodo compreso tra il 2021 e il 2023 la Guardia di Finanza di Torino, in collaborazione con le unità di Teramo e Milano, ha smantellato una rete criminale dedita a truffe finanziarie. L’organizzazione, definita come associazione per delinquere aveva attratto centinaia di risparmiatori promettendo rendimenti eccezionalmente alti su investimenti in oro e criptovalute. In totale sono stati raccolti più di 6 milioni di euro, denaro poi sequestrato in parte per un valore superiore a 1,6 milioni.

Il fulcro dell’inganno era una presunta banca d’investimento di diritto londinese, con uffici fittizi a Spagna e a Torino. L’ente non possedeva alcuna licenza bancaria né l’autorizzazione a operare sui mercati finanziari, ma si presentava come un operatore specializzato in beni rifugio. Attraverso una campagna pubblicitaria mirata e la creazione di una rete di presunti consulenti finanziari i promotori riuscivano a instaurare un rapporto di fiducia con le vittime, convincendole a versare somme consistenti.

Il funzionamento della finta banca londinese e la rete di consulenti

Le attività promozionali si basavano su documenti apparentemente professionali, brochure e pagine web tradotte in più lingue. Ogni potenziale investitore veniva contattato da un “consulente” che illustrava le opportunità di guadagno, facendo leva sul desiderio di proteggere il capitale in tempi di inflazione. La finta banca proclamava di investire in oro fisico e in varie criptovalute, garantendo rendimenti superiori al 20 % annuo. Tuttavia, nessuna delle operazioni dichiarate doveva mai essere realmente effettuata.

Lo schema Ponzi e la piattaforma digitale fasulla

Per dare credibilità al progetto, i truffatori hanno implementato un classico schema Ponzi. Una piccola parte dei fondi raccolti veniva temporaneamente impiegata per pagare interessi fittizi ai primi investitori, creando l’illusione di un’attività redditizia. Inoltre, le vittime ricevevano le credenziali di una piattaforma online inventata appositamente dove potevano monitorare in tempo reale i presunti guadagni. Schermi di rendimenti, grafici di crescita e report di investimento erano generati automaticamente, ma non rispecchiavano alcuna transazione reale.

Il sequestro dei proventi e le indagini della Guardia di Finanza

Le indagini condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza hanno portato all’esecuzione di perquisizioni presso le sedi dei principali imputati e delle società a loro collegate. Sono stati sequestrati contanti, autoveicoli, immobili e quote societarie per un valore complessivo di oltre 1,6 milioni di euro. Parte di questi beni era stata acquistata con i proventi della truffa, configurando il reato di autoriciclaggio. Dodici persone risultano coinvolte: sette sono indagate per autoriciclaggio e cinque per esercizio abusivo dell’attività finanziaria.

Al momento, il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari. Il presupposto di non colpevolezza rimane valido per tutti gli indagati fino a quando il giudice non accerti le responsabilità penali. La Guardia di Finanza ha ribadito la sua determinazione a contrastare i reati contro il patrimonio, soprattutto quelli che sfruttano la crescente attrazione per le criptovalute e gli asset alternativi.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.