Gli ETF stanno diventando protagonisti indiscussi nei portafogli dei fondi pensione segnando una svolta significativa nel panorama della previdenza complementare. Questo fenomeno è sostenuto da una serie di vantaggi unici, tra cui costi contenutitrasparenzaliquidità e diversificazione che li rendono strumenti ideali per l’adozione dei modelli life cycle.
La previdenza complementare svolge un ruolo cruciale sia come investitore istituzionale che come pilastro del welfare. Con l’aumento delle criticità del sistema pubblico, il secondo pilastro è destinato ad assumere un peso sempre maggiore. Secondo le stime, chi andrà in pensione nel 2040 potrebbe percepire solo il 40-45% dello stipendio attuale, rendendo indispensabile un aumento delle adesioni alla previdenza complementare.
Il ruolo degli ETF nei fondi pensione
Gli ETF hanno già conquistato uno spazio rilevante all’interno dei portafogli dei fondi pensione. Secondo i dati dell’ufficio studi di Assofondipensione, il 65% dei fondi pensione utilizza strategie ETF nella propria asset allocation. Questo dato potrebbe crescere ulteriormente nei prossimi mesi e anni, grazie soprattutto al modello life cycle, che adegua il portafoglio all’età dell’iscritto.
In passato, i nuovi iscritti venivano spesso indirizzati verso comparti garantiti, caratterizzati da un rischio più basso e da una componente obbligazionaria quasi totale. Con il nuovo sistema, invece, l’asset allocation varierà nel tempo: un giovane potrà avere una percentuale più elevata di azionario e, con l’avanzare dell’età, la posizione diventerà più conservativa, riducendo il rischio nella fase di uscita.
Vantaggi degli ETF per i fondi pensione
Gli ETF rispondono perfettamente alle nuove esigenze dei fondi pensione. I principali vantaggi includono l’abbattimento dei costi la trasparenza la liquidità e la diversificazione. Inoltre, gli ETF permettono di costruire strutture core-satellite efficienti e di integrare i criteri ESG centrali per i fondi pensione soprattutto sotto il profilo sociale e occupazionale.
La crescita della cultura finanziaria interna ai fondi pensione potrebbe favorire un utilizzo sempre più consapevole degli ETF. Pur operando con strutture snelle e con una forte attenzione ai costi, il settore sta rafforzando progressivamente le proprie competenze, inserendo figure più giovani e preparate.
La crescita degli ETF in Italia e in Europa
L’interesse per gli ETF è in forte accelerazione. Nel primo semestre del 2026, il patrimonio investito in ETF-Etc ha raggiunto i 221,6 miliardi di euro, con un incremento del 18,3% rispetto a fine 2026. Questo trend è confermato anche a livello europeo, dove l’industria degli ETF ha registrato afflussi netti record di oltre 265 miliardi di dollari da inizio anno a fine giugno.
Oltre agli ETF attivi, anche i prodotti tematici stanno godendo di un rinnovato interesse, in particolare su temi collegati alla tecnologia, alla difesa militare e alle infrastrutture. La domanda in forte crescita di ETF è ben visibile anche a livello globale, con un patrimonio investito negli ETF europei che ha raggiunto l’imponente cifra di 3.740 miliardi di dollari.
Certificates e CW: cambiamenti nelle preferenze degli investitori
Il primo semestre del 2026 ha visto una crescita netta del controvalore scambiato tra SeDeX e Cert-X, con un riscontro totale di poco inferiore ai 20,5 miliardi, contro 17,4 registrati nello stesso periodo dello scorso anno. Questo saldo positivo è maturato anche con una progressiva ridefinizione dei rapporti di forza tra le tipologie di certificati.
Gli investitori si sono dimostrati disposti a rinunciare a una quota di protezione in funzione della ricerca di un maggior rendimento. Questa propensione al rischio ha registrato un progressivo aumento, con un aumento dei volumi sui certificati senza protezione e sui covered warrant. Insomma, quasi tutte le strutture a maggior rischio hanno avuto un andamento del controvalore crescente negli ultimi sei mesi, a discapito di quelle con protezione.
ETF vs fondi comuni di investimento
In Italia, 12,4 milioni di italiani hanno deciso di investire in fondi comuni. Nel 2026, 1,5 milioni di loro hanno sottoscritto un fondo per la prima volta nella vita. ETF e fondi comuni di investimento promettono lo stesso risultato: diversificare il portafoglio senza la necessità di avere capitali enormi. Tuttavia, funzionano con meccanismi opposti.
Un ETF è un fondo quotato in Borsa che replica esattamente un indice relativo ad azioni, bond, materie prime. Un fondo comune di investimento, invece, affida il denaro a un gestore che prova a battere l’indice di riferimento con scelte proprie. La principale differenza tra ETF e fondi comuni riguarda costi e commissioni. Gli ETF costano meno, con una commissione totale annua (TER) che va dallo 0,03% all’0,5% all’anno.
Nel lungo termine, questa differenza di costi si traduce in performance reale. Su 20 anni, un fondo che costa il 1,5% all’anno versus un ETF che costa lo 0,2% accumula un deficit di oltre il 20% del capitale investito solo in commissioni. Nonostante ciò, nel 2026, il canale bancario continua a dominare la distribuzione dei fondi italiani.


