L’adozione delle criptovalute in Italia ha raggiunto una massa critica: sono oltre un milione gli investitori che partecipano al mercato, con un aumento significativo sia nel numero di utenti sia nei volumi scambiati.
Di conseguenza il fisco ha intensificato l’attenzione: le richieste di informazioni da parte della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate sono aumentate in modo molto rilevante, e le segnalazioni su operazioni sospette hanno contribuito ad alimentare i controlli. In questo contesto la capacità di ricostruire correttamente le operazioni diventa un fattore cruciale per chi possiede o opera con valute virtuali.
Anche i numeri di mercato confermano la dinamica: secondo l’Organismo Agenti e Mediatori tra il primo trimestre 2026 e il terzo trimestre 2026 i clienti attivi sono cresciuti di circa il 33% mentre il controvalore complessivo delle criptovalute ha registrato un incremento superiore al 100%. Inoltre, a fine settembre 2026 i portafogli degli utenti italiani contenevano criptovalute per circa 2,1 miliardi. Questi dati spiegano perché le autorità abbiano potenziato gli strumenti di controllo e perché la compliance fiscale sia diventata prioritaria per operatori e professionisti.
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Accesso alle informazioni e ampliamento dei controlli
Il quadro normativo ha reso più agevole per le autorità ottenere dati dettagliati: il Decreto MEF 2026 ha infatti previsto canali diretti tramite cui i provider di servizi in criptovalute trasmettono informazioni che possono essere consultate dalla Guardia di Finanza. Le richieste di informazioni sono aumentate di oltre il 300% tra il 2026 e il 2026, con ulteriori istanze già registrate nei primi mesi del 2026. Parallelamente, le segnalazioni di attività sospette inviate dalle piattaforme completano il flusso informativo, rendendo più incisive le verifiche a carico dei contribuenti e dei fornitori di servizi.
Profilo degli utenti e differenze operative
Il tessuto degli investitori è eterogeneo: esiste una larga platea retail caratterizzata da posizioni con valori medi contenuti (spesso inferiori a 2.500 euro) e da poche operazioni annuali, ma affianco a questa si trova una componente più strutturata con elevata operatività. Per alcuni clienti la media supera le 400 transazioni annue per wallet, creando una mole di dati tale da complicare la fase di ricostruzione fiscale. Questo scarto tra piccoli detentori e soggetti ad alta frequenza di scambio richiede approcci diversi in termini di controllo e conservazione della documentazione.
Le difficoltà nella ricostruzione e le conseguenze fiscali
Quando un singolo wallet produce centinaia o migliaia di movimenti, la ricostruzione dei flussi assume complessità notevole: senza strumenti informatici appropriati è quasi impossibile allineare le informazioni economiche al quadro tributario. Sotto il profilo fiscale le criptovalute sono trattate analogamente ad altre attività finanziarie: sono soggette alla tassazione delle plusvalenze e all’imposta di bollo, e rientrano negli obblighi di monitoraggio del Quadro RW — ovvero la dichiarazione è obbligatoria per tutte le cripto-attività detenute in wallet o exchange, indipendentemente dall’effettiva plusvalenza.
Impatto sul contenzioso e sulla difesa del contribuente
L’accuratezza della documentazione è fondamentale anche per la difesa nelle procedure di accertamento e nei contenziosi tributari: numeri elevati di transazioni aumentano la probabilità di incongruenze e contestazioni. Perciò i professionisti fiscali che assistono contribuenti e operatori devono saper produrre ricostruzioni verificabili, spiegare le metodologie adottate e conservare evidenze tecniche in grado di resistere a verifiche amministrative e giudiziarie.
Partnership tra studi professionali e fintech: un modello operativo
Per rispondere a queste esigenze si stanno diffondendo collaborazioni innovative: un esempio è la partnership tra lo studio Fazzini Holzmiller & Partners e la fintech Okipo. Okipo è una piattaforma che aggrega dati delle transazioni provenienti da diverse blockchain, exchange e ambienti DeFi per generare automaticamente la documentazione fiscale richiesta dalle norme. Lo studio, con competenze nel contenzioso tributario e nella fiscalità delle criptoattività, verifica i risultati prodotti dalla piattaforma e rappresenta i clienti nei procedimenti amministrativi e davanti alle commissioni tributarie.
Come prepararsi: consigli pratici per contribuenti e operatori
Alla luce dello scenario descritto, è opportuno che chi detiene criptovalute adotti alcune buone pratiche: mantenere tracciabilità completa delle operazioni, utilizzare strumenti di aggregazione che supportino la ricostruzione automatizzata, conservare documenti e ricevute e affidarsi a professionisti aggiornati sulle normative. Anticipare le richieste dell’amministrazione riduce i rischi e migliora la capacità di difesa in eventuali accertamenti. In un mercato in rapida evoluzione, la combinazione tra competenze fiscali e soluzioni tecnologiche rappresenta la strada più efficace per gestire la compliance.

