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Core PCE, PPI e la pausa della Fed: segnali contrastanti sull’inflazione e sui tassi

Negli ultimi aggiornamenti economici emergono segnali che combinano dati di prezzo recenti e tensioni politiche all’interno della banca centrale.

Le misure di inflazione di breve periodo, calcolate con metodi di ora istantanea, mostrano un’accelerazione rispetto ai tassi tendenziali storici, mentre le dinamiche interne alla Federal Reserve evidenziano un dibattito acceso sulla direzione della politica monetaria.

Questo articolo mette in relazione le stime del Core PCE basate sul nowcast della Cleveland Fed, le revisioni di mercato di Goldman Sachs a seguito dei dati PPI e il contesto decisionale del Federal Open Market Committee. L’obiettivo è spiegare perché, a parità di scenario, la strada verso un taglio dei tassi non appare scontata.

Misurare l’inflazione: istantanea vs anno su anno

Le valutazioni più recenti indicano una discrepanza tra la misura anno su anno e quella che alcuni economisti chiamano inflazione istantanea, ovvero una fotografia della dinamica dei prezzi che dà più peso ai mesi più recenti. Secondo il nowcast della Cleveland Fed, la variazione y/y del Core PCE per l’ultimo periodo considerato si attesta intorno al 3,0%, mentre l’analisi che applica il calcolo di istante porta a valori più elevati, con stime intorno al 3,2%.

Stime alternative e impatto dei dati PPI

Una stima alternativa diffusa da Goldman Sachs, aggiornata dopo la pubblicazione dei dati del PPI, porta l’inflazione istantanea del Core PCE fino al 3,6%. Queste differenze dipendono dalla sensibilità delle metodologie alle oscillazioni recenti dei prezzi alla produzione e dalle regole di calcolo usate (cfr. il metodo di Eeckhout, ). In pratica, quando i prezzi al consumo più recenti accelerano, l’istante supera la misura tendenziale, indicando una ripresa delle pressioni inflazionistiche.

Perché questi numeri contano per la politica monetaria

La Fed osserva una molteplicità di indicatori: la discesa dell’inflazione verso livelli più bassi negli ultimi anni ha consentito una fase di allentamento, ma la presenza di segnali di inflazione recente più alta rende prudente il contenimento. Se l’inflazione istantanea resta sopra il tasso y/y, significa che gli ultimi mesi mostrano maggior pressione sul prezzo, riducendo lo spazio per decisioni espansive immediate.

Conseguenze sul timing dei tagli ai tassi

In assenza di un rapido aumento della disoccupazione, è difficile giustificare un taglio dei tassi a breve termine. Il mercato finanziario tende a prezzare sia la possibilità di una discesa dei tassi sia il rischio che la banca centrale mantenga una posizione più restrittiva più a lungo se le pressioni sui prezzi persistono.

Il quadro politico alla Fed e le implicazioni per i mercati

La recente riunione dell’FOMC ha deciso di mantenere il range dei tassi obiettivo a 3,50%–3,75%, un approccio definito da molti come una pausa hawkish. La votazione non è stata unanime: due governatori, Christopher Waller e Stephen Miran, hanno espresso dissenso chiedendo un taglio di 25 punti base, segnalando una spaccatura interna sulle priorità tra stabilità dei prezzi e supporto alla crescita.

Leadership e aspettative di mercato

La prospettiva di un cambio alla guida della Fed ha inoltre modificato l’aspettativa degli operatori: la nomination di Kevin Warsh come possibile successore del presidente in carica è stata interpretata da alcuni investitori come un elemento che potrebbe portare a politiche orientate alla disciplina monetaria e a un minor interventismo in condizioni di stress di mercato. Questo ha rafforzato l’idea che la cosiddetta “Fed Put” possa essere meno affidabile in futuro, influenzando prezzi di asset, oro e obbligazioni.

Implicazioni pratiche per imprese e investitori

Un contesto di tassi più alti e di incertezza sull’evoluzione dell’inflazione richiede aggiustamenti strategici: le aziende dovranno puntare su efficienza operativa e flussi di cassa sostenibili, mentre gli investitori potrebbero guardare a settori con bilanci solidi e potenziali benefici da un ambiente di tassi stabili intorno al 3,5%. La rotazione verso titoli value e istituzioni finanziarie con margini d’intermediazione resilienti è una risposta logica alla situazione.

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