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16 Giugno 2026

Crotone: clan e pirati informatici investono in criptovalute e mining illegale

Nella provincia di Crotone, i clan mafiosi stanno investendo in criptovalute e tecnologie digitali per riciclare denaro e commettere frodi online

Crotone: clan e pirati informatici investono in criptovalute e mining illegale

Nella provincia di Crotone, storicamente segnata da disoccupazione e presenza mafiosa, si sta assistendo a una trasformazione del panorama criminale. I tradizionali canali del malaffare lasciano spazio a sofisticati sistemi di cyber-crimetransazioni in blockchain e riciclaggio digitale. Recenti operazioni della Procura di Crotone e studi scientifici hanno evidenziato come il territorio sia diventato un hub strategico per la monetizzazione di truffe informatiche e il riciclaggio di denaro attraverso l’estrazione di criptovalute.

Il colonnello Raffaele Giovinazzo, comandante provinciale dei carabinieri, ha definito Crotone la capitale delle truffe informatiche. Una definizione supportata dai dati sull’infrastruttura tecnologica clandestina presente nella provincia e dalle inchieste del procuratore Domenico Guarascio.

L’anomalia del mining: il caso di Isola Capo Rizzuto

Il legame tra l’economia sommersa crotonese e le valute digitali non è un fenomeno isolato. Uno studio del 2026 ha mappato la presenza di Helium hotspot sul territorio nazionale, evidenziando un’anomalia significativa nella provincia di Crotone. A fronte di una media nazionale di un hotspot ogni 20.000 abitanti, a Crotone si registrava un hotspot ogni 4.600 abitanti, con un picco a Isola Capo Rizzuto: un hotspot ogni 900 abitanti.

L’estrazione di criptovalute richiede investimenti elevati e un imponente dispendio di energia elettrica. La proliferazione di tali strumenti in contesti strutturalmente depressi solleva precisi interrogativi investigativi. Nella sola provincia di Crotone sono censiti 32 clan della ‘ndrangheta, con un rapporto stimato di un affiliato ogni 200 residenti.

Il fattore energetico e l’ombra dei clan

L’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata Glicine Acheronte ha dimostrato l’interesse della cosca Megna di Crotone per il trading clandestino online. Il clan reclutava hacker tedeschi per operare sui mercati digitali e utilizzava Bitcoin per retribuire hacker brasiliani. Il procuratore Nicola Gratteri ha evidenziato come l’anomalia degli hotspot in Calabria confermi la capacità estrattiva delle famiglie di ‘ndrangheta sul fronte delle valute virtuali.

Operazione Scam City: l’algoritmo delle truffe online

Il know-how tecnologico del territorio ha trovato applicazione pratica in una gigantesca rete di truffe e-commerce, disarticolata dall’operazione Scam Citycondotta dai carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile della Compagnia di Crotone. L’inchiesta ha svelato un’associazione a delinquere strutturata, responsabile di almeno 135 truffe censite su scala nazionale, con un volume d’affari che ha portato al sequestro di beni per circa 700.000 euro.

L’organizzazione operava tramite tecniche di cyber-patrollingpubblicando finti annunci di vendita su marketplace, social network e siti internet clonati. I beni offerti non erano nella disponibilità del gruppo, e il sistema si reggeva su una spiccata divisione del lavoro e su collaborazioni internazionali. I programmatori pakistani, pagati in Bitcoin, creavano siti specchio di aziende reali, sfruttandone la reputazione commerciale.

La centrale del Pezzotto e il lavaggio su Coinbase

L’impiego delle criptovalute come strumento ordinario di ripulitura del denaro emerge anche dall’indagine della Guardia di Finanza che ha smantellato tre centrali clandestine per lo smistamento illegale del segnale IPTV, il cosiddetto Pezzotto. L’operazione ha sventato una rete che si stava strutturando per sfruttare commercialmente l’indotto dei mondiali di calcio FIFA 2026. I finanzieri hanno denunciato quattro persone residenti a Crotone, accusate a vario titolo di violazione della normativa sul diritto d’autore e autoriciclaggio.

Il gruppo acquisiva all’ingrosso i palinsesti protetti da diritti d’autore e li rivendeva tramite una rete di reseller a 2.769 clienti finali dislocati in 43 province italiane. I pacchetti pirata venivano piazzati a tariffe comprese tra i 10 e i 40 euro mensili, con un servizio di assistenza tecnica integrato per aggirare i blocchi di trasmissione. Il giro d’affari complessivo accertato ammonta a 650.000 euro, oggetto di sequestro preventivo.

Le indagini patrimoniali hanno accertato la destinazione finale del denaro accumulato dal network dell’IPTV. Andrea Calaminici, nel solo 2026, avrebbe convertito 11.250 euro in criptovalute sulla piattaforma Coinbase tramite carte Postepay. Girolamo Ferrini avrebbe acquistato moneta virtuale per oltre 8.900 euro tra il 2026 e il 2026.

Uno degli indagati, Gianfranco Caristo, era candidato alle elezioni amministrative di Crotone dello scorso maggio con la lista Progetto in Comunea sostegno del sindaco eletto Enzo Voce. La figura di Caristo evidenzia come i presunti promotori del network non fossero profili marginali, essendo in grado di sfruttare reti relazionali che consentono di piazzare abbonamenti pirata a migliaia di clienti finali.

Il quadro complessivo ricomposto dalle inchieste giudiziarie e dai rapporti di ricerca evidenzia un mutamento di paradigma economico per il territorio crotonese. La criminalità locale, sia essa legata alla tradizione della ‘ndrangheta militare o a consorzi di truffatori e pirati informatici, ha assimilato l’uso delle piattaforme clandestine. La conversione dei proventi illeciti in asset digitali, il ricorso a intermediari esteri e l’installazione massiva di nodi di rete per il mining non costituiscono più episodi isolati, ma un modello d’impresa integrato, capace di sfruttare la vulnerabilità dei controlli transfrontalieri e la fluidità della tecnologia blockchain.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.