in

Deficit francese 2026 più contenuto del previsto: cosa cambierà nel 2026

I dati pubblicati dall’INSEE il 27/03/2026 mostrano un miglioramento tangibile dei conti pubblici francesi: il deficit pubblico si è attestato al 5,1% del PIL, contro la previsione del governo fissata al 5,4%.

Questo risultato, che rappresenta un passo indietro rispetto al peggioramento registrato negli anni immediatamente precedenti, nasce da una combinazione di fattori legati sia alle entrate sia al contenimento delle spese. Nel testo che segue esaminiamo le componenti principali di questo aggiustamento, l’andamento del debito pubblico e i limiti operativi per la politica fiscale nel 2026.

Il miglioramento del quadro 2026 non elimina però le tensioni: il rapporto tra debito e PIL è comunque salito e la situazione internazionale introduce elementi di rischio che possono riflettersi sui costi di finanziamento. Nel valutare le mosse possibili per l’anno successivo, è centrale capire quali leve resteranno effettivamente disponibili per il governo e come la combinazione di crescita nominale e misure fiscali programmate potrà sostenere la riduzione del disavanzo. In questo contesto il concetto di margine di manovra assume un valore pratico immediato per le scelte di politica economica.

Cosa è cambiato nel 2026

Nel 2026 la dinamica delle entrate ha rappresentato la principale forza dietro la riduzione del deficit: le entrate totali sono cresciute più rapidamente rispetto all’anno precedente, contribuendo a comprimere il disavanzo di circa 0,7 punti percentuali. Un elemento chiave è stato il rimbalzo del tasso di prelievo obbligatorio (spesso indicato con l’acronimo CL), che ha sostenuto la raccolta fiscale. Sul versante delle spese, si è registrato un rallentamento del ritmo di crescita, il che ha dato un contributo ulteriore al contenimento del fabbisogno. Tuttavia, questi movimenti vanno letti alla luce della crescita nominale dell’economia, che determina l’ampiezza reale delle manovre fiscali.

Entrate in ripresa

Secondo l’INSEE le entrate correnti sono accelerate nel 2026, con una crescita superiore rispetto al 2026: in particolare le imposte correnti sul reddito e sul patrimonio hanno registrato un incremento rilevante, pari a circa il 6,6% nell’anno. Nel complesso le entrate sono aumentate del 3,9% dopo il +3,2% del 2026, segnale che la pressione fiscale e la dinamica dei redditi nominali stanno sostenendo la base imponibile. Il recupero dei ricavi ha quindi fornito un punto di partenza migliore per la riduzione del disavanzo, ma dipende anche dall’andamento dei prezzi e dei salari nominali, che influenzano le entrate fiscali nette.

Spese più contenute

Le spese pubbliche hanno visto una decelerazione: l’INSEE segnala un aumento in termini correnti più contenuto rispetto all’anno precedente, con una crescita delle uscite pari a circa il 2,5% dopo il +4,0% del 2026. Pur rallentando, la dinamica delle uscite rimane lievemente superiore alla crescita del PIL in valore (indicata intorno al 2,0%), con un aumento in volume stimato vicino allo 0,9%. Questo significa che, a parità di altre condizioni, la spesa pubblica continua a esercitare una pressione sul bilancio, benché più attenuata rispetto al passato recente.

Debito, margine e rischi

Il rapporto debito/PIL è salito in valore assoluto, ma resta leggermente sotto le attese: il dato finale per il 2026 è pari a 115,6% del PIL, contro la proiezione di 116,2%, mentre l’incremento annuo è stato di circa +3 punti percentuali, come previsto. Questo profilo segnala che, nonostante il deficit ridotto, il debito continua a crescere in termini nominali. Sul fronte dei rischi, lo shock geopolitico legato alla crisi in Medio Oriente e, più specificamente, al contesto iraniano può avere ripercussioni sui tassi d’interesse e sui costi di rifinanziamento: tali fattori potrebbero comprimere ulteriormente il margine di manovra del governo.

Prospettive per il 2026

Guardando al 2026 il percorso di consolidamento appare confermato ma più stretto: il governo ha inserito nel progetto di bilancio un aumento atteso del tasso di prelievi obbligatori (CL), che dovrebbe migliorare la posizione di partenza per la riduzione del deficit. Inoltre, un’accelerazione della crescita nominale potrebbe tradursi in maggiori entrate. Tuttavia, come ricordato dal ministro Sébastien Lecornu, la guerra in Medio Oriente introduce incertezze che complicano la previsione e la volontà politica di ridurre il disavanzo sotto il 5% del PIL dovrà confrontarsi con le esigenze di tutela di famiglie e imprese: rispetto al triennio 2026–23 la capacità di finanziare ampie misure di sostegno appare oggi più limitata, pertanto gli interventi saranno probabilmente più mirati e contenuti.

calo del sentimento dei consumatori dopo lo shock usa iran effetti su prezzi e fiducia 1774715460 1

Calo del sentimento dei consumatori dopo lo shock Usa-Iran: effetti su prezzi e fiducia