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4 Agosto 2026

Come la riapertura dello Stretto di Hormuz ha inciso sui prezzi del petrolio

Un’intesa tra The United States e Iran estende il cessate il fuoco di 60 days e permette la riapertura graduale dello Stretto of Hormuz; i prezzi del Brent sono scesi di circa 7% dall’annuncio e del 32% rispetto al picco del 29 April, pur restando 27% sopra la media di January.

Come la riapertura dello Stretto di Hormuz ha inciso sui prezzi del petrolio

Gli Stati Uniti e l’Iran hanno esteso la tregua e avviato la riapertura graduale dello Stretto di Hormuzcon effetti immediati sui prezzi del Brent e sui listini europei. La notizia ha colpito i mercati energetici e finanziari internazionali nelle ore successive, mentre sul passaggio marittimo restano vincoli operativi. Ultimo aggiornamento: 17 giugno 2026.

L’evento è rilevante perché Hormuz è un collo di bottiglia per il traffico petrolifero globale: la riapertura ha fatto scendere il Brent di circa 7% dalla notizia e del 32% rispetto al picco del 29 aprilepur mantenendo i prezzi circa 27% sopra la media di gennaio. La stabilità resta incerta per i tempi tecnici del ripristino dei flussi e per l’erosione delle scorte strategiche.

Prezzi del petrolio e reazioni dei mercati azionari europei

Il calo del Brent ha riflesso l’aspettativa di un progressivo allentamento delle tensioni sull’offerta, pur senza un ritorno immediato alla normalità. La flessione del 7% segue settimane di volatilità e si innesta su un ribasso del 32% dal massimo del 29 aprile, ma i livelli restano superiori del 27% rispetto alla media di gennaio, segnalando pressioni ancora presenti. Per i consumatori finali, gli effetti su carburanti e bollette tendono a emergere con ritardo, tra contratti a termine e politiche di approvvigionamento.

Le borse europee hanno reagito positivamente: Milano ha superato quota 52.000 punti con un aumento dell’1,3%mentre anche FrancoforteParigiAmsterdam e Madrid hanno segnato rialzi. I titoli dell’auto come Stellantis e Ferrari hanno registrato avanzamenti, a fronte di prese di profitto sul comparto energetico per l’arretramento del petrolio. Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che lo Stretto «sarà riaperto», esortando le compagnie petrolifere a «riaccendere i motori».

Riapertura operativa: 500 navi in attesa e bonifica delle mine

La riapertura è stata avviata in modo graduale e condizionata alla sicurezza. Circa 500 navi risultano bloccate a ovest del passaggio, e la bonifica delle mine è un prerequisito per ristabilire il traffico. L’estensione del cessate il fuoco per 60 giorni offre un orizzonte temporale definito, ma il ritorno a pieno regime dipende da controlli, scorte e riallocazione dei carichi deviati. Le operazioni di scorta dei convogli e la verifica delle rotte richiedono coordinamento tra marine militari e operatori civili.

La normalizzazione completa del transito e degli approvvigionamenti potrebbe richiedere settimanese non mesisoprattutto per riportare a pieno regime le infrastrutture petrolifere in aree sensibili come l’Iraqsecondo produttore dell’OPEC. In questo contesto, la reazione dei trader riflette una riduzione delle pressioni speculative ma non un rientro definitivo del rischio. La gradualità resta la parola chiave, con tempistiche ancora legate all’evoluzione delle misure di sicurezza e alla capacità logistica.

Scorte, domanda e gas: i margini di sicurezza si assottigliano

La tenuta del mercato petrolifero globale resta precaria. Dall’aprile scorso, l’impatto della perdita netta di circa 7 milioni di barili al giorno è stato attenuato da un rapido ricorso alle riserve strategiche dell’OCSE – soprattutto negli Stati Uniti – e da un calo delle importazioni cinesiscese a maggio al livello più basso in un decennio. Questi ammortizzatori non sono sostenibili a lungo: le scorte potrebbero raggiungere livelli critici a lugliocon effetti al rialzo sui prezzi se i flussi non si normalizzassero in tempo.

Nel mercato del gas europeoi prezzi hanno trovato un freno al rialzo grazie alla prospettiva di maggiori flussi di GNL e alla crescita della capacità di liquefazionein particolare negli Stati Uniti. Il ribasso resta però limitato: circa il 17% della capacità produttiva del Qatar – che vale il 20% del commercio globale di GNL – risulta danneggiato, mentre in Europa la domanda è sostenuta dalla campagna di riempimento degli stoccaggi e dall’alta richiesta estiva in Asiastrettamente correlata ai consumi europei.

Le prospettive a breve termine restano incerte. L’accordo tra Washington e Teheran rappresenta l’avvio di un processo negoziale complesso, con entrambe le parti riluttanti a concessioni sostanziali. Una ripresa di tensioni sporadichein caso di stallo dei colloqui, potrebbe interrompere la riattivazione del traffico nello Stretto di Hormuz e riaccendere la volatilità su Brent e gas, con effetti a catena su costi energetici, inflazione e performance settoriali in borsa.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.