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28 Giugno 2026

Dove lavorano i laureati italiani all’estero e quanto guadagnano

Ogni anno migliaia di laureati italiani scelgono di lavorare all'estero. Scopri chi sono, dove vanno e perché.

Dove lavorano i laureati italiani all'estero e quanto guadagnano

Ogni anno, migliaia di giovani laureati italiani decidono di lasciare il paese per cercare opportunità lavorative all’estero. Questo fenomeno, noto come fuga dei cervelli è stato analizzato in dettaglio nel 2026, rivelando dati interessanti sui profili di questi giovani e sulle loro motivazioni.

Secondo i dati, i laureati che scelgono di lavorare all’estero sono spesso più brillanti e provenienti da famiglie con un background culturale e economico solido. Ma cosa li spinge a lasciare l’Italia e dove vanno?

Chi sono i laureati che lasciano l’Italia

I dati mostrano che i laureati che scelgono di lavorare all’estero sono per lo più uomini, con un differenziale del 2,3 punti percentuali rispetto alle donne. Inoltre, questi giovani sono spesso più brillanti nei voti e più regolari negli studi rispetto a chi resta in Italia.

Il background familiare gioca un ruolo cruciale: il 5,6% dei laureati con almeno un genitore laureato lavora all’estero, contro il 4,1% di chi non ha genitori con un titolo universitario. Questo suggerisce che la mobilità internazionale è influenzata dalle risorse culturali ed economiche di partenza.

Le lauree più esportabili

Le lauree più esportabili sono quelle scientifiche, linguistiche e in informatica e tecnologie ICT. In particolare, il gruppo informatica e tecnologie ICT mostra la crescita più marcata nel tempo, con un aumento dal 6,4% a un anno dal titolo al 13,0% a cinque anni.

Seguono i laureati in discipline politico-sociali e della comunicazione, e quelli in ingegneria industriale e dell’informazione. Questi dati indicano che le competenze tecniche e linguistiche sono particolarmente richieste all’estero.

Dove vanno i laureati italiani

La destinazione preferita per i laureati italiani è l’Europa, con il 91,2% che lavora in un altro paese del continente. La Germania è la meta più popolare, con il 15,2% dei laureati italiani che vi lavorano, seguita dalla Svizzera (13,5%) e dalla Spagna (9,6%).

Le Americhe assorbono il 4,5% dei laureati emigrati, mentre l’Asia il 2,2%. Africa e Oceania restano marginali, con una percentuale molto bassa di laureati italiani che scelgono queste destinazioni.

Perché i laureati scelgono l’estero

Le motivazioni principali per lasciare l’Italia sono legate al lavoro. Il 29,8% dei laureati magistrali dichiara di aver lasciato l’Italia per la mancanza di opportunità lavorative adeguate, mentre il 29,1% è partito dopo aver ricevuto un’offerta di lavoro interessante da un’azienda estera.

Altri motivi includono la mancanza di fondi per la ricerca in Italia (11,5%) e la trasformazione di esperienze di studio all’estero in opportunità di lavoro stabile (12,2%). Inoltre, il 16,9% dei laureati italiani occupati all’estero beneficia di borse o assegni di ricerca, contro solo il 4,6% di chi è rimasto in Italia.

Lo stipendio fa la differenza

La convenienza economica è un fattore determinante. A un anno dal titolo, i laureati magistrali che lavorano all’estero percepiscono in media 2.290 euro netti al mese, il 57,6% in più rispetto ai 1.452 euro guadagnati da chi è rimasto in Italia. A cinque anni dalla laurea, il differenziale sale ulteriormente al 59,9%, con 2.941 euro all’estero contro 1.840 euro in Italia.

Tuttavia, anche all’estero persiste il divario di genere. Gli uomini guadagnano l’11,3% in più delle donne, un divario che è comunque più ampio di quello osservato tra chi resta in Italia.

Il profilo degli stranieri che studiano in Italia

Diverso è il profilo dei laureati con cittadinanza estera che hanno scelto l’Italia per gli studi universitari. Per loro, il problema non è partire, ma decidere se restare. Il 30,8% di chi è occupato a un anno dal titolo lavora già fuori dall’Italia, quota che sale al 42,6% a cinque anni. Tuttavia, la maggioranza sceglie ancora di rimanere per motivi lavorativi.

Questi dati offrono un quadro dettagliato della mobilità internazionale dei laureati italiani e delle motivazioni che li spingono a cercare opportunità all’estero. La fuga dei cervelli rimane un fenomeno complesso, influenzato da fattori economici, culturali e personali.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.